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LA LOTTA ALLA TBC PASSA ATTRAVERSO LA LOTTA AL RAZZISMO

politica sanitaria evidenza

   

È il cavallo di battaglia delle intolleranze (esplicitate o pronunciate a mezza voce) nei confronti degli immigrati. Oltre all’accusa di “furto di lavoro” ai danni degli italiani gli intolleranti affermano che gli immigrati ci portano malattie infettive, sono responsabili del ritorno di fiamma della tubercolosi. Un’affermazione verosimile che se non spiegata diventa “falso ideologico”. La nostra redazione ha realizzato quattro videointerviste a specialisti diversi su questo tema (vedi) e tutti affermano che gli immigrati arrivano in genere in Italia dopo aver superato un primo incontro col batterio responsabile della malattia ma che si riammalano a causa delle precarie condizioni di vita che devono affrontare nel nostro Paese. Se italiani della stessa età venissero fatti dormire in stamberghe umide, sporche, sovraffollate… se con un vitto da sopravvivenza fossero obbligati a raccogliere per dodici ore al giorno pomodori sotto il sole a 40°… anche molti di loro ridiventerebbero tubercolotici.

La malattia è in ogni caso significativamente in aumento e le autorità sanitarie cercano di fare la loro parte. Tre azioni strategiche saranno attuate nel triennio 2013-2016 per dare scacco alla tubercolosi, patologia relativamente rara nel nostro Paese (l’incidenza è inferiore ai 10 casi per 100mila abitanti), ma in preoccupante aumento negli ultimi anni: sorveglianza strettissima, implementazione delle linee guida, e programmi straordinari di educazione sanitaria e formazione degli operatori sanitari.

Questo, in estrema sintesi, il contenuto del documento  “Controllo della tubercolosi: obiettivi di salute, standard e indicatori” esaminato dalla Conferenza Stato Regioni il 20 dicembre scorso (vedi).
Il piano potrebbe però non soddisfare le aspettative se l’attenzione culturale, sociale, economica, politica nei confronti dell’immigrazione in Italia non cambierà registro: la stupidità del razzismo (come qualsiasi altra forma di stupidità) può travolgere anche chi la esercita in prima persona. Essere razzisti non protegge dalla Tbc. Anzi, come testimonia l’Epidemiologia, può essere un fattore predisponente!

Nicola Ferraro

LA LUTTE CONTRE LA TUBERCULOSE PASSE À TRAVERS LE COMBAT CONTRE LE RACISME

C’est l’un des chevaux de bataille de l’intolérance (explicites ou prononcées à la voix basse) contre les immigrés. En plus de l’accusation de « voler le travail » aux Italiens, les intolérants disent que les immigrants nous apportent les maladies infectieuses et que sont responsables du retour de la tuberculose. Une déclaration vraisemblable qui, si demeure inexpliquée, devient « faux intellectuel ». Notre équipe de rédaction a réalisé quatre entrevues vidéo avec plusieurs experts sur ce sujet (voir) et tous affirment que les immigrants arrivent généralement en Italie après avoir passé une première rencontre avec la bactérie responsable de la maladie, mais ils tombent malades à nouveau en raison des mauvaises conditions de vie qu’ils trouvent dans notre pays. Si les Italiens du même âge dormissent dans des huttes humides, sales, surpeuplées… si avec une nourriture de survie ils fussent forcés à cueillir des tomates pendant douze heures par jour au soleil à 40°… bien d’eux attraperaient la tuberculose.

La maladie est en tout cas nettement en train d’augmenter et les autorités sanitaires tentent de faire leur part. Trois actions stratégiques seront mises en œuvre dans la période 2013-2016 pour combattre la tuberculose, une maladie relativement rare dans notre pays (l’incidence est inférieure à 10 cas pour 100000 habitants), mais qui connaît une augmentation inquiétante ces dernières années : une étroite surveillance, la mise en œuvre des principes directeurs, et programmes spéciaux d’éducation sanitaire et de formation des professionnels de la santé.

