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GRAVI INCIDENTI AMBIENTALI: I CITTADINI DEVONO SAPERE

Di questi giorni le nuove disposizioni sulla direttiva di Seveso (Direttiva 96/82/CE): la norma europea tesa alla prevenzione ed al controllo dei rischi di incidenti rilevanti, connessi con determinate sostanze classificate pericolose. La direttiva prevede specifici obblighi per i gestori di quegli stabilimenti in cui tali sostanze siano o possano essere presenti, in quantitativi superiori a specifici limiti di soglia stabiliti dalla Direttiva. E l’Italia il 17 agosto 1999 l’ha recepita con il decreto legislativo n. 334 ”Attuazione delle direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”. Leggi qui

Questo provvedimento obbliga gli Stati membri a preparare piani di emergenza per le zone intorno agli impianti industriali in cui si trovano ingenti quantitativi di sostanze pericolose.

Le ultime disposizioni, che rientrano in un aggiornamento tecnico, a seguito della recente evoluzione della classificazione delle sostanze chimiche a livello europeo e internazionale, punteranno anche ad una migliore informazione dei cittadini dell’UE per coinvolgerli di più nelle decisioni riguardanti la pianificazione del territorio. Inoltre una conoscenza maggiore, che passa anche per via informatica, consentirà di acquisire modelli di comportamento efficaci in caso di incidente e di avviare azioni legali nel caso in cui non siano state fornite informazioni adeguate. Tutti gli stabilimenti interessati dalla normativa dovranno fornire notizie precise sui sistemi d’allarme e sulle norme di comportamento dei cittadini in caso di grave incidente . Quando si verifica un incidente, le autorità competenti dovranno informarne tutti i potenziali interessati comunicando le principali misure del caso.

Saranno inoltre più rigorose le norme di ispezione degli stabilimenti e le misure di sicurezza.

Gli Stati membri dovranno applicare le nuove norme a partire dal 1° giugno 2015, data in cui diventa pienamente applicabile la nuova legislazione sulla classificazione delle sostanze chimiche in Europa.
Nel 2008 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno adottato il regolamento relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele, che adegua il sistema UE alla nuova classificazione internazionale (ONU) delle sostanze chimiche (Globally Harmonised System, GHS, sistema mondiale armonizzato). Da qui la necessità di adeguare la direttiva Seveso, in quanto la sua portata è basata sulla precedente classificazione delle sostanze chimiche che sarà abrogata dal regolamento sopra citato entro il 2015.
Leggi qui


 

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SCRIVERE UN ARTICOLO SCIENTIFICO: ALCUNE REGOLE

ricerca evidenza

   

Una buona capacità di scrittura. da sola, non garantisce la capacità scrivere un articolo scientifico di livello accettabile. Redarre un articolo scientifico  significa infatti conoscere alcun regole formali di impostazione editoriale, ma anche acquisire alcuni principi che afferiscono all’etica dell’informazione e della comunicazione.

Come prima norma c’è senza dubbio la chiarezza sui contenuti da esprimere e sulla forma usata per veicolarli: una comunicazione oscura, difficile e con troppi salti logici rischia di sembrare costruita ad arte per veicolare altri messaggi, magri subliminali.
In questo genere di articoli è praticamennte obbligatorio l’uso dell’abstract, un sintetico riassunto utilizzabile come strumento di guida e riformulazione, che consente al lettore di ripassare sinteticamente le nozioni e di acquisirle con maggior chiarezza. Ma anche in questo caso spesso di dimentica l’importanza della restituzione come categoria precisa del linguaggio scientifico. Di seguito la redazione offre un articolo di spiegazione teorica e pratica di alcune strategie (in senso scientifico) che possono orientare nella stesura di un testo: leggi qui 

