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TASSARE IL CIBO SPAZZATURA

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È recente l’idea del Governo che si discute in questi giorni di introdurre una tassa sul così detto “junk food” (cioè il cibo spazzatura) fa ben sperare in una nuova consapevolezza alimentare, anche se per ora sarebbero esclusi dalla tassa gli snack, le patatine e le merendine. (http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Alimenti-Sicob-tassa-junk-food-Meglio-avvertenze-con-invito-a-muoversi_313215107064.html)

Il Ministro della Salute sta pensando seriamente a questa tassazione che peraltro è già diffusa in altre parti del’Europa, come per esempio in Danimarca: “Il primo segnale – spiega il Ministro – riguarda la necessità di migliorare le abitudini alimentari. Mandiamo un messaggio ai consumatori, vogliamo farli risparmiare in termini di salute, cosa che poi si traduce in un risparmio anche per il sistema sanitario nazionale”.

Monti e i suoi ministri hanno deciso di tassare questo cibo a partire dai superalcolici, succhi di frutta e bibite gassate. Il ricavato di questa ulteriore tassazione ammonterebbe a 270 milioni di euro e verrebbe utilizzato per modernizzare le strutture sanitarie e per finanziare nuove iniziative per promuovere l’educazione alla salute. Niente tassa invece per patatine, snack e merendine. Per loro il ministero della Salute ha posto un ultimatum. Entro il 2014 i produttori di snack e merendine dovranno abbassare i valori di grassi, zuccheri e sodio per rendere questi alimenti più sani. Se ciò non avverrà scatterà la tassa.

Per alcuni pare essere l’ennesimo balzello che va ad infiacchire le tasche degli italiani (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-05-06/lennesimo-balzello-chiama-junk-081251.shtml?uuid=AbVq3OYF) un prelievo aggiuntivo di 0,50 centesimi a litro sui superalcolici e 2,5 centesimi a lattina sulle bevande gassate. Le aziende sono in rivolta perché ritengono il provvedimento ingiusto e penalizzante per i produttori (http://www.europass.parma.it/page.asp?IDCategoria=553&IDSezione=0&ID=439312) e una parte dell’opinione pubblica pensa che prima della riscossione delle tasse sarebbe necessario investire sull’educazione alimentare e quindi sulla cultura del consumo critico (http://www.famigliacristiana.it/costume-e-societa/star-bene/mio-bio/articolo/junk-food.aspx).

Tuttavia fin dove può spingersi una politica “salutista” senza correre il rischio di essere tacciata di moralismo o, peggio, di volontà di “fare cassa” camuffata da altre e in apparenza più nobili intenzioni? Leggi l’articolo già pubblicato su Torinomedica.com http://www.torinomedica.org/torinomedica/?s=cibo+spazzatura+&x=0&y=0

Leggi l’approfondimento di Repubblica: http://www.repubblica.it/economia/2011/12/30/news/tassa_sui_junk_food_quanto_ci_costano_all_italia_gli_costano_gli_obesi-27402176/

Leggi alcuni articoli sul tema del junk food:http://salute24.ilsole24ore.com/tags/1204-junk-food

 

 

 

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GOVERNO MONTI: UN TRAGHETTO PER NAVIGARE LA PAURA

politica sanitaria evidenza

 

16 novembre 2011, ore 17.00.
Il Governo Monti presta giuramento di fedeltà alla Costituzione della Repubblica Italiana nelle mani del Presidente Giorgio Napolitano. Il primo passo per ottenere la fiducia di Senato e Camera dei Deputati è compiuto. La Camera ieri, 18 novembre, dopo quella raccolta al Senato, la sua fiducia l’ha concessa con un numero di voti record. Il traghetto di cui il prof. Monti è il capitano, quindi, ha subito iniziato il suo viaggio carico di incognite, pericoli e tante, tantissime speranze su quell’oceano di paura che caratterizza questa crisi economica sfuggente, virulenta, crudele: la più grave del Dopoguerra.
L’approdo di questa navigazione è il futuro dell’Europa e della sua moneta. In gioco la sopravvivenza o una scomparsa catastrofica gravida di incognite e incubi.
Dal diluvio di parole, immagini e carta stampata che ha raccontato questo passaggio politico importantissimo abbiamo scelto di riproporre un dispaccio di “Press In” con le biografie di Elsa Fornero, Renato Balduzzi e Francesco Profumo, ovvero i tecnici, responsabili dei Dicasteri di Welfare, Salute e Istruzione, con i quali dovrà principalmente confrontarsi il mondo della disabilità (vedi) e due contributi di “quotidianosanità.it” che analizza soprattutto la figura del neo ministro della Salute (vedi) e dei suoi primi impegni istituzionali (vedi).

