Tag Archives: Diritti

DIRITTI COSTITUZIONALI, ESIGIBILI

cronaca evidenza

Il sito di Disabili.Com dedica un approfondimento al tema dei diritti dei disabili. Si tratta di uno “speciale” che illustra un documento dedicato ai diritti esigibili dalle persone disabili: 53 pagine articolate in 13 capitoli che trattano del diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione, ma anche alle agevolazioni fiscali, all’esenzione dai ticket, al riconoscimento dell’invalidità. Questa è la struttura della Guida “I diritti dei cittadini con disabilità. Dai diritti costituzionali ai diritti esigibili” realizzata dal Centro Nazionale malattie rare dell’Istituto superiore di sanità insieme alle associazioni “Prader Willi” della Calabria e “Crescere” di Bologna.

Si tratta di un vero e proprio vademecum per le persone disabili in modo che possano conoscere in termini più precisi e approfonditi leggi, procedure burocratiche, e normative per esercitare i legittimi diritti.
Disabili.com ha voluto fare di più. Ha infatti compendiato il contenuto della guida con rimandi legislativi.

-DIRITTO ALL’EDUCAZIONE E ALL’ISTRUZIONE

-RICONOSCIMENTO DELL’INVALIDITA’

-DIRITTO AL LAVORO / DIRITTI DEI LAVORATORI

-DIRITTO DI VOTO / AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO / STRUMENTI INFORMATICI / BARRIERE ARCHITETTONICHE / SERVIZI SOCIALI / TUTELA GIUDIZIARIA ANTIDISCRIMINAZIONE

-BENEFICI FISCALI

-AGEVOLAZIONI TELEFONICHE / CONTRASSEGNO ARANCIONE PER CIRCOLAZIONE E SOSTA / ESENZIONE DAL TICKET / TRASPORTO AEREO
È possibile leggere la guida I DIRITTI DEI CITTADINI CON DISABILITA’(aggiornata a marzo 2011) o nella versione inglese.

È anche possibile consultare la pagina dedicata all’INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO, il principale sostegno economico che spetta ai disabili dichiarati totalmente invalidi.

Per approfondire vedi anche lo speciale I DIRITTI DEI DISABILI: DOMANDE FREQUENTI

(Fonte: Disabili.Com)

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MALATI D’AMORE o DI DIRITTI?

cronaca evidenza

   

L’OMS inserisce ancora la transessualità nella classificazione delle malattie mentali. In attesa della revisione delle categoria diagnostiche del DSM, forse previste per il 2013, si muove però tutta una corrente culturale di ampio respiro che fa capo in un certo senso al pensiero di aThomas Hammarberg, Commissario del Consiglio d’Europa per i Diritti dell’uomo (http://www.transrespect-transphobia.org/uploads/downloads/Publications/Hberg-Ital.pdf). 

“I diritti umani delle persone transgender sono stati a lungo ignorati, anche se i problemi da loro incontrati sono spesso gravi e specifici di questo gruppo di persone. Le persone transgender vanno spesso incontro a discriminazioni, intolleranza e violenza diretta. I loro diritti umani di base vengono violati, incluso il diritto alla vita, il diritto all’integrità fisica a il diritto alla salute…”. 

Sul documento che abbiamo proposto in lettura si evidenziano alcuni passaggi molto importanti: il principio degli strumenti dei diritti umani internazionali é la protezione di chiunque, senza discriminazione alcuna. Nonostante il fatto che l’identità di genere o l’orientamento sessuale spesso non figurino nei trattati internazionali sui diritti umani, questi stessi trattati riguardano tutte le persone, grazie alle loro clausole aperte. Per quanto riguarda poi l’accordo delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali, questa validità é stata recentemente confermata dalla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali. La Commissione ha infatti stabilito che “tra i motivi proibiti di discriminazione viene riconosciuta anche l’identità di genere; per esempio persone transgender, transessuali o intersessuali spesso vanno incontro a serie violazioni dei diritti umani, come ad esempio intimidazioni a scuola o sul posto di lavoro”.

