Tag Archives: Oncologia

ULTIMA RISORSA ANTICANCRO: “FUOCO AMICO” AL COLESTEROLO

ricerca evidenza

La ricercatrice torinese Chiara Riganti ha forse scoperto una nuova e innovativa possibilità per annullare la resistenza delle cellule cancerose ai chemioterapici. Infatti, secondo il tipo di tumore, una percentuale che varia dal 40 al 70 per cento delle cellule della massa tumorale, è in grado di annullare gli effetti dei farmaci che dovrebbero invece distruggerle. Questa caratteristica è un’altra prova del fatto che la massa neoplastica ha capacità biologiche di organizzazione della propria sopravvivenza. Le cellule più periferiche tendono per esempio a specializzarsi nella produzione di enzimi proteolitici per facilitare l’espansività; la massa è poi in grado poi di sviluppare una certa refrattarietà all’azione dei farmaci citotossici…

L’idea (nello stesso tempo fantasiosa, pragmatica ed efficace) ipotizzata dal gruppo di ricerca della Riganti all’Università di Torino cerca di utilizzare come “Cavallo di Troia” il bisogno assoluto di colesterolo che le masse neoplastiche non possono limitare. L’aumento anche se caotico delle cellule produce infatti la necessità di “montare in serie” e a turni forzati un incredibile numero di membrane cellulari che, come sappiamo, biochimicamente sono costituite proprio da una parte preponderante di colesterolo. L’idea geniale consiste nel confezionare “proiettili farmacologici mimetizzati nel colesterolo”: molecole chemioterapiche che le cellule cancerose intercettano come “amiche”… (vedi)

Nicola Ferraro

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FARMACI “MIRACOLOSI”, ANTICHI E… A BASSO COSTO

novita evidenza

 

L’assunzione a basso dosaggio  di acido acetilsalicilico potrebbe prevenire l’insorgenza del carcinoma epatico nei malati che convivono con un’epatite virale cronica di tipo C. Almeno nei topi.

Lo studio, gestito dall’Ospedale San Raffaele di Milano, in collaborazione con lo Scripps Research Institute di La Jolla in California (vedi), è stato pubblicato recentemente da “Proceedings of the National Academy of Sciences” (Pnas), una delle più importanti istituzioni scientifiche internazionali. Il titolo della pubblicazione, non ammette dubbi: «Anti-platelet therapy prevents hepatocellular carcinoma and improves survival in a mouse model of chronic hepatitis B» (vedi) e (vedi).

Per ora questo effetto protettivo è stato sperimentato  sui topi, ma la nostra antica frequentazione coi salicilati potrebbe favorire l’accorciamento dei tempi della sperimentazione preclinica.

Il via dei test sull’uomo è attesa dai circa 600 milioni di infettati cronici dal virus C dell’epatite diagnosticati fino ad oggi nel mondo. Il 70% di questi malati corre un rischio altissimo di ammalarsi nel tempo di cancro del fegato: ogni anno muoiono per questa causa almeno un milione di persone nel mondo. I farmaci antivirali, mirati a frenare l’infezione e le sue conseguenze, a cui, purtroppo, molti per altro non rispondono, ha un costo molto alto per le finanze pubbliche degli stati dove la sanità è un diritto democratico acquisito.

In tempi di crisi si incrementa la scoperta di effetti terapeutici insperati in molecole farmacologiche spesso conosciute da decenni e ancora più spesso disponibili a costi irrisori rispetto ai farmaci di nuova sintesi e produzione.

Basta dire che la necessità aguzza l’ingegno anche nell’ambito della ricerca biomedica?

Di questa novità potenzialmente importante parlano un articolo del Corriere della Sera (vedi) e la testata on line “Galileo” (vedi).

Nicola Ferraro

Médecines « miraculeuses », anciennes et à coût FAIBLE …

Prendre l’aspirine à faible dose pourrait prévenir l’apparition de carcinome hépatocellulaire chez les patients avec l’hépatite virale de type C chronique. Au moins chez la souris.

