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LA SEDUZIONE DEL CORPO IMPERFETTO? LA PAROLA ALLO SPORT

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Dallo sport è partita una “rivoluzione culturale”. Immaginiamo non molti anni fa come sarebbe stata trattata l’immagine di un ragazzo amputato alle gambe: non sarebbe stato preso in considerazione dal dominio dell’estetica né tanto meno avrebbe potuto ambire ad un posto fra “i più sexy del condominio”, o addirittura del mondo. Lì ci possono stare soltanto attori e modelli.

Ma lo schema estetico dominante forse è andato in cortocircuito: un atleta disabile Oscar Pistorius è oggi all’ottavo posto della classifica degli uomini più “gettonati, appena dietro Richard Gere e Matt Bomer e davanti a Denzel Washington e Damian Lewis. Lo dice la rivista “People” che lo ha inserito nell’annuale classifica Sexiest Man Alive: gli uomini più sexy e desiderati del mondo.

Questo atleta ha indubbiamente un corpo imperfetto. Come quello di Maya Nakanishi, sprinter con protesi, in mostra nuda su un calendario per pagarsi il viaggio alla Paralimpiade (Vedi).

O Aimee Mullins, ora modella e attrice, diventata testimonial di L’Oréal, anche lei amputata alle gambe quando era piccolissima e campionessa paralimpica nella corsa come Oscar, protagonista anni fa di una strepitosa copertina voluta da Vittorio Corona su una foto di Howard Schatz per la rivista della Laureus: lei ripresa di spalle con un corpo bellissimo e con le protesi.

O possiamo ancora citare Esther Vergeer, la tennista con la striscia più vincente di tutti i tempi, che ha posato sulla sua carrozzina, per «Espn Magazine».

Un ribaltamento dei canoni di bellezza che non viene dal mondo dell’arte, almeno come istituzione, ma da un ambito, come quello sportivo, su cui ci si aspetta sempre troppo poco dal punto di vista culturale.

Questa volta invece è necessario ricrederci e richiamare alla memoria, per riflettere, l’immagine più influente del secolo scorso: la foto di una cicatrice di mastectomia. Si intitola significativamente “Beauty out of Damage” è stata scattata con una Canon F1 su pellicola a colori ed è stata stampata dall’artista e attivista Matuschka nel 1993. Un autoritratto. (A.C)

Leggi qui: http://www.superando.it/2012/11/16/che-stia-cambiando-la-percezione-del-bello-e-del-sexy/

LA SÉDUCTION DU CORPS IMPARFAIT ? LA PAROLE EST AU SPORT

Du sport est partie une « révolution culturelle ». Imaginez, il y a quelques années, comme aurait été traitée une image d’un garçon avec une jambe amputée : il n’aurait pas tenu en compte dans le domaine de l’esthétique et il ne aurait pu prétendre à une place parmi « les plus sexy de l’immeuble », ou même du monde. Là on ne peut avoir que d’acteurs et de modèles.
Mais l’esthétique dominante est allée peut-être en court-circuit : un athlète handicapé, Oscar Pistorius, est désormais huitième au classement des hommes les plus « populaire », juste derrière Richard Gere et Matt Bomer et avant Denzel Washington et Damian Lewis. C’est ce que dit le magazine « People » qui l’a inséré dans le classement annuel Sexiest Man Alive : les hommes les plus séduisants et désirés du monde.
Cet athlète a sans aucun doute un corps imparfait. Comment Maya Nakanishi, la sprinteuse avec des implants, qui se montre nue sur un calendrier pour se payer le voyage pour les Jeux paralympiques (voir).
Ou Aimee Mullins, désormais actrice et mannequin, qui est devenu une testimonial pour L’Oréal, elle aussi a eu amputées ses jambes quand elle était tout petite et qui est championne paralympique dans la course comme Oscar, aussi protagoniste il y a des années d’une couverture étonnante commandée par Vittorio Corona sur une photo par Howard Schatz pour le magazine de la Laureus : prise de dos avec un très beau corps et la prothèse.
Ou bien on peut encore citer Esther Vergeer, la joueuse de tennis avec la bande la plus réussie de tous les temps, qui a posé sur son fauteuil roulant pour « ESPN Magazine ».
Un renversement des canons de la beauté qui ne vient pas du monde des arts, du moins en tant qu’institution, mais d’un domaine, comme le sport, duquel on s’attende toujours trop peu du point de vue culturel.
Cette fois, il faut réfléchir à nouveau et rappeler, afin de refléter, l’image du siècle dernier, la plus influente : la photo d’une cicatrice de mastectomie. C’est ce qui a été appelé de façon significative « Beauty out of Damage » et a été prise avec une Canon F1 à couleur et a été imprimé par l’artiste et activiste Matuschka en 1993. Un autoportrait. (A.C)

Lire ici : http://www.superando.it/2012/11/16/che-stia-cambiando-la-percezione-del-bello-e-del-sexy/

THE SEDUCTION OF AN IMPERFECT BODY? SPORTS’ OPINION.