Voilà, en quelques mots, le contenu du document « Lutte contre la tuberculose : les objectifs de santé, les normes et les indicateurs » examiné par la Conférence État-Régions, le 20 Décembre passé (voir).
Le plan, cependant, ne pourrait pas répondre aux attentes si l’attention culturelle, sociale, économique, politique face à l’immigration en Italie ne changera registre : la stupidité du racisme (comme toute autre forme de stupidité) peut submerger les racistes eux-mêmes. Être raciste ne protège pas contre la tuberculose. En effet, comme en témoigne l’épidémiologie, peut être un facteur prédisposant !

THE FIGHT AGAINST TB GETS THROUGH TO THE FIGHT AGAINST RACISM

It is the strongest point of all explicit as well as undertone intolerances towards immigrants. In addition to the accusation of being “job thieves”,  intolerant people states that immigrants are responsible for spreading infectious diseases and are especially responsible for TB resurgence. This is a likely assertion that, if not well explained, can become an “ideological forgery”. Our editorial office has made four video interviews to different specialists about this matter (see: vedi) and they have all said that generally immigrants reach Italy after having overcome a first contact with the bacterium responsible for the disease. Nevertheless, they become ill because of the unstable life conditions they have to face in our Country. If italian people of the same age would sleep in wet, dirty and overcrowed  hovels… if they would be forced to pick tomatoes twelve hours a day under 40 degrees… maybe also many of them would develop TB.

In any case, the disease is increasing and health care authorities are trying  to play their part. Three strategic actions will be realized in the 3-year period 2013-2016 in order to defeat TB. TB is a relatively rare disease in our Country (less than 10 cases each 100 thousand people) but, at the same time, it is increasing in an alarming way. These three actions will be: very strict monitoring, guidelines implementation, special programs of health education and training to health care workers.

Very briefly, this is the content of the document entitled “TB control: health objectives, standards and indicators” that has been examined by the State-Regions Conference on last 20th of December (see: vedi).

Nevertheless, the programm could be disapponting if cultural, social, economic and political attention toward immigration in Italy will not change. As any other form of stupidity, racism stupidity can crush also who practices it bodily. Being racist does not protect from TB. On the contrary, as Epidemilogy states, can be a predisposing factor!

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ULTIME DAL PIANETA TBC

cronaca evidenza

 

Continua a tenere banco sui media “l’epidemia silenziosa” della tubercolosi che alcune testate presentano come una “colpa” da attribuire agli immigrati, soprattutto se clandestini. Le virgolette si riferiscono ad una realtà che è caratterizzata da una pericolosità soltanto mediatica ma che strizza l’occhio ai rigurgiti di un razzismo a volte becero, a volte più sofisticato e in qualche caso addirittura in doppio petto.

La redazione di Torinomedica.com ha dedicato ben quattro servizi a questo problema intervistando il pediatra Giuseppe Ferrari, l’infettivologo Giovanni Di Perri,  il medico del lavoro Riccardo Falcetta e il tisiologo Maurizio Onoscuri: per scaricare i servizi basta digitare la parola “tbc” nell’apposito spazio di ricerca sulla homepage, in alto a destra, del portale www.torinomedica.org

Abbiamo seguito questo problema sanitario per oltre nove mesi. All’inizio l’intervista al prof. Ferrari, pediatra, l’abbiamo realizzata perché il fatto di cronaca che occupava le prime pagine dei giornali era l’epidemia di tubercolosi tra i neonati del policlinico Gemelli di Roma: un evento sanitario causato da un’infermiera infetta che coinvolgerà 52 neonati.

In seconda battuta abbiamo intervistato l’infettivologo prof. Di Perri e siamo anche stati criticati per non aver sentito il parere di uno pneumologo. Abbiamo rimediato intervistato il dott. Onoscuri e, vista la deriva del problema che riguarda soprattutto la Medicina del Lavoro, abbiamo intervistato anche uno specialista di questa materia. La ribalta mediatica, iniziata infatti al Gemelli, ha avuto una sorta di sua conclusione mediatica “naturale” e provvisoria a Torino dove si sono registrati dei casi di Tbc tra gli studenti di Medicina. L’inizio e l’evoluzione torinese di questa vicenda sanitaria dimostrano che la tubercolosi polmonare è, almeno in Italia, soprattutto un problema di Medicina del lavoro che riguarda il personale medico-sanitario; anche il Ministero della Salute condivide questa opinione (vedi).
Per quanto riguarda il “contributo” degli immigrati, TUTTI gli esperti consultati in questi mesi sostengono che in genere questi uomini e queste donne arrivino in Italia avendo superato un primo episodio infettivo che si riacutizza per le condizioni di vita, spesso vergognose, che trovano nel nostro Paese.  La responsabilità sanitaria non deriva quindi dalle condizioni di salute degli immigrati ma dal modo in cui noi li costringiamo a vivere. Dire sinteticamente che gli immigrati sono un problema vuol dire quantomeno strizzare l’occhio al razzismo.