La Corte Europea per i Diritti dell’uomo (ECtHR) applicando la Convenzione Europea sui Diritti Umani ha stabilito che gli Stati devono dare la possibilità alle persone transgender di sottoporsi ad interventi chirurgici che abbiano lo scopo di riassegnare il genere e che questi interventi debbano essere coperti da assicurazioni sanitarie come trattamenti “necessari da un punto di vista medico”. La Corte ha anche stabilito che gli Stati debbano riconoscere il cambio di sesso nei documenti d’identità. Proprio in occasione delle recente giornata per la depatologizzazione della Transesualità (tenutasi lo scorso 20 ottobre) è stata fatta una petizione on line, che ha già raccolto al momento oltre 16.000 firme, per chiedere all’Organizzazione mondiale della sanità di togliere dalla lista delle malattie mentali la transessualità. Galileo Scienza ha ripreso la notizia con il video dell’appello di Vladimir Luxuria, ex deputata di Rifondazione comunista e attivista per i diritti del mondo Lgbt e testimonial per l’Italia della campagna di sensibilizzazione. Leggi qui.

MALADIE D’AMOUR OU DES DROITS ?

L’OMS classe encore la transsexualité parmi les maladies mentales. En attendant la révision des catégories de diagnostic DSM, peut-être prévue en 2013, se remue, cependant, un large courant culturel qui est dirigé dans un sens par l’idée de Thomas Hammarberg, Commissaire aux droits de l’homme du Conseil de l’Europe ( http://www.transrespect-transphobia.org/uploads/downloads/Publications/Hberg-Ital.pdf)
« Les droits fondamentaux des personnes transgenres ont longtemps été ignorés, même si les problèmes qu’ils rencontrent sont souvent graves et spécifiques à ce groupe de personnes. Les personnes transgenres
doivent faire face à la discrimination, à l’intolérance et à la violence. Leurs droits de base ne sont pas respectés, notamment le droit à la vie, le droit à l’intégrité physique et le droit à la santé … ».
Dans le document que nous avons proposé à la lecture on souligne quelques étapes très importantes : le principe des instruments internationaux relatifs aux droits de l’homme est la protection de toute personne, sans discrimination. Malgré le fait que l’identité sexuelle et l’orientation sexuelle souvent n’apparaissent pas dans les traités internationaux relatifs aux droits de l’homme, ces mêmes traités concernent tout le monde, grâce à leurs clauses ouvertes. Quant à l’accord des Nations Unies relatif aux droits économiques, sociaux et culturels, cette validité a été confirmée récemment par le Comité des Nations Unies relatif aux droits économiques, sociaux et culturels.
La Commission a déclaré que « parmi les motifs interdits de discrimination est également reconnu l’identité de genre ; par exemple les transgenres, transsexuels ou intersexués subissent souvent de graves violations des droits humains, tels que l’intimidation à l’école ou au travail. »
La Cour européenne des Droits de l’Homme (CEDH), en appliquant la Convention européenne des droits de l’homme a jugé que les États doivent donner la possibilité aux personnes transgenres de se soumettre à des procédures chirurgicales qui visent à réaffecter le sexe et que ces interventions devraient être couverts par l’assurance-maladie en tant que traitement  « nécessaires par un point de vue médical. »
La Cour a également jugé que les États doivent reconnaître le changement de sexe dans les documents d’identité. A l’occasion de la récente journée pour la « Depatologizzazione della Transesualità » (qui s’est tenue le 20 d’Octobre) a été faite une pétition en ligne qui a déjà recueilli plus de 16.000 signatures, pour demander à l’Organisation mondiale de la Santé de retirer de la liste des maladies mentales la transsexualité.
« Galileo scienza » a relancée la nouvelle avec l’appel vidéo de Vladimir Luxuria, ancien députée de Rifondazione Comunista et militante pour les droits des LGBT dans le monde et témoin pour l’Italie de la campagne de sensibilisation.
Lire ici : http://www.galileonet.it/articles/5080ebf1a5717a1c03000078

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COS’E’ OGGI LA FAMIGLIA?

dedalo evidenza

Torna a far riflettere nella profondità delle coscienze individuali il recente libro di Chiara Saraceno, (una tra le sociologhe più importanti in Italia, e già più volte intervistata dalla redazione di Torino Medica Clicca qui) che analizza e spiega i cambiamenti oggi in atto tra le diverse definizioni di famiglia, coppia e relazione e i relativi sistemi umani (Clicca qui)

