Tag Archives: Crisi

CHI DI TICKET SANITARI FERISCE…

politica sanitaria evidenza

Di Nicola Ferraro.

Una volta i ticket servivano a calmierare la spesa e a dare l’idea ai cittadini che la sanità costa e non bisogna sprecare risorse. Ma l’emorragia di reddito indotta dalla crisi economica si è saldata in maniera perversa con gli effetti dei ticket introdotti per abbattere la spesa sanitaria; l’intenzione era di incamerare subito denaro nelle casse statali e monetizzare “l’effetto dissuasione”: la compartecipazione alla spesa si traduce sempre in una richiesta sanitaria individuale più consapevole e motivata.

I risultati dopo 18 mesi di regime fiscale da “lacrime e sangue”, in prima lettura, sono invece paradossali, pericolosi, contraddittori e nemmeno di facile interpretazione  se si vuole invertire la rotta: ecco la nostra più recente rassegna stampa (vedi), (vedi) e (vedi).

Le modificazioni indotta dai tagli e dai ticket stanno penalizzando infatti le strutture sanitarie, create per servire utenze dai numeri ben diversi, e sembrano creare una nuova tipologia di cittadini: gli “esodati dalla sanità” (vedi). Si tratta di uomini e donne che sulla carta hanno una “capacità contributiva” che se venisse esercitata farebbe scivolare individui e famiglie nel cono d’ombra della “soglia di povertà”.

Paradosso nel paradosso, oggi i ticket sembrano in ultima analisi modificare il “mercato” sanitario e la natura stessa della tutela della salute in Italia; chi può pagare si rivolge infatti sempre più spesso al privato che, più o meno allo stesso prezzo del ticket, assicura prestazioni in tempi più veloci e contrattabili (vedi).

In questa schizofrenia si inserisce anche l’attività sanitaria di Emergency che ha dirottato risorse, uomini e strutture in Italia per dare risposte sanitarie a quella quota di cittadini che hanno capacità contributiva ma soltanto sulla carta.

Ecco come è entrata la terra di missione Italia negli obiettivi di Emergency, esaminando una sintetica rassegna stampa che inizia con le notizie diffuse dall’organizzazione creata da Gino Strada: (vedi), (vedi), (vedi).

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QUANDO LA CURA UCCIDE PIÙ DELLA MALATTIA

politica sanitaria evidenza

   

Di Nicola Ferraro.

Non è tanto la crisi economico-finanziaria che stiamo subendo a mettere in pericolo la sanità, e quindi la salute, ma piuttosto la cura per uscire dalla crisi: le politiche di tagli alla spesa pubblica e la sostanziale messa al muro dello “stato sociale”. Non sono pericolosi rivoluzionari bolscevichi ad affermarlo ma il glorioso e paludato “The Lancet”, la più antica e british rivista di medicina scientifica, nata quando il Positivismo aveva appena iniziato a rappresentare nei salotti buoni la Scienza, il Progresso, la Modernità, il Futuro…

Una ricerca condotta col metodo scientifico dimostra che l’austerity, nonostante apparenze, luoghi comuni e leggende metropolitane più o meno pilotate ad arte, fa aumentare suicidi e malattie infettive. La pubblicazione on line sulla rivista inglese (27 marzo 2013), a firma di  Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P Mackenbach, Martin McKee ha un titolo piuttosto chiaro: “Financial crisis, austerity, and health in Europe” (vedi).

La ricerca è stata ripresa, spiegata e rilanciata, sempre in inglese e on line, dal tedesco Der Spiegel (vedi) e le conclusioni che derivano da questa verifica sperimentale sono state riprese anche dall’Oms. Le parole d’ordine usate sono: “Non aumentare le diseguaglianze sociali coi tagli in sanità” (vedi) e “Proteggere il finanziamento ai sistemi sanitari” (vedi).