La Tbc è però, in un ordine di grandezza planetario, un problema medico-sanitario reale al quale si dedicano attenzione, risorse e ricerche. L’ultima, di natura epidemiologica,  ha scoperto una realtà che complica lo scenario: sarebbero in aumento le forme di malattia resistente ai farmaci (vedi).

Nicola Ferraro

DERNIÈRES NOUVELLES DU PLANET TUBERCULOSE

Elle continue à avoir de la place médiatique « l’épidémie silencieuse » de la tuberculose qui selon certains titres apparait comme un « péché » à attribuer aux immigrants, en particulier les immigrants illégaux. Les citations renvoient à une réalité qui se caractérise par un risque seulement médiatique, mais avec un clin d’œil à la résurgence du racisme, parfois vulgaire, parfois plus sophistiqué et même dans certains cas en tenue croisé.

La rédaction de Torinomedica.com a consacré quatre services à ce problème en interrogeant le pédiatre Giuseppe Ferrari, Giovanni Di Perri spécialiste de maladies infectieuses, le médecin du travail Riccardo Falcetta et le phtisiologue Maurizio Onoscuri : pour télécharger les reportages il suffit de taper le mot « tuberculose » dans la case de recherche à la page d’accueil, en haut à droite, dans le portail www.torinomedica.org

Nous avons suivi ce problème de santé depuis plus de neuf mois. Au début, l’entrevue avec le prof. Ferrari, pédiatre, nous l’avons faite parce que l’histoire nouvelle qui occupait les premières pages des journaux, était l’épidémie de tuberculose chez les nourrissons à l’hôpital Gemelli de Rome : un événement de santé causés par une infirmière infectée impliquant 52 enfants.

Deuxièmement, nous avons interviewé le professeur spécialiste des maladies infectieuses Perri et nous avons aussi été critiqués pour ne pas avoir demandé aussi l’avis d’un pneumologue. Nous avons remédié en interviewant Dr. Onoscuri et, étant donné la dérive du problème qui affectait principalement la médecine du travail, nous avons interviewé aussi un spécialiste dans ce domaine. L’attention des médias, en fait, commencé à Gemini, a eu une sorte de conclusion médiatique « naturelle et provisoire à Turin, où il y a eu des cas de tuberculose chez les étudiants en médecine. Le début et l’évolution de cette histoire de santé à Turin  démontre que la tuberculose pulmonaire est, au moins en Italie, avant tout, un problème de médecine du travail qui concerne le personnel médical ; le ministère de la Santé partage également ce point de vue (voir).
Quant à la « contribution » des immigrants, tous les experts que nous avons consultés ces derniers moins affirment que, en général, ces hommes et ces femmes arrivent en Italie après avoir passé un premier épisode d’infection qui se reproduit pour les conditions de vie, souvent scandaleuses, qui souffrent en notre pays. La responsabilité sanitaire ne vient pas donc, de la santé des immigrants, mais des conditions que nous les forçons à vivre. Dire brièvement que les immigrés sont un problème signifie au moins un clin d’œil au racisme.

La tuberculose est, dans un ordre de grandeur planétarium, un problème sanitaire réel auquel on accorde une attention réelle, des ressources et de la recherche. Le dernier, épidémiologique, a découvert un fait qui complique le scénario : l’augmentation des formes résistantes aux médicaments de la maladie (voir).