ECRIRE UN ARTICLE SCIENTIFIQUE : QUELQUES REGLES

Savoir bien écrire, seulement, ne garantit pas la possibilité d’écrire un article scientifique de niveau acceptable. Rédiger un  article scientifique, en fait, signifie connaître des règles formelles de réglage de rédaction, mais aussi acquérir certains principes qui sont une question d’éthique de l’information et de communication.
Comme première règle il y a sans aucun doute la clarté du contenu et de la forme utilisée pour l’exprimer : une communication obscure, difficile, et avec trop de sauts logiques peut sembler habilement construit pour transmettre d’autres messages, même subliminaux.
Dans ce genre d’article pratiquement c’est obligatoire d’utiliser des « abstracts », un bref résumé qui peut être utilisé comme un moyen d’orientation et de reformulation et qui permet au lecteur de passer brièvement en revue les concepts et les acquérir plus clairement. Mais ici, on oublie trop souvent l’importance de la restitution comme une catégorie spécifique du langage scientifique. Par la suite la rédaction fournit un article avec une explication théorique et pratique de certaines stratégies (au sens scientifique) qui peuvent guider la rédaction d’un texte : lire ici

HOW TO WRITE A SCIENTIFIC ARTICLE

A good writing ability does not guarantee the skills to write an acceptable scientific article.

Writing a scientific article supposes the knowledge of some formal rules of editorial setting together with the acquisition of some principles connected to information and communication ethics.

Contents and their shape clarity is, without doubt,  the first rule. An obscure and difficult communication, with many logic leaps, seems to be made to release other, even subliminal, messages.

In this kind of articles, the use of the abstract is mandatory. The abstract is a short summary that can be used as a guiding and re-wording tool thus allowing the reader to synthetically revise notions and acquire them more clearly.

But even in this case, the importance of the re-wording as a specific category of the scientific language is often forgotten.

Here below (leggi qui ) an article about some theoretical and practical explanations of some scientific strategies that can help in the writing of a text.

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SGOMBERIAMOLI!

dedalo evidenza

I tre seminari per giornalisti “Sgomberiamoli!”, dedicati al tema dell’immigrazione, organizzati da Redattore Sociale insieme all’Unar sono disponibili su http://storify.com/, la piattaforma che consente di narrare storie ed eventi attraverso il mosaico di commenti, notizie, video, foto e informazioni disponibili sul Web.
Sono stati tre gli incontri che si sono tenuti a Milano (17 aprile), Roma (18 aprile) e Napoli (19 aprile). Di seguito i link ai tre storify: Milano, http://storify.com/RedattoreSocial/sgomberiamoli; Roma, http://storify.com/RedattoreSocial/sgomberiamoli-roma-1; Napoli, http://storify.com/RedattoreSocial/sgmberiamoli-napoli. 

Questa importante iniziativa che afferisce al giornalismo di tipo sociale e culturale ha visto la partecipazione di circa 500 giornalisti tra cui molti allievi delle sette scuole di giornalismo operanti nelle regioni interessate. Oltre 50 i relatori: da Salvatore Natoli a Gian Antonio Stella, da Mauro Valeri a Marino Niola, dalla gipsy band ’O Rom agli attori Dijana Pavlovic e Mohamed Ba; e poi alcuni tra i massimi esperti di immigrazione, nove capo-redattori di testate quotidiane e vari rappresentanti di associazioni e istituzioni.
Tre giornate di studio interamente dedicate all’immigrazione e alla comunicazione in cui abitano spesso pregiudizi, luoghi comuni e anche fulgidi esempio di disinformazione.
I video integrali degli interventi dei relatori sono disponibili al seguente indirizzo: www.giornalisti.redattoresociale.it/primavera-2012.aspx.

 

 

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I LIMITI DEI MEDIA ITALIANI…

dedalo evidenza

 

L’Osservatorio di Pavia, un istituto di ricerca e di analisi della comunicazione, fondato nel 1994 dalla C.A.R.E.S., Cooperativa di analisi e rilevazione economiche e sociali, ha condotto un’indagine sulle attitudini dei media italiani. http://www.osservatorio.it/ist/profilo.php

L’attività delL’Osservatorio di Pavia riguarda lo studio della comunicazione veicolata sia dai mezzi tradizionali (stampa, radio e televisione), sia da quelli legati alla sviluppo delle nuove tecnologie (internet).