QUAND LE TRAITEMENT tue plus que LA MALADIE

Ce n’est pas tant la crise économique et financière que nous subissons à compromettre la santé, mais plutôt la gestion de la crise : la politique de réduction des dépenses publiques et de la condamne de l’« État-providence ». Ils ne sont pas de dangereux révolutionnaires bolcheviques qui disent cela mais la glorieuse et pompeuse « The Lancet », le plus ancien et British journal de la médecine scientifique, né lorsque le positivisme avait juste commencé à représenter, dans les salons de la science, le progrès, la modernité, l’avenir…

Une recherche menée avec la méthode scientifique montre que l’austérité, malgré les apparences, les stéréotypes et les légendes urbaines plus ou moins entraînés à l’art, augmente les suicides et les maladies infectieuses. La publication en ligne du journal anglais (27 Mars 2013), signé par Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P. Mackenbach, Martin McKee a un titre plutôt clair : « Financial crisis, austerity, and health in Europe » (voir).
La recherche a été reprise, expliquée et relancée, encore une fois en anglais et en ligne, par l’allemand Der Spiegel (voir) et les conclusions qui sont tirées de cette vérification expérimentale ont également été utilisées par l’OMS. Les mots clés utilisés sont : « Ne pas augmenter les inégalités sociales avec les coupures dans la santé » (voir) et « Protéger le financement des systèmes de santé » (voir).

WHEN TREATMENT KILLS MORE THAN THE DISEASE

It is not the economic and financial crisis we are suffering that endangers the health care system and health itself but the treatment used to recover from it: that is to say, the cuts in public expenditure and the decay of the welfare state. These assertions do not come from dangerous bolshevik revolutionaries but from “The Lancet”, the illustrious, noble and oldest british review of scientific medicine, born when Positivism started to represent Science, Progress, Modernity and Future in the cultural gatherings.

A research done with the scientific method shows that austerity, despite appearences, clichès and urban legends, leads to an increase of suicides and infectious diseases. The online publication of the british review (27th of March, 2013) by Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P Mackenbach, Martin McKee has a clear title: “Financial crisis, austerity, and health in Europe” (see:vedi).

The research has been reported, explained and relaunched online and in the english version also by the German Der Spiegel (see: vedi) and its conclusions have been shared by Who. The watchwords are: “Do not increase social inequalities through health care cuts” (see: vedi) and “Do protect the public funding of health care systems” (see: vedi).

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SPESA FARMACEUTICA DEL SSN IN PICCHIATA: -9,1% NEL 2012

politica sanitaria evidenza

   

Sembrava impossibile viste le classifiche sul consumo di farmaci in Italia: paese evidentemente soltanto in apparenza “virtuoso” rispetto a molti altri della CE (vedi). Invece continua la tendenza alla riduzione della spesa che ritorna ai livelli del 2001: almeno secondo il recente rapporto di Federfarma (vedi), l’associazione che riunisce i titolari di farmacia, ripreso integralmente e con rilievo da Quotidianosanità.it (vedi).

Il calo della spesa farmaceutica dura senza interruzioni da sei anni e quella a carico  del SSN, ha fatto registrare un bel 9,1% rispetto all’anno precedente.

Le cause di questa tendenza consolidata della spesa farmaceutica convenzionata è dovuta  a fattori individuali e collettivi, di natura politica. Tra quelli individuali (imputabili soprattutto alla crisi che taglia i redditi in modo sempre più drammatico) la diminuzione del valore medio delle ricette (-9,3%): un dato in sintonia coll’aumento in commercio dei farmaci equivalenti che, nonostante il non entusiastico appeal goduto in Italia, iniziano a svolgere la loro funzione di calmiere. Tra le motivazioni di natura politica, i ripetuti tagli dei prezzi dei medicinali, le trattenute imposte alle farmacie e la distribuzione di farmaci acquistati e distribuiti direttamente dalle ASL.

I dati di Federfarma sono in sintonia con i primi dati raccolti dal Rapporto OsMed (Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali) che si riferiscono al periodo gennaio – settembre 2012 (vedi).