Nicola Ferraro

 

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I TEMPI DURI DEL PUBBLICO IMPIEGO

politica sanitaria evidenza

   

C’erano una volta gli impiegati dei ministeri, le maestre, i professori, i militari, gli agenti di polizia…Il patto non scritto tra potere e forze lavoro prevedeva paghe basse e privilegi piccoli e grandi da non monetizzare, ma che “facevano status” anche se non producevano censo.  Non a caso questi lavoratori erano lo zoccolo duro del consenso politico della destra, poi del fascismo, poi del centro-destra… Quando anche la sanità iniziò ad essere gestita massicciamente da enti statali o parastatali (le mutue), si iniziò a parlare di “pubblico impiego”.

Oggi, tra le tante anomalie che caratterizzano questa stagione storica e politica, proprio un Governo che certamente di sinistra non è, ha iniziato a tagliare prima il variegato panorama di “privilegi” che caratterizzavano la composita categoria del “pubblico impiego” poi è intervenuto con penalizzazioni anche sui meccanismi di formazione del salario. Agire sui due pilastri su cui si reggeva il consenso degli antichi “ministeriali” sta producendo altissima tensione sociale che convoca a turno in piazza poliziotti, insegnanti, medici, burocrati di vario grado e livello…
Quotidianosanità.it parla senza mezzi termini di massacro del pubblico impiego e ne traccia addirittura la storia (vedi l’articolo). La situazione minaccia di precipitare oggi, dopo la consegna alla CE della “raccomandata a mano” da parte del nostro Presidente del Consiglio sugli impegni dell’Italia per rimanere nell’area dell’Euro
(vedi l’articolo di Quotidianosanità.it).
In questo panorama italiano si segnala il Piemonte, dove vivono tempi particolarmente duri molti dipendenti della Regione; la scure della politica, infatti, sembra volersi abbattere su 18.000 mila teste e le smentite di Piazza Castello non rassicurano chi si sente minacciato di licenziamento: soprattutto il personale delle Asl  (vedi l’articolo della Stampa).
In controtendenza però, tra mille furenti polemiche, un capitolo di spesa per il finanziamento 2011 dell’Aress Piemonte (Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari: vedi il link). All’Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari che “svolge un’azione di supporto tecnico-scientifico all’Assessorato alla Tutela della Salute e Sanità nonché di affiancamento metodologico alle Aziende Sanitarie regionali” la Regione Piemonte ha assegnato un finanziamento per il 2011 più che duplicato rispetto all’anno passato: da 2 a 4,5 milioni di €.
Due punti molto articolati e documentati della newsletter di Anaao Piemonte del 25 ottobre scorso raccontano (da un angolo di visuale particolare ma esplicitato) la vicenda del finanziamento regionale dell’Aress: vedi  e vedi

Nicola Ferraro

C’est DUR pour le service public

Il étaient une fois les employés des ministères, les enseignants, les professeurs, les soldats, les policiers … L’accord tacite entre le pouvoir et les travailleurs impliquait bas salaires et des privilèges petits et grands à ne pas encaisser, mais qui « donnaient un statut social » même s’ils ne produisent pas de richesse. Ce n’est pas par hasard si ces travailleurs étaient la base irréductible du consensus politique de la droite, puis du fascisme, puis du centre-droit… Quand même la santé a commencé à être fortement gérée par gouvernementales ou para- gouvernementales (mutuelles), nous avons commencé à parler de « service public ».