A “cultural revolution” is coming from sport. We can only imagine how the image of a boy without legs would have been dealt with a few years ago. Aesthetics would have not considered him and, least of all, he would have never been included among “the sexiest of the apartment house” or even of the world. Only actors and models can stay there.

Nevertheless, the leading aesthetic model is maybe gone short circuit. Oscar Pistorius, a disabled athlete is placed 8th in the rank of the “most desired” men after Richard Gere and Matt Bomer but before Denzel Washington and Damian Lewis. “People” has placed him in the yearly rank of the Sexiest Man Alive.

He has undoubtedly an imperfect body. As is Maya Nakanishi body, sprinter with prosthesis, who posed naked on a calendar to pay the trip to the Paralympics (see: Vedi).

Or even Aimee Mullins, now an actress and a model, L’Oreal testimonial, who had her legs amputated when she was a little child and now she is a paralympic running champion as Oscar. She has been the protagonist of a resounding cover wanted by Vittorio Corona on a picture by di Howard Schatz  for the magazine Laureus: her beautiful body face backwards and her prosthesis.

We can also mention the tennis player Esther Vergeer who posed on a wheelchair for «Espn Magazine».

This is a overturn of beauty standard that does not come from the world of art but from sport, a field from which we always expect very few from the cultural point of view.

In order to think, it could at this point be useful to remind the most significant image of the last century: the picture of a mastectomy scar. It is significantly entitled “Beauty out of damage” and it was shot with a Canon F1 on 35mm color negative film and printed by the artist and activist Matuschka in 1993. It is a self-portrait. (A.C.)

Read here: http://www.superando.it/2012/11/16/che-stia-cambiando-la-percezione-del-bello-e-del-sexy/

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La mostra “Ritratti a Palazzo Madama”: facce nuove al museo dal 21/09/2012 al 06/01/2013.

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Chi ci legge con maggiore assiduità si sarà reso conto che abbiamo un occhio di riguardo per Palazzo Madama a Torino. La ragione di ciò è tutta nel fatto che questa istituzione è di gran lunga la più attiva culturalmente del panorama cittadino: senza nulla togliere alle altre, infatti, non sfugge che il calendario delle iniziative del Museo non solo sia uno dei più vari e ricchi, ma comprenda anche le iniziative più “audaci” e moderne.

Tra queste s’inserisce senz’altro la mostra “Robert Wilson – Ritratti a Palazzo Madama”: una contaminazione coraggiosa, al limite del temerario per chi, come chi scrive, è affetto da un certo bacchettonismo accademico, ma risolta con grazia e capacità divulgativa dai curatori del Museo che hanno saputo gestire l’intrusione del post-moderno nel tempio dell’arte antica torinese.

 

La mostra.

«Credo che queste opere possano essere viste in numerose situazioni: in un museo, alla fermata della metropolitana, mentre si è in coda all’aeroporto. Potrebbero essere sul quadrante di un orologio da polso, in televisione, oppure un’immagine nella vostra casa, appese a una parete. Possono essere nella cornice di un camino, al posto del fuoco. Su una parete di casa, come una finestra, una finestra che ci mostra un altro mondo. È qualcosa di molto personale. Si tratta di un documento del nostro tempo. Sono ciò che io chiamo ritratti».  Robert Wilson.

Al primo piano di Palazzo Madama, nella cornice delle sale auliche settecentesche, tra preziosi mobili, quadri d’apparato, stucchi e dorature hanno trovato temporanea ospitalità cinquanta video ritratti. Si tratta di schermi a muro che propongono immagini ad alta definizione di artisti, attori e animali “intrappolati” in pose decisamente statiche o in un loop di movimenti casuali o studiati che il “regista” vuole caricare di valore simbolico.