Nicola Ferraro

Les dépenses pharmaceutiques du SSN en piqué : -9,1% en 2012

Il semblait impossible, compte tenu des graphiques sur la consommation de drogues en Italie : pays « vertueux » seulement en apparence par rapport à la plupart de la CE (voir). Par contre, la tendance à la baisse des dépenses continue et revient aux niveaux de 2001 : du moins selon le récent rapport de Federfarma (voir), l’association des propriétaires de pharmacie, relancé intégralement par Quotidianosanità.it (voir).

La diminution des dépenses en médicaments continue sans interruption depuis six ans, et celles en charge au SSN, ont montré une réduction de 9,1% par rapport à l’année précédente.

Les causes de cette tendance établie des dépenses pharmaceutiques sont dues à des facteurs à la fois individuels et collectifs, de nature politique. Parmi les individuels (surtout en raison de la crise qui réduit les revenus d’une façon de plus en plus dramatique) la diminution de la valeur moyenne des recettes (-9,3%) est un chiffre en ligne avec l’augmentation du commerce des médicaments génériques qui, en dépit de l’accueil non enthousiaste en Italie, commencent à jouer leur rôle de prix plafond. Parmi les raisons de nature politique, il y a les réductions répétées du prix des médicaments, les retenues imposées aux pharmacies et de la distribution de médicaments achetés et distribués directement par les ASL.

Les données de Federfarma sont cohérentes avec les premières données recueillies par le rapport OSMED (Observatoire National sur l’utilisation des médicaments) qui se réfèrent à la période Janvier-Septembre 2012 (voir).

NATIONAL HEALTH CARE SYSTEM DRUG EXPENDITURE : -9,1% IN 2012

Thus being the rank about drugs in Italy, it seemed to be impossible: a Country that is only apparently “virtuous” if compared to many other EC Countries (see: vedi).  Despite of it and , at least according to a recent Federfarma report, (the Chemists’ Association),(see: vedi), the expenditure decreasing trend is continuing and shows the same levels as that of 2001, as fully reported by Quotidianosanità.it (see: vedi). The fall in drug expenditure is lasting continously since six years and the expenditure at the expense of the National Health Care System shows minus 9,1% , if compared to the previous year. The causes of this strengthened trend are due to both individual and political collective factors. The decrease of the average amount of prescriptions (-9,3%) due to the crisis that has dramatically cut incomes is among the individual ones. This datum is in tune with the increase of equivalent drugs sales that, despite the little appeal they have in Italy, are now having their control role. The frequent cuts in the price of drugs, the deductions imposed to Chemists and the direct distribution of drugs made by ASL are among the political reasons.

Federfarma data are in tune with the first data issued by OsMed Report (National Observatory on Drugs)  that refer to the period January-September 2012 (see: vedi).

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LA RISPOSTA DEL SISTEMA SANITARIO BRITANNICO ALLA CRISI

cronaca evidenza

È possibile risparmiare sui costi della sanità e del sociale senza modificare gli standard di qualità delle cure e dell’assistenza alle persone? Il National Health Service (NHS), il sistema sanitario nazionale britannico, ha creato diverse risorse con il fine di rendere possibile questo cambiamento: su tutte spicca la realizzazione della QIPP Collection, che fornisce esempi di buone pratiche, incluse quelle la cui efficacia è dubbia e su cui, quindi, il NHS può disinvestire senza alterare la qualità delle cure.

A tal proposito Sir David Nicholson, chief executive del NHS, dichiara: «Ci sono molti esempi efficaci circa la cose che possiamo fare per migliorare la qualità mentre miglioriamo la produttività.»

La raccolta QIPP (qualità, innovazione, produttività, prevenzione) vuole essere una risorsa per il NHS, ovvero un aiuto nelle decisioni riguardanti la cura dei pazienti e l’utilizzo dei mezzi.

Essa comprende in primis i “casi di studio QIPP”, esempi attinti dalla realtà che mostrano come alcuni interventi in ambito di assistenza sanitaria e sociale abbiano migliorando la qualità e la produttività del NHS; i casi, sottoposti a peer-review, sono valutati in base al miglioramento della qualità, dei costi e dell’attuazione.

