CERTIFICAZIONE MEDICO-SPORTIVA, ULTIMO ATTO?

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Di Piero Bini

Al solito, dopo lungo e penoso travaglio, la montagna ha partorito un topolino.
In questi casi non ci si deve meravigliare se – con l’ansia di regolamentare ogni respiro, condizionata dalle pressioni corporative e dagli interessi in gioco – la creatura, nata con più teste, appaia confusa. Con la marcia indietro per l’inapplicabilità pratica ed il relativo aumento dei costi legato all’obbligo di una registrazione elettrocardiografica indiscriminatamente per tutti. A margine si fa notare come le norme sembrano redatte per i soli medici convenzionati, sollevando una fondata obiezione di illeicità: il medico non convenzionato pare essere escluso dalla certificazione, a meno non sia ‘Specialista di Medicina dello Sport’: da cui si deduce come il medico convenzionato abbia intriseche capacità di certificazione che lo equiparano a quello ‘sportivo’. Del tutto dubbia poi la distinzione fra attività amatoriali, sia individuale che collettive non occasionali, anche se svolte in contesti organizzati e autorizzati (che non richiedono certificazione) e quelle organizzate dalla scuola nell’ambito delle attività parascolastiche (che invece ne hanno bisogno). Considerazioni che sollevano altre perplessità, anche perché la redazione dei certificati medico-sportivi non era finora nelle mansioni della medicina convenzionata, tanto che l’onere ricadeva direttamente sul richiedente.

                                                                                                                       Piero Bini

Ringraziamo sentitamente il Collega Piero Bini per il suo contributo e la nota sui criteri interpretativi della normativa sulla certificazione dell’attività sportiva non agonistica.
Pur condividendo buona parte del suo commento al Decreto che disciplina le certificazioni per l’attività sportiva e amatoriale del 24 aprile 2013 del Ministro della Salute (pubblicato in G.U. 169 del 20 luglio 2013), parzialmente abrogato dall’Art. 42 bis Legge 9 agosto 2013 n.98 (
vedi il testo), penso che lo spirito del Decreto, là dove affida l’obbligo della certificazione al medico di medicina generale e al pediatra di libera scelta, nasce dalla volontà di dare il massimo di tutela al cittadino, con i minori costi possibili. È intuitivo infatti che la stragrande maggioranza dei casi di attività sportiva amatoriale o non agonistica è svolta dai pazienti dei singoli medici convenzionati per la medicina di base. Tali medici hanno il massimo della conoscenza del singolo soggetto e a questo credo pensasse il Legislatore al di sopra di ogni spirito corporativistico e di valutazione di specifiche competenze specialistiche, come già evidenziato in due nostri contributi da tempo in Rete (leggi).
Il direttore Mario Nejrotti

 

ATTIVITÀ SPORTIVA NON AGONISTICA:
CRITERI INTERPRETATIVI DELLA NORMATIVA

Moduli e procedure per l’accertamento dell’idoneità e la certificazione

A cura di: Paolo Spriano – MMG