La cornice dei ritratti è la proposta di musiche e letture, forse l’unico punto debole dell’esposizione, dato che la presenza della folla di visitatori, raramente silenziosa, o la vicinanza reciproca delle opere, ne impediscono a volte l’ottimale fruizione o financo la comprensione.

Anche se i filmati possono essere collegati alla filmografia sperimentale di Andy Warhol, per alcune scelte di fotografia e d’impostazione, Wilson innova il genere sfruttando all’estremo luci, scenografie e rielaborazione digitale in fase di produzione.

Il risultato è indubbiamente affascinante e il visitatore saprà trovare spunti d’interesse e opere emozionanti secondo il proprio gusto. Personalmente, chi scrive ha amato molto il porcospino Boris.

Il percorso sui ritratti.

Senz’altro efficace, e molto interessante, la scelta di porre la mostra di Wilson come coronamento di un percorso didattico che ripropone alcune opere di Palazzo Madama e alcuni prestiti dalla GAM a disegnare una breve storia del ritratto, dai ritratti di devozione medievali agli autoritratti, dai quadri celebrativi a quelli più intimisti.

La proposta rende più organico l’itinerario, che si snoda dal piano terra fino a fare da contrappunto all’esposizione delle opere di Wilson, e le puntuali didascalie offrono al visitatore la possibilità di approfondire in modo rapido, ma esaustivo, questa particolare forma d’arte.

La tecnologia al servizio dell’emozione, o viceversa.

L’uso efficace della tecnologia può rendere più interattiva la visita del Museo, contribuendo addirittura a definire un percorso emozionale tra le opere esposte: Palazzo Madama sperimenta così l’uso degli applicativi portatili, interfacciandosi alla piattaforma Followgram. L’idea di base è che il visitatore, usando applicativi gratuiti, fotografi le opere che maggiormente lo colpiscono e le carichi su internet associate alle emozioni che gli sono state suscitate.

Il risultato dovrebbe essere una “mappa emozionale” del museo con cui i futuri visitatori potranno confrontarsi.

Un interessante esperimento o forse, per i soliti bacchettoni accademici di cui sopra, un’interessante aberrazione tipica dei nostri tempi di voyeurismo telematico che va così a toccare anche l’intimità dell’esperienza culturale. Se, però, questi strumenti serviranno a rendere più accattivante la visita di un Museo, ben vengano: magari un giorno inseriremo tra le amicizie della nostra pagina Facebook il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina.

Luca Mario Nejrotti

Le immagini sono tratte dal portale di Palazzo Madama.

Informazioni e contatti.

PALAZZO MADAMA MUSEO CIVICO D’ARTE ANTICA

Piazza Castello 10122 Torino Italia

t +39 011 4433501 f +39 011 4429929

Web:
http://www.palazzomadamatorino.it

Orari Museo
Da martedì a sabato: ore 10-18
domenica: ore 10-19
Chiuso il lunedì.  La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso libero il primo martedì del mese (se feriale).

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La mostra “Degas – Capolavori dal Musée d’Orsay”: un pezzetto di Parigi a Torino

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Non sempre si ha la possibilità di viaggiare. Apprezzare le ricchezze artistiche di paesi stranieri, soprattutto in questi ultimi tempi, non è così facile.

A volte, per fortuna, è la cultura a viaggiare e a Torino, per i prossimi 3 mesi, si potranno ammirare ben 80 capolavori di Degas in una mostra realizzata in collaborazione con il gruppo editoriale Skira e con il Musèe D’Orsay di Parigi nello spazio della Promotrice di Belle Arti, sottolineando, se per Torino ce ne fosse ancora bisogno, gli stretti rapporti culturali tra Italia e Francia, due paesi che sono stati fondamentali per la formazione dell’artista.

 

Un’importante raccolta, un solido allestimento.

Il percorso è estremamente ricco, si sviluppa lungo un asse cronologico sottolineando puntualmente, attraverso interessanti didascalie leggermente oscure a causa della scarsa illuminazione e per il linguaggio a volte un po’ troppo forbito trattandosi di supporti divulgativi, i temi principali dell’evoluzione artistica di Edgar de Gas.