“Non vi è nulla di meno naturale della famiglia” scrive Chiara Saraceno. E su Repubblica una giornalista prova a ripercorrere le tappe del pensiero della studiosa attraverso la lente delle trasformazioni economiche, culturali, politiche e forse anche di costume. Le resistenze delle culture e dei codici giuridici, già vanificate di fronte alla richiesta di divorzio e di riconoscimento dei figli nati fuori del matrimonio -scrive Nadia Urbinati- probabilmente verranno sconfitte (come sta già avvenendo negli Stati Uniti e in Canada). Sembra che il modello di famiglia al quale ci siamo riferiti sia giunto al capolinea. Anche perché ai problemi classici su che cosa sia natura e cultura, le società moderne aggiungono altre complessità,legate non soltanto all’evoluzione delle tecnologie riproduttive ma anche alla celerità e intensità degli spostamenti. (Clicca qui)

Le nuove generazioni, tra difficoltà di orientamento e istinto alla sopravvivenza e alla tutela dei proprio diritti sembrano aver acuito alcune differenze importanti tra l’idea di famiglia, di coppia e di bisogni dei figli, propendendo verso forme più leggere di istituzionalizzazione, ma non per questo, meno ‘serie’ o partecipate. Chiara Saraceno mette a nudo questi problemi andando alla radice delle relazioni famigliari, mettendosi cioè dal punto di vista dei bambini (oggetto di bisogno) e da quello della coppia (oggetto di scelta). E allora anche l’immagine di famiglia, la sua definizione, la sua applicazione concreta, potrebbe o dovrebbe subire un cambiamento di pensiero e una rielaborazione sociale a livello profondo, nel rispetto delle libertà individuali.

Proprio perché il welfare si fa più leggero e la famiglia si allarga, sarebbe opportuno – conclude giustamente Saraceno – che si estenda il raggio di riconoscimento dei rapporti di coppia e famigliari, che si riveda criticamente l’insieme dei diritti e dei doveri che si attribuiscono alla famiglia e alla coppia coniugata. Affinché la libertà non sia un peso troppo oneroso.

 

 

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VIOLENZA SULLE DONNE: UNA PIAGA SOCIALE

cronaca evidenza

   

Continuano a sbalordire i dati delle violenze sulle donne da parte di amanti, conviventi, fidanzati e familiari. Soltanto una donna su due è in grado di denunciare una condizione di aggressività che ha effetti nefasti anche sui figli che assistono, non di rado, ad episodi domestici drammatici. Lo dice una ricerca condotta dall’Università di Bologna in collaborazione con la fondazione Icsa (http://www.lavika.it/2012/07/violenze-domestiche-ecco-perche-le-donne-non-lasciano-il-proprio-partner/). Tra le cause più diffuse che bloccano le donne nel percorso di affrancamento dalla violenza ci sono senza dubbio i figli e le condizioni economiche, spesso insufficienti per garantire la ricostruzioni di un nuovo nucleo familiare che garantisca una vita dignitosa; tuttavia, come evidenziano molti studi del settore, ci sono anche delle forti resistenze psicologiche ad impedire un recupero dell’identità femminile: amore malato, fragilità e incapacità di valutare i rapporti affettivi in base a parametri di realtà. Da molti anni anni ci sono infatti a tutela di figure ancora troppo in ombra, le donne maltrattate, numerose associazioni e organizzazioni di sostegno che offrono i propri servizi per integrare, in modo concreto, i piani di intervento a livello politico e istituzionale. (http://www.gruppoabele.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2069).

È di questi giorni la sentenza del Tribunale di Torino che ha condannato all’ergastolo l’assassino della donna che è stata uccisa il 2 aprile 2011 dall’ex fidanzato. Sugli organi di stampa si parla di “sentenza severa e di monito”, ma stupisce che questa decisione di legge non sia ritenuta semplicemente naturale e in linea con una situazione di grave urgenza sociale. (http://27esimaora.corriere.it/articolo/uccise-lex-compagna-il-tribunaledi-torino-lo-condanna-allergastolouna-sentenza-severa-e-un-monito/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter)

Infatti sono quasi 70 le donne uccise dall’inizio dell’anno in Italia dai propri mariti, partner e familiari. Un numero che ha fatto scattare l’allarme del Telefono Rosa, che ha lanciato mesi fa un appello al presidente del Consiglio Mario Monti “per fronteggiare la terribile piaga del femminicidio”. In Italia, anche se incredibile, muore una donna ogni tre giorni.