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BOOM DI DONNE MEDICO ANCHE TRA GLI STRANIERI IN ITALIA

novita evidenza

   

La notizia è stata diffusa dall’AMSI, l’associazione dei medici stranieri in Italia (vedi) e conferma una tendenza ormai consolidata da tempo nel nostro paese. Le donne evidentemente studiano di più e meglio, sono più attendibili e puntuali nei percorsi formativi. In più c’è da aggiungere che la professione di medico fino a molto tempo fa non era molto colorata di rosa e le nuove iscrizioni si fanno quindi notare.
La situazione però sta radicalmente cambiando: le nuove iscrizioni vedono una grande maggioranza di donne e questo (si spera) contribuirà a mandare in frantumi quel “soffitto di cristallo” che, impedendo la rimozione delle discriminazioni di genere, il sessismo e persino lo stigma, promuove ai vertici della politica, della società e delle professioni soprattutto i maschi e condanna le donne a stipendi sensibilmente inferiori a quelli percepiti dai colleghi: su questo argomento la redazione ha realizzato quattro servizi specifici (vedi).
Un contributo importante in questo senso potrebbe arrivare proprio dall’ingresso nella professione medica di tante straniere che nel 10% dei casi si candidano a lavorare come odontoiatre (vedi).

Nicola Ferraro

BOOM DE FEMME MEDECINS, MEME PARMI LES ETRANGERS

La nouvelle a été répandue par l’AMSI, l’association des médecins étrangers en Italie (voir), et elle confirme une tendance maintenant consolidée depuis longtemps en notre pays. Les femmes étudient évidemment davantage et mieux et elles sont plus dignes de foi et ponctuels dans les parcours formatifs. En plus il faut ajouter que le métier de médecin jusqu’à il y a longtemps n’était pas beaucoup coloré de rose et que les nouvelles inscriptions sont donc remarquables.

La situation, cependant, c’est radicalement en changeant : les nouvelles inscriptions voient une grande majorité de femmes et ceci (on souhaite bien), contribuera briser en morceaux ce « plafond de cristal » que, en empêchant le déplacement des discriminations de genre, du sexisme et même du stigmate embauche aux sommets de la politique, de la société et des métiers surtout les hommes et condamnation les femmes à des salaires sensiblement inférieurs à ceux-là perçus par les collègues : à ce sujet la rédaction a réalisé quatre services spécifiques, (voir).

Une contribution importante dans ce sens pourrait arriver vraiment de l’entrée dans le métier médical de beaucoup d’étrangères que dans le 10% veulent travailler comme odontologistes (voir).

IN ITALY BOOM OF WOMEN MEDICAL DOCTORS EVEN AMONG FOREIGNERS

AMSI, the Association of Foreign medical doctors in Italy, released the news (see: vedi) and confirmed a consolidated trend in our Country. Women study better and more, they are more reliable and punctual in their educational career. In addition to it, there were no many women medical doctors since little time ago and the new registrations distinguish themselves.

The situation is changing radically: new registrations mark that the majority is made by women.  This fact will hopefully help to break that “crystal ceiling” that allows only men to be at the height of politics, society and profession, will remove gender discriminations, sexism and stigma that condemn women to really lower salaries compared to men’s ones. Our editorial office issued four special articles about it (see: vedi).

The entry of many foreign women in the medical profession (the 10% of them are dentists) could give an important contribution to the matter. (see: vedi).

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ITALIANI BRAVA GENTE… E PER METÀ RAZZISTA

politica sanitaria evidenza

   