L’étude, dirigée par l’hôpital San Raffaele à Milan, en collaboration avec le Scripps Research Institute à La Jolla, en Californie (voir), a été récemment publié par «Proceedings of the National Academy of Sciences » (PNAS), l’une des plus importantes institutions scientifiques internationales. Le titre de la publication, n’admet pas de doutes : « Anti-platelet therapy prevents hepatocellular carcinoma and improves survival in a mouse model of chronic hepatitis B » (voir) et (voir).

Pour l’instant, cet effet protecteur a été testé sur des souris, mais notre vieille connaissance avec les salicylates pourrait conduire à réduire le temps de l’expérimentation préclinique.

Le début du test humain est attendu par presque 600 millions d’infectés par le virus chronique de l’hépatite C diagnostiqués à ce jour dans le monde. 70% de ces patients courent un risque élevé de tomber malade dans le temps de carcinome hépatocellulaire : chaque année meurent pour cette cause au moins un million de personnes dans le monde entier. Les médicaments antiviraux, visant à réduire l’infection et ses conséquences, auxquels, malheureusement, beaucoup ne répondent pas, ont un coût très élevé pour les finances publiques des Etats où la santé est un droit démocratique acquis.

En temps de crise augmente la découverte des effets inattendus dans les molécules de médicaments thérapeutiques souvent connu depuis des décennies et même plus souvent disponibles à des coûts très faibles par rapport à la synthèse et la production de nouveaux médicaments.

Qu’il suffise de dire que la nécessité est la mère de l’invention, même dans la recherche biomédicale ?

De ce potentiel important parlent un nouvel article dans le « Corriere della Sera » (voir) et la revue en ligne « Galileo » (voir).

 

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GLI SCREENING ONCOLOGICI IN TEMPO DI CRISI

_prevenzione

   

Condizione indispensabile perché i programmi di screening oncologici siano efficaci è che le persone vi partecipino: può sembrare lapalissiano ma è da questo concetto che bisogna partire per incrementare l’impatto positivo sulla sanità della prevenzione in ambito oncologico. L’altra condizione è il non dimenticare mai che prevenzione e diagnosi precoce continuano ad essere le armi più importanti nella lotta al cancro.
A partire da queste condizioni/convinzioni la testata “Epidemiologia & Prevenzione” ha elaborato un Health Technology Assessment Report dal titolo “Metodi per aumentare la partecipazione ai programmi di screening oncologici”, un vero e proprio supplemento della rivista, pubblicato col titolo di testata “Epidemiologia & Prevenzione” 2012; 36 (1) Suppl 1: 1-104), scaricabile  integralmente dalla Rete: vedi
Un’operazione coraggiosa soprattutto in questi momenti di crisi in cui, nonostante le ripetute evidenze scientifiche, la prevenzione del cancro di cervice uterina, mammella e colon retto corre il rischio di rallentare.
Questo lavoro scientifico di fattibilità operativa inizia dalla sintesi delle evidenze scientifiche sui metodi per aumentare la partecipazione agli screening per i tumori prima citati e finisce con una valutazione anche economica (positiva) dell’incremento della partecipazione dei cittadini alla prevenzione oncologica…

 

METODI: è stato costituito un gruppo di lavoro multidisciplinare che ha definito gli obiettivi del rapporto ed effettuato la valutazione. Gli obiettivi e il report finale sono stati sottoposti a una consulta degli stakeholder (Ministero della salute, Osservatorio nazionale screening, coordinatori regionali screening, società scientifiche, Lega italiana lotta ai tumori) per le eventuali integrazioni.

 

RISULTATI: sono stati identificati 5.900 articoli di cui 900 rilevanti. Fra questi 148 hanno fornito informazioni quantitative sull’efficacia, a questi vanno aggiunti altri 90 della precedente revisione. I programmi di screening organizzati, basati sull’invito per lettera o tramite MMG, si sono dimostrati efficaci nell’aumentare la partecipazione rispetto allo screening spontaneo.Gli interventi sono classificati a seconda del bersaglio: l’individuo, la comunità, gli operatori sanitari, la semplificazione del test e l’organizzazione dei servizi sanitari.

 

CONCLUSIONI: la revisione sistematica ha individuato diversi interventi che si sono dimostrati efficaci in tutti i contesti, alcuni dei quali con minimo impatto economico e organizzativo.