Si parte così dai primi ritratti, per proseguire nella rivisitazione e nel dialogo con le fonti classiche e accademiche. In seguito si apre il percorso più intimista dell’artista per poi proseguire con i primi tentativi di rappresentazione della quotidianità contemporanea attraverso un continuo sperimentalismo formale e concettuale. Alle opere pittoriche fanno da contrappunto i continui studi preparatori e le sculture. Si approfondiscono poi il nudo e lo studio del movimento, prendendo spunto dalle opere più conosciute dell’artista, ossia quelle che ritraggono ballerine e nudi femminili colti apparentemente nella spontaneità di intimi momenti domestici, ma in realtà frutto di una sempre più astratta e acuta analisi delle forme e delle tensioni del corpo umano.

L’evoluzione dell’autore traspare chiaramente così dalla mostra in un continuo, interrotto soltanto dalla quasi totale cecità in tarda età, e dialettico bilico tra tradizione e innovazione.

Contenuti multimediali.

Molto opportuni, anche se forse non sfruttati appieno nelle loro potenzialità, i supporti multimediali alla mostra.

Nei propri studi sul movimento e sulla sua scomposizione Degas sfruttò e fu fortemente influenzato dalla cronofotografia, che permetteva di fissare fotograficamente le varie fasi di un movimento a scopo di studio. Ecco che alcuni schermi disposti lungo il percorso ripropongono alcune di quelle innovative immagini che furono la base, oltre che dei capolavori di Degas, anche di importanti studi di fisiologia e aereonautica.

Anche il documentario che approfondisce il continuo interesse e la prospettiva inedita dell’artista sul nudo è di grande interesse e consente al visitatore anche di avere scorci dell’atto manuale creativo, intercalati al commento storico artistico.

Il sito internet.

Un’operazione sempre efficace per fornire contenuti di approfondimento senza appesantire il percorso espositivo e senza pesare eccessivamente sul budget della mostra è quello di creare un buon sito internet. Nuovamente l’iniziativa su Degas centra il bersaglio, realizzando un portale in cui contenuti visivi, filmati e testuali sono facilmente e gratuitamente accessibili agli interessati la cui curiosità sia stata solleticata dalla mostra o che vogliano prepararsi alla visita per potersi godere appieno le splendide opere esposte. Il portale non è ancora del tutto operativo, ma confidiamo che nei prossimi tre mesi sviluppi interamente il proprio potenziale.


Luca Mario Nejrotti

Le immagini sono tratte dal sito della mostra.

Informazioni e contatti.

Palazzina delle Belle Arti

via B. Crivelli, 11
TORINO (TO) – 10100

Web: www.mostradegas.it

Orario:
Tutti i giorni: 10.00-19.30
Giovedì: 10.00-22.30
Chiuso al martedì
La biglietteria chiude un’ora prima
FESTIVITÀ
Lunedì 24 e lunedì 31 dicembre: 10.00-14.30
Martedì 25 dicembre e martedì 1 gennaio: 14.30-19.30

Note:
Infoline, gruppi e scuole
+39 011 5790095
(dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 18.30)

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IL “MUSE” DI RENZO PIANO: UN POLO CULTURALE E SCIENTIFICO

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A giorni sarà completato il nuovo lavoro di Renzo Piano, il Muse di Trento. Questo il nome del nuovo Museo delle Scienze progettato dalla matita italiana più prestigiosa, autore anche dell’Auditorium Parco della Musica a Roma, del Zentrum Paul Klee di Berna, dell’aeroporto di Kansai a Osaka, e del Centre Georges Pompidou di Parigi.

Sulle descrizioni mediatiche, per ora ancora a livello di indiscrezioni, si legge che a caratterizzare l’area saranno le linee futuristiche in un gioco di spazi e di volumi, pieni e di vuoti, adagiati su uno specchio d’acqua: effetto galleggiamento a poca distanza dall’Adige.