“È una assurdità, una follia che dei bambini nati in Italia non diventino italiani, che non venga riconosciuto loro un diritto fondamentale”. Sono queste le parole usate dal Presidente durante l’incontro del 22 novembre scorso al Quirinale con la Federazione delle Chiese Evangeliche (vedi). L’invito pressante, quasi un monito del Presidente Giorgio Napolitano perché il Parlamento voti una legge che assicuri la cittadinanza ai bambini nati in Italia è stata considerata dai commentatori politici una sorta di cartina di tornasole del cambiamento del clima politico sancito dal cambiamento di Governo: l’ultimo intervento ufficiale del ministro Fazio è stato quello fatto telefonicamente al Teatro Alfieri l’11 novembre scorso durante la consegna delle medaglie ai medici e agli odontoiatri iscritti all’Ordine di Torino con laurea conseguita 50, 60 e 70 anni fa (vedi);  al neoministro della Salute Renato Balduzzi il Presidente della FNOMCeO Amedeo Bianco ha rivolto un benvenuto augurale che riprendiamo dal portale della FNOMCeO (vedi).
La dichiarazione del Presidente Giorgio Napolitano ha suscitato entusiasmi e alzate di scudi. Il razzismo degli italiani (al di là delle vergognose vicende legate al mezzo secolo di ingloriosa “epopea coloniale”) è sempre covato sotto la cenere del nostro provincialismo, della nostra sostanziale povertà che accompagnava un’arretratezza economica che in un quinquennio si sarebbe trasformata in boom, negli anni ’60.
Oggi la situazione è ben nota; semi sempre meno nascosti di intolleranza e di razzismo inqualificabile convivono con l’esplosione della solidarietà, del volontariato, della difesa sempre più lucida e articolata degli ultimi, dei segnati dalle vecchie e nuove povertà.
Proprio per la presenza di questa situazione bipolare nel Bel Paese è particolarmente interessante leggere l’indagine Unicef sulla percezione del razzismo tra gli adolescenti italiani e di origine straniera (vedi). La fotografia di un paese spaccato in due, come una mela anche su questo fronte, si evidenzia chiaramente persino nella sintesi del documento dell’Unicef che l’agenzia di stampa “Dire Minori” ha elaborato e messo in Rete. (vedi)

Nicola Ferraro

ITALIENS, DES BRAVES GENS… A MOITIE RACISTES

« C’est absurde, c’est de la folie le fait que les enfants nés en Italie ne deviennent pas des Italiens, le fait que ce droit capital ne soit pas reconnu ». Ce sont les mots utilisées par le Président de la République pendant le rencontre du 22 novembre passé avec la Fédération des Eglises Evangélistes, aux Quirinal (voir).

L’invitation pressante voir l’avertissement, du Président Giorgio Napolitano, au Parlement, pour faire voter une loi qui donne aux enfants nés en Italie la nationalité italienne, à été considérée par les analystes politiques comme un tournesol du nouveau panorama politique crée par le changement du Gouvernement : la dernière intervention du ministre Fazio a été celle-là, téléphonique, au Théâtre Alfieri de Turin pendant la cérémonie de remise des médailles aux médecins et odontologiste inscrits à l’Ordre des Médecins avec une maîtrise obtenue il y a 50, 60 et 70 ans, le 11 novembre passé (voir) ; au nouveau ministre de la Santé, Renato Balduzzi, le Président de la FNOMCeO Amedeo Bianco a dirigé une bienvenue de bon augure, que nous retrouvons sur le site de la FNOMCeO (voir).

Le discours du Président Giorgio Napolitano a suscité des enthousiasmes et des levées de boucliers. Le racisme des Italiens (au-delà des événements honteux liés au demi-siècle de « épopée coloniale » sans gloire) a toujours couvé sous la cendre de notre provincialisme, de notre pauvreté intérieure qui accompagnait un retard économique qui allait se transformer, dans un quinquennat, en boom durant les ans ’60.

Aujourd’hui la situation est bien connue ; germes de moins en moins cachés d’intolérance et de racisme inqualifiable cohabitent avec l’explosion de la solidarité, du volontariat, de la défense de plus en plus brillante et articulée des derniers, des atteints par les vieilles et nouvelles pauvretés.

Justement pour la présence de cette situation bipolaire dans le Beau Pays il est particulièrement intéressant de lire l’enquête Unicef sur la perception du racisme entre les Italiens adolescents et d’origine étrangère (voir). La photographie d’un pays fendu en deux, comme une pomme, aussi sur ce front, est claire dans la synthèse du document de l’Unicef que l’agence de presse « Dire Minori) a écrit et mis en ligne (voir).

ITALIANS: GOOD PEOPLE… AND PARTLY RACISTS

Quoting Giorgio Napolitano during his meeting at the Quirinale with the Evangelical Churches on the last 22nd of November: “It is absurd, a real madness, that children who were born in Italy cannot become Italians, thus unrecognizing their fundamental right”(see: vedi).