Aujourd’hui, parmi les nombreuses anomalies qui caractérisent cette saison politique, juste un gouvernement qui n’est certainement pas la gauche, a commencé à couper d’abord le panorama varié des « privilèges » qui ont caractérisé la catégorie composite du « service public », ensuite il a commencé à pénaliser aussi les mécanismes de formation des salaires. Agir sur les deux piliers où reposait le consentement des anciens « ministériel » a produit une tension sociale élevée qui porte dans les rues, tour à tour, les policiers, les enseignants, les médecins, les bureaucrates de différents grades et niveaux…
Quotidianosanità.it parle sans mâcher ses mots  du massacre du service public et même en retrace l’histoire (voir l’article). La situation menace de se détériorer aujourd’hui, après la livraison à la CE de la « lettre recommandée » par notre Premier sur les engagements de l’Italie pour rester avec l’Euro (voir l’article de Quotidianosanità.it).
Dans ce panorama italien, ressorte le Piémont, où de tas d’employés de la Région vivent un moment très difficile ; et l’hache politique, en fait, semble vouloir couper 18.000 têtes et les dénégations de Piazza Castello ne rassurent pas ceux qui se sentent menacés de licenciement, notamment le personnel de l’ASL (voir l’article de « la Stampa »).
En revanche, cependant, parmi les milliers de polémiques furieuses, un chapitre de dépense pour le financement de 2011 de l’ARESS Piemonte (Agence Régionale de Services de santé : voir le lien). A cette Agence des services régionaux de la santé, qui « donne un soutien technique et scientifique au conseiller pour la tutelle de la santé et un soutien méthodologique au agences sanitaires régionales » la Région Piémont a accordé un financement pour l’année 2011 plus que doublé par rapport à l’année dernière : de 2 à 4.500.000 €.
Deux points très complexes et documentés dans le bulletin du 25 Octobre de Anaao Piémont font (à partir d’un angle de vue particulier, mais explicite) l’histoire du financement régional de l’Aress : voir et voir.

HARD TIMES FOR PUBLIC SECTOR’S EMPLOYEES

Once upon a time there were ministries employees, schoolteachers, professors, soldiers, policemen… The unwritten pact between power and labour forces included low salaries and little and big privileges not convertible into cash. They were “status” making but did not carry money with them. Not by chance these workers were the hard-core of the political consent of the right wing, then of fascism and then of the centre-right parties… When health care system started to be massively managed by public corporations or parastatal organizations (the so called “mutue”, the first step of the National Health Service), then we also started to talk about “public sector employment”.

Among the many peculiarities characterizing this historical and political season, a not exactly left-wing Government has started to cut first of all the varied list of “privileges” typical of the motley category of the “public sector employment”, then it penalized the mechanism of salary making.

Acting on the two pillars of civil servants’ consent is causing a very high social tension that calls in turn in the streets policemen, teachers, medical doctors, bureaucrats of every level…

Quotidianosanità talks in the strongest possible terms of a massacre of the public sector employment and outlines its history (see the article: vedi l’articolo). The situation seems to be precipitating after the “letter of parcel delivered by hand” to the European Commission by our Prime Minister regarding Italy’s commitment to remain into the Euro area (see the article by Quotidianosanità: (vedi l’articolo di Quotidianosanità.it).

In this general situation, in Region Piemonte  many regional employees are passing through particularly hard times. Politics cuttings seem likely to behead 18.000 heads and the denials coming from Piazza Castello, the Region headquarters, do not reassure who feel themselves threatened by dismissal, especially ASL staff (see the article by La Stampa: (vedi l’articolo della Stampa).

A budget cost component of 2011 Aress Piemonte financing goes countertrend causing a  lot of hard controversies (Aress, Regional Agency for Health Services, see link: vedi il link).

Regione Piemonte has funded Aress with a double financing if compared to the past year: from 2 to 4,5 millions Euros. Aress “ has a function of technical and scientific support to the Health care Protection Department of Regione Piemonte and it supports the Aziende Sanitarie Locali (Public Health Care Local Authority) in their methodology.”