Renzo Piano insiste però su un punto molto singolare del suo lavoro di progettazione: “vorrei farvi notare l’allegria di questo spazio” dice l’architetto genovese. (http://www.giornalesentire.it/2012/giugno/1661/renzopiano–museopienodiallegria-.html)
Il Trentino dopo il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea progettato dal ticinese Mario Botta, ha dunque un polo scientifico avveniristico. “Finora la città di Trento si è identificata con il Concilio- aggiunge Piano- e sono certo che tra un po’ invece parleranno del Muse”
La storia del Muse di Trento parte 12 anni fa , con l’ipotesi di uno Science Center proposta dal Comune di Trento. Tre anni dopo l’ipotesi si trasforma in uno studio preliminare e due anni dopo si mette a fuoco il progetto culturale della struttura.
Cosa di troverà dunque in questo nuovo immenso spazio dedicato alla scienza di ben 4.975 mq? Allestimenti multimediali e un suggestivo gioco di vuoti/pieni che accoglie lo sguardo e lo catapulta in un nuovo mondo. Questo Museo, secondo la prospettiva dell’architetto, metterà in scena la complessità della vita e la fragilità della Terra; per tale ragione è stato pensato come contenitore eco-sostenibile. Si tratta di una nuova concezione di Museo delle scienze che coniuga natura, scienza e tecnologia. Sorge nell’area dismessa dell’ex fabbrica Michelin, dove l’architetto Renzo Piano ha progettato il nuovo quartiere residenziale esteso su un’area di 11 ettari da palazzo delle Albere a Via Monte Baldo e dalla linea ferroviaria fino alla sponda sinistra dell’Adige: obiettivo dell’intervento è restituire alla città il suo corso d’acqua, riqualificando l’area tra il centro storico ed il fiume. Il direttore Michele Lanzinger ripercorre i contenuti dell’opera: dall’uomo preistorico in avanti, la sua evoluzione, il tema della montagna, del ghiacciaio, del paesaggio attuale. In collegamento, passando dal locale all’universale, con le condizioni del pianeta Terra. Un museo di nuova generazione proiettato verso le nuove tecnologie, la multimedialità e l’interattività.
Uno spazio/funzione che definisce l’edificio e la sua forma è inoltre quello della “rain forest”: una grande serra tropicale che in particolari periodi dell’anno potrà relazionarsi con specifici allestimenti espositivi, anche all’esterno, su appositi spazi di pertinenza dove l’acqua, la luce ed il verde, faranno da naturale scenografia all’esperienza del visitatore. Le funzioni didattiche ed i laboratori per il pubblico vengono collocate in una successione di volumi che, staccati da terra, affiancano il percorso espositivo permettendo di suggerire, per ogni tema affrontato, un approfondimento o un esperienza interattiva.
Renzo Piano ha dichiarato di concepire il museo come un luogo della conoscenza, come uno dei più moderni poli di ricerca scientifica. “Il Muse sarà un centro di diffusione della cultura scientifica di ultima concezione, che affiancherà al tradizionale interesse per la storia naturale e la ricerca, tipica di ogni istituzione legata alle scienze e alla natura, un’attenzione particolare nei confronti di tematiche etiche e sociali e di questioni attuali come l’ecologia e lo sviluppo sostenibile”.

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UN CINEMA “FUORI”…DALLE REGOLE

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Un festival in cui la giuria è presieduta da un disabile e da 20 ragazzi disabili psichici…si tratta del Festival del cinema patologico, che si è tenuto dall’11 al 15 aprile a Roma al Teatro patologico in Via Cassia. Ospiti d’onore il cantante Simone Cristicchi e l’attore Filippo Timi.
Il Festival però non ha proposto opere solo legate alla materia della disabilità ma che hanno tematiche molto diverse, che possono interessare, per così dire, un pubblico “normale” (leggi qui
).
Terza edizione questa del 2012 che ancora riesce a far vibrare le corde più profonde e nascoste anche delle istituzioni: “vedere queste immagini – ha detto Ignazio Marino – è sempre un turbamento. Gli Opg sono stati da me visitati dal giugno 2010, è stato il lavoro svolto dalla Commissione d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale che presiedo”.
L’obiettivo dell’iniziativa, come hanno più volte ribadito gli organizzatori, non è però quello si scioccare il pubblico o segnare delle differenza su cui riflettere; esattamente il contrario, cioè promuovere una cultura dell’integrazione e dell’informazione attraverso uno strumento, come il cinema, che parla a tutti. (clicca qui
).
Su questi stessi temi si è confrontato anche un altro festival dedicato al disagio: la rassegna di
Cinemautismo di Torino. Le stesse conclusioni e gli stessi obiettivi sembrano aver animato gli ideatori dell’iniziativa piemontese. Alla redazione di Torino Medica, che ha documentato in più servizi audiovisivi il percorso di Cinemautismo, hanno risposto così. Clicca quiCioè il cinema che tratta della patologia non è un’arte di “serie B”, ma anzi è lo spazio di confronto entro cui tutti dovrebbero letteralmente lanciarsi, rischiare e mettersi in discussione: le istituzioni, la politica, la cultura e l’intera società.
La malattia ha smesso di piangersi addosso e così devono fare anche colore che la osservano, non più con sguardo da entomologi, ma da “amici”.


 

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