Secondo le sue ricerche i tg italiani preferiscono ancora i “casi criminali” (il 55% delle notizie in prima serata) al racconto della crisi (39%) e trasformano con facilità la cronaca in uno “show”.

In base quindi a queste ricerche pare che le notizie dei reati rappresentino il 55% delle “notizie ansiogene” apparse nei tg nazionali di prima serata, contro il 39% di quelle legate alla crisi, nonostante la condizione di forte crisi in cui versa il Paese. Come ha affermato il giornalista Ilvo Diamanti “mentre l’Europa appare unificata, e divisa, dalle questioni dell’economia e della moneta, la tv italiana continua a coltivare la propria passione criminale. Senza stanchezza”.

(Leggi qui: http://www.giornalisti.redattoresociale.it/2012/3/8/crisi-e-media.aspx).

Ma c’è di più: distorsione e stereotipi, pregiudizi e banalizzazioni sono risultate le caratteristiche che hanno le minoranze a rischio discriminazione sui media italiani. Lo afferma la ricerca Minorities Stereotypes on Media (Mister Media), progetto nato dalla collaborazione tra il Centro D’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva e il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, con il supporto di Open Society Foundations. (http://www.mistermedia.org/)
È stata monitorata un
’intera offerta informativa radiotelevisiva per 275 giorni, analizzando oltre 7 mila file ed è risultato che migranti, rom e persone lgbt compaiono solo in casi di cronaca. Di loro prevale un’immagine negativa. Nella ricerca infatti si intendono per minoranze alcuni gruppi sociali soggetti a discriminazione, vale a dire appunto gli immigrati, i rom e i sinti, gay e lesbiche e transessuali, religioni minoritarie e ex tossicodipendenti ed ex detenuti.
Queste
minoranze sembrano soggette ad una sorta di ‘marginalità informativa’, che si basa su una semplicistica equazione concettuale in base a cui, poiché riguardano una porzione ridotta della società, esse possono suscitare solo un’attenzione ridotta. Leggi qui: http://www.giornalisti.redattoresociale.it/2012/2/23/mister-media-1.aspx

 

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SALUTE ON LINE? SI, MA CI VUOLE UNA GUIDA

cronaca evidenza

 

Secondo una ricerca della London School of Economics, sono 24 milioni gli italiani che cercano su Internet informazioni riguardo medicina e salute. Anche secondo il Censis, 1 italiano su 3 fa ricorso alla Rete per cercare informazioni sulla salute. E, com’è facile immaginare, la percentuale sale soprattutto fra i giovani: l’84% dei ragazzi fra i 18 e i 24 anni, secondo uno studio di Eikon strategic consulting, si affida infatti al «dottor web». Numeri che in futuro sono destinati ad aumentare, ma già oggi, sempre secondo il Censis, il web è la prima fonte di informazione per il 12% della popolazione. (leggi qui http://allegati.aism.it/manager/UploadFile/2/20120314_955.pdf).

A questo proposito è da poco uscito il nuovo numero del bimestrale di AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla su cui, oltre ad articoli ed interviste molto approfondite e a diversi box di informazione pratica, è possibile leggere proprio una lunga inchiesta sull’uso che medici e pazienti fanno del web: l’aspetto forse più interessante, a parte le percentuali piuttosto alte di “Internauti”, è l’uso crescente nel mondo sanitario dello strumento informatico. Non però come surrogato di relazione medico-paziente o come piattaforma di appalto di competenze; il web si configura piuttosto come spazio di conoscenza preliminare del malato, solo però se opportunamente presentato e spiegato. In questo modo le notizie trovate sulla Rete diventano un primo momento di costruzione del patto comunicativo tra medico e paziente: tutto ciò è possibile a condizione che sia il professionista sanitario a guidare nella navigazione, tre le molte insidie, che pur esistono, del mondo virtuale. Per tale ragione, secondo Eugenio Santoro, direttore del Laboratorio di informatica medica dell’Istituto Mario Negri di Milano, la strada da seguire è quella di un’educazione alla corretta navigazione. Negli Stati Uniti, ma sempre più spesso anche in Italia, «si tende a guidare il paziente alla ricerca di informazioni, un’attività di orientamento che si aggiunge al consueto trattamento farmacologico e che in effetti potrebbe essere la strada giusta verso cui dirigersi».