Nicola Ferraro

DÉPISTAGE DU CANCER DANS LE TEMPS DE CRISE

La condition afin que les programmes de dépistage du cancer soient efficaces, c’est que les gens y participent : ça peut apparaître évident, mais c’est à partir de ce concept que l’on doit commencer à augmenter l’impact positif sur la santé en prévention cancérologique. L’autre condition est de ne jamais oublier que la prévention et le diagnostic précoce restent les armes les plus importantes dans la lutte contre le cancer.
A partir de ces conditions et croyances le magazine « Epidemiologia & Prevenzione » a développé une Health Technology Assessment report avec le titre « Méthodes pour accroître la participation à des programmes de dépistage du cancer » un véritable supplément de la revue, publié comme « Epidemiologia & Prevenzione” 2012; 36 (1) Suppl 1: 1-104) », entièrement téléchargeable du Web : voir.
Une opération courageuse surtout en ces temps de crise, quand, malgré les preuves scientifiques répétées, la prévention du cancer du col de l’utérus, du sein et du cancer colorectal risque de ralentir.
Ce travail d’érudition de faisabilité opérationnelle commence de la synthèse des éléments de preuve sur les méthodes pour accroître la participation au dépistage du cancer déjà citées et se termine par une évaluation, y compris économique (positive) de la participation accrue des citoyens à la prévention du cancer…

Méthode : il a été mis en place un groupe de travail multidisciplinaire qui a défini les objectifs du rapport et a effectué l’évaluation. Les objectifs et les rapports finaux ont été soumis à un conseil de stakeholder (Ministère de la Santé, Observatoire national de dépistage, coordonnateurs régionaux pour le dépistage, associations scientifiques, Ligue italienne pour la lutte contre le cancer) pour des ajouts.

Résultats : 5900 articles ont été identifiés dont 900 pertinent. Parmi ces 148 ont fourni des informations quantitatives sur l’efficacité, à ceux-ci devraient être ajoutés 90 autres de la revue précédente. Les programmes de dépistage organisés, basé sur l’invitation par lettre ou par des médecins généralistes, se sont avérés efficaces pour augmenter la participation au dépistage par rapport aux interventions spontanées. Les interventions sont classés en fonction de la cible : l’individu, la communauté, les professionnels de la santé, la simplification du test et l’organisation des services de santé.

Conclusions : la revue systématique a identifié plusieurs interventions qui ont prouvé leur efficacité dans tous les contextes, dont certaines ont un impact minimal économique et organisationnel.

ONCOLOGICAL SCREENING IN TIMES OF CRISIS

The indispensable condition for oncological screening programmes effectiveness is that people take part in. This idea may seem self-evident but it is the starting point to increase the positive impact of prevention in the oncological field on health system. The other condition is to not forget that prevention and early diagnosis are still the most important weapons against cancer. Starting from these conditions and convinctions, the magazine ““Epidemiologia & Prevenzione” (Epidemiology and Prevention) has issued a Health Technology Assessment Report entitled “How to increase  participation to the oncologic screening programmes”. It is a supplement to the magazine “Epidemiologia & Prevenzione” 2012; 36 (1) Suppl 1: 1-104) and downloadable in full  (see: vedi ).

It is a brave initiative especially in these times of crisis when the prevention of cervical cancer, breast cancer and colorectal cancer is running the risk to slow down despite of its many scientific evidences.

This operational scientific paper starts from a summary of the scientific evidences about the way to increase the participation to the screening for the kinds of cancer mentioned above and ends with a positive, also economic, evaluation of the increase of citizens’ participation to oncologic prevention.

METHODS: a multidisciplinary working group has defined the aim of the paper and made the evaluation. The aims and the final report have been submitted to the stakeholders for any integration (Ministry of Health, National screening observatory, regional screening coordinators, scientific associations, Italian league for the fight against cancer).

RESULTS: 5.900 articles have been identified and 900 among them were significant. 148 among them have given quantitative informations about effectiveness in addition to 90 articles coming from the previous review. Organized screening programmes based on a letter of invitation or made through family doctors have shown effectiveness in increasing participation if compared to unsolicited screening. The initiatives have been classified according to the target: individual, community, health care workers, test simplification and organization of health care services.

