La sovradiagnosi

   

Sette americani su dieci preferiscono sottoporsi a un total body scanner invece che ricevere un regalo di 1.000 dollari. Questi ed altri numeri sono esemplificativi della crescente tendenza a fare diagnosi precoce, anche quando non serve: rassicurare le persone di non essere malate o farle sentire ammalate, sottraendo risorse ad interventi più utili. Nell’edizione italiana di Sovradiagnosi, libro presentato in questi giorni al congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, Gilbert Welch tenta di inserire il seme del dubbio sull’uso che oggi viene fatto della diagnostica, per arrivare a fare delle scelte più consapevoli.

Sul sito del Pensiero Scientifico é possibile leggere una ampia scheda del libro e la presentazione, in qualche punto caustica, di Gianfranco Domenighetti.

http://www.pensiero.it/catalogo/recensioni.asp?page=pagine_aperte_591_welch

Inoltre é disponibile un’intervista a Carlo Saitto, nella quale si sostiene che, se pure la sovradiagnosi nasconda interessi economici e comporti costi elevati per la sostenibilità del sistema sanitario essa è anche il risultato di un sistema di relazioni di cura nel quale è sempre più difficile dire “non si sa se serve” o “non serve”. La discussione sugli eccessi sembra più una discussione tra partiti. Il punto di partenza per contenere i danni e riorganizzare il sistema salute è mettersi d’accordo sul significato delle parole: quali sono le condizioni etichettabili come “malattia” meritevoli di una diagnosi e quindi di un trattamento efficace.

http://www.pensiero.it/attualita/articolo.asp?ID_articolo=1188&ID_sezione=13

LE SURDIAGNOSTIC

Sept Américains sur dix préfèrent subir un scanner complet du corps au lieu de recevoir un don de 1000 $. Ces chiffres et d’autres sont illustratifs de la tendance croissante à faire un diagnostic précoce, même lorsqu’il n’est pas nécessaire : rassurer les gens ou les faire sentir malades, en soustrayant ressources à des interventions plus utiles. Le surdiagnostic dans l’édition italienne d’un livre présenté ces jours-ci au Congrès national de l’Association italienne d’épidémiologie, Gilbert Welch essaie de semer la graine du doute dans ce qui se fait actuellement sur ​​l’utilisation des diagnostics, pour arriver à faire des choix plus éclairés.

Sur le site de « Pensiero Scientifico », il est possible de lire une large critique du livre, et la présentation, parfois caustique, par Gianfranco Domenighetti.

OVERDIAGNOSED

Seven american citizens each ten prefer to undergo a total body scanner than to receive 1,000 dollars as a gift. These and other figures can explain the growing trend to early diagnosis even when it is not necessary: reassuring people they are not ill or let them feeling ill thus taking away resources to more useful services. In the italian edition of Overdiagnosed by Gilbert Welch (see: Sovradiagnosi), presented in these days during the national meeting of the Italian Association of Epidemiology, the author tries to let people doubt about the present use of diagnostics in order to make more aware choices. The website of the publishing house Pensiero Scientifico uploads a broad profile of the book and the corrosive presentation by Gianfranco Domenighetti:

http://www.pensiero.it/catalogo/recensioni.asp?page=pagine_aperte_591_welch

An interview to Carlo Saitto is also available. He supports the idea that, though overdiagnosis hides economic interests and causes high costs to the sustainability of the health care system, it is also the result of relationships of care to whom is more and more difficult answering “we don’t know if it is necessary” or “it is not necessary”. The debate about excesses seems to be a debate among parties. The starting point to limit damages and reorganize the health system is to agree on the meaning of words: which are the conditions that can be labelled as “disease” thus deserving a diagnosis and a subsequent effective treatment.

http://www.pensiero.it/attualita/articolo.asp?ID_articolo=1188&ID_sezione=13