Questo sistema però si deve arrestare quando si entra nel campo farmaceutico, aspetto delicato e molto rischioso del rapporto col web (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/se-la-salute-si-vende-sul-web/2177253). È recente infatti il caso del farmaco killer comprato dalla Rete

e su cui anche le più importanti istituzioni in ambito sanitario si sono espresse con chiarezza: http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=3468. Lo stesso discorso di cautela riguarda la pratica dell’autodiagnosi, maggiormente diffusa in Italia rispetto a Francia, Spagna, Germania e perfino rispetto alla più digitalizzata (almeno come numero di contatti in Rete) cioè la Cina.

L’articolo di AISM quindi punta all’uso del web non come fonte di informazioni libere, ma come strumento di interazione partecipata tra medico e paziente, che andrebbe usato secondo precise regole e strategie di lettura critica.

SANTÉ EN LIGNE ? OUI, MAIS IL FAUT UN GUIDE

Selon une étude de la London School of Economics, ce sont 24 millions les Italiens qui cherchent  sur Internet renseignements sur la médecine et la santé. Même selon Censis, 1 sur 3 italiens utilise l’Internet pour rechercher de l’information sanitaire. Et, comme vous pouvez l’imaginer, le pourcentage augmente, surtout chez les jeunes : 84% des garçons âgés de 18 à 24 ans, selon une étude de Strategic Consulting Eikon, de fait, s’en remette à « Dr. Web ». Ces chiffres augmenteront à l’avenir, mais aujourd’hui, selon Censis, le Web est la source principale d’information pour le 12% de la population. (Lire ici http://allegati.aism.it/manager/UploadFile/2/20120314_955.pdf).

À ce sujet, l’AISM, Association italienne sclérose en plaques a récemment publié la nouvelle édition bimestrielle où, ainsi que des articles et des interviews très approfondies et plusieurs boîtes d’informations pratiques, vous pouvez lire justement une longue enquête sur l’utilisation que les médecins et les patients font du web : l’aspect peut-être le plus intéressant, en plus du pourcentage assez élevé de « internautes », est l’utilisation croissante des technologies informatiques en domaine de santé. Mais ce n’est pas comme un substitut à la relation médecin-patient ou une plate-forme pour l’achat des expertises ; et le web est plutôt un domaine de connaissance préalable du patient, mais seulement si elles sont correctement présentés et expliqués. De cette façon, les nouvelles repérées en ligne devient un premier pas vers la construction du pacte de communication entre le médecin et le patient : tout est possible à condition que soit le professionnel sanitaire à conduire dans la navigation parmi les nombreux dangers qui existent dans le monde virtuel. Pour cette raison, selon Eugenio Santoro, Directeur du Laboratoire d’Informatique Médicale de l’Institut Mario Negri de Milan, la façon pour avancer est celle de fournir une éducation adéquate en matière de navigation. Aux États-Unis, mais aussi de plus en plus en Italie, « il y a la tendance à conduire le patient à rechercher des informations, une orientation qui est ajoutée au traitement médicamenteux habituel et qui en effet peut-être la bonne conduite. »

Ce système, cependant, doit s’arrêter quand on entre dans le domaine pharmaceutique, un aspect très délicate et risquée des rapports avec le web (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/se-la-salute-si-vende-sul-web/2177253). C’est récent le cas du médicament « killer » acheté en ligne.

Et sur ​​lequel même les institutions les plus importantes dans le domaine de la santé ont exprimé leur avis clairement : http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=3468. Il y a la même prudence sur la pratique de l’autodiagnostic plus répandue en Italie qu’en France, Espagne, Allemagne et, plus encore que dans la plus informatique (au moins pour nombre de contacts sur l’Internet) : la Chine.

L’article de l’AISM vise ensuite à l’utilisation du Web non pas comme une source d’information libre, mais comme un outil pour l’interaction participative entre le médecin et le patient, qui doit être utilisé selon des règles spécifiques et des stratégies de lecture critique.

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