The President’s pressing invitation, nearly a warn to the Parliament in order to vote a law ensuring the citizenship to children born in Italy has been considered by political observers a sort of litmus test of the political change stated by Italy’s Government change. The last official speech of Minister Fazio has been done by telephone in Alfieri Theatre on the last 11th of November during the presentation of the medals to medical doctors and dentists register at the Turin Association and graduated 50, 60 and 70 years ago (see: vedi). Amedeo Bianco, President of the FNOMCeO, has welcomed the new Minister of Health Renato Balduzzi with the speech downloadable here (see: vedi).

Napolitano’s speech aroused enthusiasm but also a general outcry against it. Italians’ racism (apart from the shameful colonial period) has always been hidden under our provincialism, our substantial poverty that came along with our economic backwardness that after only five years would have changed into the economic boom of the Sixties.

The present situation is well known: evident intolerance and dishonorable racism live together with solidarity, voluntary work, clear and structured protection of the last ones hit by old and new poverties.

Just for this kind of bipolar Italian situation, it is very interesting to have a look at UNICEF research about the perception of racisms among Italian teenagers and among immigrate teenagers (see: vedi).

This is the picture of a country split into two pieces like an apple also in this field and it is clearly shown even in the final document of Unicef, uploaded by the press agency “Dire Minori” (see: vedi)

 

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Ansia e depressione sono “mali geografici”?

cronaca evidenza

  

Ansia e depressione sono sempre più diffusi tra i cittadini stranieri che si trovano costretti ad affrontare diversi disagi sociali tra cui gli ostacoli in ambito lavorativo, l’ assenza di nucleo familiare, la lontananza dagli affetti e la difficoltà di costruire una dimensione privata che prescinda dai ritmi produttivi. Un’indagine condotta dal Centro di psichiatria transculturale e della migrazione “G. Devereux” di Bologna mette in luce  il rischio per la popolazione straniera di sviluppare disturbi psichiatrici sempre più frequenti e complessi.
Nel campione clinico del Centro gli stranieri rappresentano un quarto delle persone che manifestano esordi psicotici gravi e se si considera che nello stesso territorio la popolazione straniera è attorno al 9% il dato è certamente significativo.

Le  donne sono particolarmente a rischio: la gestione del sistema di relazioni e degli affetti è aggravata dalla separazione dal nucleo familiare e soprattutto dai figli, come nel caso di molte donne dell’Est arrivate in Italia per esercitare il mestiere di badante. In base ai dati della ricerca un’altra categoria estremamente fragile è quella dei richiedenti asilo e dei profughi, spesso vittime di episodi di mancata accettazione ed esclusione che segnano profondamente, e con conseguenze di tipo clinico, la loro stabilità psichica.

Leggi l’articolo tratto da Migranti Torino.It

L’anxiété et la dépression sont-ils des « maux géographiques » ?

L’anxiété et la dépression sont de plus en plus répandues parmi les citoyens étrangers qui sont obligés d’affronter divers problèmes sociaux, notamment les obstacles au travail, l’absence de la famille, la distance des attaches et la difficulté de construction d’une sphère privée abstraction faite des taux de production. Une enquête menée par le « Centro di psichiatria transculturale e della migrazione, G. Devereux » de Bologne souligne le risque pour la population étrangère de développer des troubles psychiatriques plus fréquents et plus complexes.

Dans l’échantillon clinique du Centre des étrangers il y a plus qu’un quart des personnes qui montrent début psychotiques graves et en considérant que dans le même territoire, la population étrangère est d’environ 9%, la donnée est certainement significative.

Les femmes sont particulièrement à risque : la gestion du système de relations et d’émotions est exacerbée par la séparation de leurs familles et surtout des enfants, comme dans le cas de beaucoup de femmes de l’Est qui sont arrivés en Italie pour faire le travail d’employées de maison. Selon les données de la recherche une autre catégorie extrêmement fragile est celle-là des réfugiés, qui ont été souvent victimes d’épisodes de rejet et d’exclusion dont ils ont été profondément marqués, et avec des conséquences cliniques dans leur stabilité psychologique.

Lire l’article de Migranti.Torino.it

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