Dei primi giorni di luglio invece la notizia che arriva dalla regione Campania: grazie al provvedimento, approvato dal Consiglio regionale, le donne vittime di violenza avranno un percorso concreto di assistenza clinica e psicologica nelle strutture sanitarie pubbliche e verrà istituito un Osservatorio regionale della rete antiviolenza. (http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/07/04/news/donne_consiglio_regionale_campania_varata_legge_su_violenza_di_genere-38522904/)

Come ha affermato il consigliere regionale Bianca d’Angelo “questa nuova normativa non è solo una legge ‘delle donne per le donne’, ma lo strumento di tutti, donne e uomini, che riconoscono, finalmente, la violenza di genere come una piaga sociale che le Istituzioni pubbliche devono impegnarsi a contrastare con forza”. (http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=9789)

VIOLENCE CONTRE LES FEMMES: UN FLEAU SOCIAL

Ils continuent à stupéfier les données de la violence contre les femmes par leurs amants, copains, fiancés et  familles. Seulement une femme sur deux arrive à dénoncer un étatd’agression qui a également des effets néfastes sur les enfants qui assistent, il n’est pas rare, aux épisodes de drame domestique. Cela est affirmé par une enquête menée par l’Université de Bologne en collaboration avec l’ICSA fondation (http://www.lavika.it/2012/07/violenze-domestiche-ecco-perche-le-donne-non-lasciano-il-proprio-partner/). Parmi les causes les plus courantes qui bloquent le chemin de la femme vers la libération de la violence sont sans aucuns doutes les fils et les conditions économiques, qui sont souvent insuffisantes pour assurer la reconstruction d’une nouvelle famille pour assurer une vie digne ; cependant, comme en témoignent de nombreuses études de secteur, il y a aussi une forte résistance psychologique à prévenir toute reprise de l’identité féminine : l’amour malade, la faiblesse et l’incapacité à évaluer les relations affectives sur la base de paramètres de la réalité. Depuis des années nous avons pour protéger de figures encore trop éclipsées, les femmes maltraitées, de nombreuses associations et organisations de soutien qui offrent leurs services afin d’intégrer, de façon concrète, les plans d’action au niveau politique et institutionnel. (http://www.gruppoabele.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2069).

Il est ces jours-ci, l’arrêt de la Cour de Turin qui a condamné l’assassin d’une femme qui a été tuée le 2nd Avril 2011 par l’ancien fiancé. Dans la presse on parle de « jugement et alerte grave », mais de façon surprenante, cette décision de la loi n’est pas réputée seulement naturelle et en ligne avec une urgence sociale grave. (http://27esimaora.corriere.it/articolo/uccise-lex-compagna-il-tribunaledi-torino-lo-condanna-allergastolouna-sentenza-severa-e-un-monito/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter).

En fait, presque 70 femmes ont été tuées du début de l’année en Italie par leurs maris, copains et parents. Un nombre qui a déclenché l’alarme du Telefono Rosa, qui, il y a de mois, a lancé un appel au Premier ministre Mario Monti « pour faire face au terrible fléau du féminicide. » En Italie, bien étonnant, une femme meurt tous les trois jours.

Par contre, c’est des premiers jours de Juillet la nouvelle qui arrive de la région de Campanie : grâce à la mesure approuvée par le conseil régional, les femmes victimes de violence auront une aide concrète médicale et psychologique dans les établissements publics de santé et sera mis en place un observatoire de surveillance du réseau régionale de lutte contre la violence.

(http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/07/04/news/donne_consiglio_regionale_campania_varata_legge_su_violenza_di_genere-38522904/)

Comme indiqué par Bianca d’Angelo conseiller régional « cette nouvelle législation n’est pas seulement une loi ‘des femmes pour les femmes’ », mais l’outil de tous, femmes et hommes, qui reconnaissent, enfin, la violence entre les sexes comme un mal social que les institutions publiques doivent travailler à contrer avec force. » (http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=9789)

VIOLENCE ON WOMEN IS A SOCIAL EVIL

Data about violence committed on women by their lovers, common-low husbands, boyfriends and family members are stunning.

