
Chi ci legge con maggiore assiduità si sarà reso conto che abbiamo un occhio di riguardo per Palazzo Madama a Torino. La ragione di ciò è tutta nel fatto che questa istituzione è di gran lunga la più attiva culturalmente del panorama cittadino: senza nulla togliere alle altre, infatti, non sfugge che il calendario delle iniziative del Museo non solo sia uno dei più vari e ricchi, ma comprenda anche le iniziative più “audaci” e moderne.
Tra queste s’inserisce senz’altro la mostra “Robert Wilson – Ritratti a Palazzo Madama”: una contaminazione coraggiosa, al limite del temerario per chi, come chi scrive, è affetto da un certo bacchettonismo accademico, ma risolta con grazia e capacità divulgativa dai curatori del Museo che hanno saputo gestire l’intrusione del post-moderno nel tempio dell’arte antica torinese.
La mostra.
«Credo che queste opere possano essere viste in numerose situazioni: in un museo, alla fermata della metropolitana, mentre si è in coda all’aeroporto. Potrebbero essere sul quadrante di un orologio da polso, in televisione, oppure un’immagine nella vostra casa, appese a una parete. Possono essere nella cornice di un camino, al posto del fuoco. Su una parete di casa, come una finestra, una finestra che ci mostra un altro mondo. È qualcosa di molto personale. Si tratta di un documento del nostro tempo. Sono ciò che io chiamo ritratti». Robert Wilson.

Al primo piano di Palazzo Madama, nella cornice delle sale auliche settecentesche, tra preziosi mobili, quadri d’apparato, stucchi e dorature hanno trovato temporanea ospitalità cinquanta video ritratti. Si tratta di schermi a muro che propongono immagini ad alta definizione di artisti, attori e animali “intrappolati” in pose decisamente statiche o in un loop di movimenti casuali o studiati che il “regista” vuole caricare di valore simbolico.
La cornice dei ritratti è la proposta di musiche e letture, forse l’unico punto debole dell’esposizione, dato che la presenza della folla di visitatori, raramente silenziosa, o la vicinanza reciproca delle opere, ne impediscono a volte l’ottimale fruizione o financo la comprensione.
Anche se i filmati possono essere collegati alla filmografia sperimentale di Andy Warhol, per alcune scelte di fotografia e d’impostazione, Wilson innova il genere sfruttando all’estremo luci, scenografie e rielaborazione digitale in fase di produzione.
Il risultato è indubbiamente affascinante e il visitatore saprà trovare spunti d’interesse e opere emozionanti secondo il proprio gusto. Personalmente, chi scrive ha amato molto il porcospino Boris.

Il percorso sui ritratti.
Senz’altro efficace, e molto interessante, la scelta di porre la mostra di Wilson come coronamento di un percorso didattico che ripropone alcune opere di Palazzo Madama e alcuni prestiti dalla GAM a disegnare una breve storia del ritratto, dai ritratti di devozione medievali agli autoritratti, dai quadri celebrativi a quelli più intimisti.

La proposta rende più organico l’itinerario, che si snoda dal piano terra fino a fare da contrappunto all’esposizione delle opere di Wilson, e le puntuali didascalie offrono al visitatore la possibilità di approfondire in modo rapido, ma esaustivo, questa particolare forma d’arte.

La tecnologia al servizio dell’emozione, o viceversa.
L’uso efficace della tecnologia può rendere più interattiva la visita del Museo, contribuendo addirittura a definire un percorso emozionale tra le opere esposte: Palazzo Madama sperimenta così l’uso degli applicativi portatili, interfacciandosi alla piattaforma Followgram. L’idea di base è che il visitatore, usando applicativi gratuiti, fotografi le opere che maggiormente lo colpiscono e le carichi su internet associate alle emozioni che gli sono state suscitate.
Il risultato dovrebbe essere una “mappa emozionale” del museo con cui i futuri visitatori potranno confrontarsi.
Un interessante esperimento o forse, per i soliti bacchettoni accademici di cui sopra, un’interessante aberrazione tipica dei nostri tempi di voyeurismo telematico che va così a toccare anche l’intimità dell’esperienza culturale. Se, però, questi strumenti serviranno a rendere più accattivante la visita di un Museo, ben vengano: magari un giorno inseriremo tra le amicizie della nostra pagina Facebook il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina.

Luca Mario Nejrotti
Le immagini sono tratte dal portale di Palazzo Madama.
Informazioni e contatti.
PALAZZO MADAMA MUSEO CIVICO D’ARTE ANTICA
Piazza Castello 10122 Torino Italia
t +39 011 4433501 f +39 011 4429929
Web:
http://www.palazzomadamatorino.it
Orari Museo
Da martedì a sabato: ore 10-18
domenica: ore 10-19
Chiuso il lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso libero il primo martedì del mese (se feriale).
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