The newsletter issued by Anaao Piemonte on the last 25th of October talks about this financing in two very structured and documented points from a specific but explicit point of view. See: vedi and see:

vedi

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PIÙ DELL’ORDINE POTÈ IL FISCO

E il Governo decise: senza sentire il parere degli Ordini. I liberi professionisti iscritti ad un Ordine sono avvertiti: se non fattureranno le loro prestazioni in modo congruo e rispettoso della legge rischiano la sospensione dall’Albo d’appartenenza, sino a sei mesi: in caso di recidiva.
È la la legge n°148 del 14 settembre 2011 a stabilirlo, insieme agli aumenti dell’Iva deliberati per riportare i conti in ordine come ci ha ordinato l’Europa per non farci buttare fuori dalla “Zona Euro”, per evitare l’amministrazione pubblica controllata in salsa ateniese.
Una legge votata di corsa; l’ultima “manovra” estiva del Governo ad una settimana dall’inizio dell’autunno astronomico (l’altro, quello che induce alla depressione e ai più cupi pensieri era iniziato già molti mesi prima). La fretta ha davvero giustificato in modo totale questa ingerenza che contribuisce a rendere sempre più confuso il quadro istituzionale e normativo in Italia? Saranno gli eventi prossimi venturi a dirlo. Nell’attesa leggetevi la Comunicazione 57 diffusa dalla FNOMCeO a tutti gli Ordini provinciali.

Nicola Ferraro

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LISTE D’ATTESA: SI RIDUCONO IN FARMACIA?

politica sanitaria evidenza

Il Piemonte invoca una riforma strutturale della sanità a livello regionale per ridurre le liste d’attesa per il ricovero nelle strutture per anziani. (vedi il link: http://www.regione.piemonte.it/notizie/piemonteinforma/diario/solo-una-riforma-strutturale-pu-ridurre-le-liste-d-attesa.html). Perché la riforma auspicata abbia successo occorrerà però illuminare a giorno quel territorio indistinto in cui l’assistenza sanitaria si stempera nell’assistenza sociale: un impegno da far tremare i polsi perché occorre riportare gli orologi della politica al 1978, anno in cui la Legge 833 decretò la nascita del SSN (Servizio Sanitario Nazionale). Allora le idee erano più chiare e viaggiavano alte sulle ali di un entusiamo politico che oggi abbiamo dimenticato. Le unità territoriali minime in cui si articolava il SSN erano le USSL (Unità Socio Assistenziali Locali), diventate poi con l’aziendalizzazione forzata del ministro De Lorenzo di inizio anni ‘90, AUSSL (Azienda Unità…) e in seguito ASL ed ASO (Azienda Sanitaria Locale e Azienda Sanitaria Ospedaliera). Nel frattempo, in sincronia col conio di nuovi acronimi, la gestione dell’assistenza sociale “pura” è ritornata interamente sulle spalle dei Comuni che, per far fronte all’esplosione di crescenti richieste e di fondi in perenne diminuzione, hanno dato vita a consorzi per l’erogazione di alcuni servizi comuni nel tentativo di dar vita a embrioni di razionalizzazione: di “economie di scala”, come dicono i tecnici. Con questo termine in economia si indica la relazione tra l’aumento della produzione correlata alla dimensione incrementata di un impianto e la diminuzione del costo medio unitario di produzione realizzato di un bene.

Per ridurre il volume delle liste d’attesa maturate in ambito totalmente sanitario, le parole d’ordine da anni sono razionalizzazione e informatizzazione. Due strumenti realizzabili ma che si scontrano spesso con la natura ignorata della realtà che si vuole migliorare e che quindi producono inevitabilmente nuovi malumori e nuove frustrazioni. Si può anche montare un navigatore satellitare su un biroccio malandato, trainato da due buoi bolsi; pretendere di correre un Gran Premio di Formula 1 con questo accrocchio risulta però demenziale…

L’ultima risorsa individuata per dare stabilità al biroccio e salute ai buoi è la rete delle farmacie; mese dopo mese si amplia il ventaglio delle autorizzazioni ministeriali in loro favore per integrare servizi sanitari carenti. Un interessante articolo di Quotidianosanità.it illustra le più recenti norme (pubblicate in Gazzetta Ufficiale) per gestire la prenotazione di visite specialistiche e le analisi cliniche tra scaffali zeppi di saponette, tettarelle, preservativi e prodotti di bellezza vari. (Vedi il link: http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=5500)

Nicola Ferraro

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