CONCLUSIONS: this systematic review has identified many initiatives that have shown to be effective in all contexts. Some of them have also a very low economic and organizational impact.

 

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NANOMATERIALI: UTILI SICURAMENTE MA QUANTO NOCIVI?

_prevenzione

   

Ci sono macchine microscopiche, in grado quindi di fare un vero e proprio lavoro, ma in realtà dimensionali che sfuggono all’occhio umano. Sono macchine nate dall’applicazione delle nanotecnologie (vedi) e spesso dotate anche di una prevalente natura bioingegneristica: quando il loro lavoro è situato all’interno di organi e tessuti biologici per dare adeguate risposte a bisogni di diagnosi e cura, fino a qualche anno fa impensabili da soddisfare in questo modo (vedi il portale del Laboratorio Internazionale per le nanotecnologie con sede a Lisbona). Sono ad esempio “l’arma segreta” più recente e più sofisticata dell’oncologia: altri proiettili magici e intelligenti da conservare nell’armamentario per tentare di far saltare in aria il cancro.

In questo campo si riempiono ad esempio microsfere cave di silicio, tutte di identica dimensione, con antiblastici da sparare nei punti critici della massa tumorale; il vero lavoro di queste macchinine consiste nell’utilizzare le risorse residue di un sistema immunitario paralizzato dal cancro, aggirando in “modo intelligente” i blocchi messi in campo dal tumore. Sferette cave impilabili una sull’altra a formare trenini o microastronavi multistadio in grado di portare colpi mortali, in sequenza, alle cellule tumorali, alimentando così la speranza di successo, di guarigione, di vita.

Le leggi della termodinamica escludono però dalla nostra esperienza della realtà e della vita l’esistenza di fatti positivi senza l’immancabile zavorra di effetti negativi: i nanomateriali non fanno eccezione; l’attenzione dei ricercatori biomedici si è infatti appuntata sui rischi da protratta frequentazione con questi prodigi della tecnologia. Nel mirino prima di tutto gli addetti ai lavori delle produzioni che utilizzano nanomateriali. In campo è scesa la prima Istituzione politica: è la Comunità Europea che attraverso il suo Governo (denominato Commissione Europea) il 18 ottobre dello scorso anno ha varato la prima “Raccomandazione”. Una “Raccomandazione” è l’invito (più o meno perentorio) ai Parlamenti degli Stati membri perché legiferino nell’ambito di una determinata materia secondo le direttive deliberate a livello comunitario.

Sull’argomento un interessantissimo articolo della newsletter medico-legale messa in Rete da Inca-CGIL (vedi il file allegato a questo articolo).

Nicola Ferraro

NANOMATERIAUX : UTILES SANS DOUTE MAIS COMBIEN DANGEREUX ?

Il y a des machines microscopiques, donc capables de faire un vrai travail, mais dans une réalité dimensionnelle qui échappe à l’œil humain. Ces machines sont nées de l’application des nanotechnologies (voir) et aussi elles ont souvent un caractère dominant de bio-ingénierie, lorsque leur travail est exercé dans les tissus biologiques et les organes de fournir des réponses appropriées aux besoins de diagnostic et de traitement, que, il y a juste quelques années, était impensable de satisfaire ainsi (voir le site web du Laboratoire International pour la nanotechnologie, basé à Lisbonne). Ils sont par exemple l’« arme secrète » plus récent et plus sophistiqué en oncologie : des missiles magiques et intelligents en plus à garder dans l’arsenal pour essayer de faire sauter le cancer.

Dans ce domaine, par exemple, des microsphères de silicium creuses, toutes de la même taille, sont remplies avec antinéoplasiques à tirer sur les points critiques de la tumeur, le vrai travail de ces petites machines est celui d’utiliser les ressources restantes d’un système immunitaire paralysé contre le cancer, en contournant d’une façon intelligente les blocs mis en place par la tumeur. Empilées les unes au-dessus des autres, les sphères creuses en formant des trains ou des petits vaisseaux spatiaux à plusieurs étages, peuvent apporter de coups mortels, en suite, aux cellules tumorales, alimentant ainsi l’espoir de succès, de guérison et de vie.