Only one woman each two denounces an aggressiveness condition that has tragic effects also on children who watch too many times to dramatic episodes of family violence.

These are the results of a research by the University of Bologna together with Icsa foundation

(http://www.lavika.it/2012/07/violenze-domestiche-ecco-perche-le-donne-non-lasciano-il-proprio-partner/).  Children and economic conditions are the main reasons that stop women in their way to free themselves from violence. Economic conditions are often insufficient to guarantee them a decent new life in a new rebuilt family. Nevertheless, many researches shows that there are also very strong psychological resistances that do not allow a recovery of the female identity: they are  sick love, weaknesses and incapacity to value emotional relationships on the basis of parameters of reality.

Ill-treated women are still in a shady area but since many years many associations are protecting them offering them their help in order to complete in a concrete way political and institutional actions.

(http://www.gruppoabele.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2069).

The Court of Torino has sentenced to life imprisonment the killer of a women killed on the 2nd of April 2011 by her ex-boyfriend.

The press has talked about a “very severe sentence and warning”. But this sentence is only and simply the natural proof of a serious and urgent social situation.

(http://27esimaora.corriere.it/articolo/uccise-lex-compagna-il-tribunaledi-torino-lo-condanna-allergastolouna-sentenza-severa-e-un-monito/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter)

Women killed by their husbands, partners and family members are nearly 70 since the beginning of the year in Italy. After this datum, the Pink toll-free number has given the alarm through a plea to the Prime Minister Mario Monti “in order to face the terrible plague of women murder”.

Though unbelievable, in Italy a woman dies every three days.

This news is coming from region Campania and it is dated the first days of july: the regional council has passed a measure that will provide to women victims of violence a concrete clinical and psychological assistance in public health care structures and a regional Observatory against violence will be found.    (http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/07/04/news/donne_consiglio_regionale_campania_varata_legge_su_violenza_di_genere-38522904/)

Quoting regional councillor Bianca d’Angelo, “this new law is not only “a low by women for women” but it is a tool for men and women who finally admit that gender violence is a social evil and that it must be strongly faced by public institutions (http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=9789)

 

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UN PRIDE PER IL DISAGIO PSICHICO

novita evidenza

Torino ospita quest’anno un pride contro le discriminazioni del disagio psichico. Si tratta del Mad Pride – Essere matti: orgoglio o pregiudizio, che con un lavoro culturale di alto profilo dove utenti psichiatrici e attori lavorano fianco a fianco nelle rappresentazioni, tenta di eliminare le diffidenze tra le persone definite normali e i così detti “matti”.

In questo clima culturale si colloca un incontro tenutosi qualche settimana fa nella cornice del Caffè Basaglia a Torino dal titolo “Papalagi”. Uno spettacolo teatrale in cui operatori, pazienti e pubblico hanno interagito per circa un’ora riflettendo su cosa siano i confini della sanità e i limiti del linguaggio non sempre in grado di dare delle definizioni complete.

E infatti proprio le parole sono state al centro della compagnia dei Papalagi, guidati dallo psichiatra Mario Betti, (http://www.youtube.com/watch?v=qWTpXJH7sfs) dell’ Usl 2 di Lucca, per capire a quali livelli di confusione e crudeltà sociale abbia condotto la mancata riflessione sui nostri discorsi.

Torino, città della cultura, ma anche città del recupero di uno sguardo prospettico nuovo, come quello che ha visto, per esempio, il 13-14 giugno il workshop gestito da psichiatri ed esperti d’arte nell’ambito del Convegno tenutosi al Lingotto e di cui la redazione di Torino Medica ha fatto un servizio audiovisivo che sarà presto pubblicato sul portale videomedica.org. Non si tratta più, forse, di movimenti tellurici: la consapevolezza di un recupero necessario della cultura dei diritti sta infatti attraversando molte professioni, soprattutto quelle legate alla cura. 

 

 

 

 

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