La raccolta QIPP comprende inoltre gli “argomenti di qualità e produttività Cochrane”, schede di sintesi tratte dalle revisioni sistematiche della Cochrane Collaboration (iniziativa no-profit che raccoglie, valuta e diffonde le informazioni relative all’efficacia e alla sicurezza degli interventi sanitari a livello internazionale). Ogni scheda presenta la sintesi realizzata dal NICE (National Institute for Health and Clinical Excellence) con le informazioni rilevanti, comprese quelle sui costi: viene infatti calcolato il risparmio che si otterrebbe abbandonando o riducendo l’uso di una determinata pratica, oppure sostituendola con una di pari efficacia.

Fonte: 

http://www.dors.it/pag.php?idcm=4814

http://www.evidence.nhs.uk/qipp

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L’SSN, tra civiltà e tagli

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I proclami sull’SSN italiano si susseguono: dopo gli allarmi scatenati dalle parole del premier Monti (vedi nostro articolo sull’argomento) in seguito meglio circostanziate, giungono più rassicuranti le indicazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che sottolinea come il nostro Sistema Sanitario sia tra i più avanzati e che, pur nell’ottica di una non più eludibile razionalizzazione, “bisogna non regredire, né abbandonare quella scelta che è un titolo di civiltà per il nostro paese. Ma bisogna sapere intervenire in modo puntuale, con grande attenzione selettiva”.

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Sono parole pronunciate in occasione della presentazione della “Relazione sullo stato sanitario del paese 2011″.

L’SSN italiano, continua il Presidente, dal 1978 è andato oltre quanto richiesto dall’articolo 32 della nostra Costituzione, che garantisce cure gratuite per gli indigenti. Si tratta di una scelta di “civiltà” che non andrebbe disconosciuta; piuttosto le risorse andrebbero ricercate nel “modificare meccanismi che provocano spese abnormi e a volte creano anche degenerazioni corruttive” e anche, ma qui il discorso si fa più delicato, nelle diverse capacità economiche dei cittadini.

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Si tratta di indicazioni sacrosante, anche se possono far correre un brivido freddo lungo la schiena del “ceto medio”, troppo abituato a trovarsi a fare letteralmente le spese delle iniziative di adeguamento “proporzionale” della contribuzione.

Eppure le strade per contenere le spese si possono anche ricercare proprio nella Relazione dello stato Sanitario del paese, in particolare rivolgendo un’attenzione più puntuale e organica alle politiche di prevenzione.

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I dati sono infatti allarmanti: lo stile di vita degli Italiani è ancora estremamente “diseducato”, come sottolineato dal Ministro Balduzzi nella presentazione della Relazione l’11 dicembre scorso.

Alimentazione scorretta, sedentarietà, fumo, alcool, droghe e il loro corredo di malattie cardiocircolatorie e metaboliche, tumori e dipendenze, sono problemi con ricadute pesanti, quando non tragiche, sul benessere degli individui, ma sono anche capitoli di spesa onerosi per il Sistema Sanitario Nazionale, da un punto di vista freddamente amministrativo.

A questi dati si aggiunge anche una triste new entry nella compagine delle dipendenze: il gioco d’azzardo che affligge in modo patologico circa 300.000 persone.

Intervenire in modo incisivo sull’educazione degli Italiani a stili di vita più sani, partendo ovviamente dalle fasce più giovani, ma non dimenticando gli anziani (circa tre milioni di anziani, ad esempio, abusano d’alcool), sicuramente migliorerebbe il benessere della popolazione, ma potrebbe anche avere positive, e finora poco considerate, ricadute sull’economia traballante del Sistema Sanitario Nazionale.

Luca Mario Nejrotti

Fonti: http://www.rssp.salute.gov.it/rssp2011/homeRssp2011.jsp, www.doctor33.it.

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