Les lois de la thermodynamique, cependant, excluent de notre expérience de la réalité de la vie l’existence d’événements positifs, sans le poids inévitable des effets négatifs : les nanomatériaux ne font pas exception ; l’attention des chercheurs en sciences biomédicales, vise aux risques liés à la présence continue avec ces merveilles de la technologie. On commence avec tous les operateurs des productions qui utilisent des nanomatériaux. La première institution politique à entrer en lice : la Communauté européenne, à travers son gouvernement (appelé la Commission européenne) le 18e Octobre dernier a lancé la première « recommandation ». Une « recommandation » est l’appel (plus ou moins obligatoire) aux parlements des États membres de légiférer dans une matière donnée, conformément aux directives approuvées par la Communauté.

Un article intéressant à ce sujet dans la newsletter médico-légal mis sur le Web par Inca CGIL (voir fichier joint à cet article).

NANOMATERIALS ARE SURELY USEFUL BUT ARE THEY ALSO HARMFUL?

There are microscopic machines that can do a concrete and real work with a size invisible to the naked eye. These machines come from the use of nanotechnologies (see: vedi) and they often have a prevalent bio engineering nature, especially when they work inside biological organs and tissues in order to give proper answers to diagnosis and treatment, unthinkable to be satisfied since few years ago (see the website of the International Laboratory for nanotechnologies based in Lisbon:  vedi il portale del Laboratorio Internazionale per le nanotecnologie con sede a Lisbona).

For instance, they are the most recent and advanced “secret weapon” in oncology: magic and clever bullets at our disposal to defeat cancer.

In this field, hollow silicon micro spheres of the same size are filled with antiblastic drugs and shot in the critical points of the tumour. These machines use the remaining resources of an immune system paralyzed by cancer bypassing its blocks in a “clever way”.

They are little hollow stackable spheres which make little multistage trains or spacecrafts that can strike in sequence lethal shots to the cancerous cells thus increasing the hope of success, recovery and life.

Nevertheless, the laws of thermodynamics exclude from our lives and experience  the existence of positive events without the inevitable burden of negative effects and nanomaterials are not an exception. Now biomedical researchers are putting their attention on the risks due to a prolonged use and proximity to this technology. First of all, workers in the field of products based on nanomaterials are in their target. The European Commission, government of the European Community, has passed the first “Recommendation” on the 18th of October 2011. A “Recommendation” is the more or less authoritative invitation to the Parliaments of the European Community members to legislate in a specific matter according to the European guidelines.

The newsletter uploaded by Inca-CGIL published a very interesting article about this issue (see the attached file: vedi il file allegato a questo articolo).

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RENATO DULBECCO: L’ELEGANZA TORINESE DI UN NOBEL

_personaggi

È morto Renato Dulbecco, Premio Nobel per la medicina nel 1975 per aver scoperto che un’infezione virale può concludersi anche con l’inserimento del patrimonio genetico del virus in quello della cellula ospite; il DNA estraneo (chiamato da Dulbecco “oncogene”) può rimanere silente, attivarsi in senso oncogeno sulla base di stimoli ambientali o comportarsi come una vera e propria bomba a orologeria che trasformerà la cellula infettata in capostipite di una massa tumorale. Muore un uomo dall’intelligenza prodigiosa, che non ha mai sprecato un solo minuto della sua lunga vita iniziata a Catanzaro nel 1914. Il prof. Dulbecco era un uomo serio ma non noioso, disponibile e semplice come soltanto le vere grandi persone sanno esserlo e sapeva godere dei piccoli e grandi piaceri dell’esistenza con invidiabile equilibrio. La sua intelligenza e la sua cultura si rivelavano per esempio anche a tavola; era amante del buon cibo e del buon vino ma sapeva essere morigerato con una naturalezza che non metteva in imbarazzo nemmeno il più compulsivo dei golosi presente tra i commensali.

Come rivela il suo nome, da parte di padre era ligure di origine e in questa regione amava tornare per conferenze, congressi ma anche per brevi periodi di vacanza. Frequentandolo anche sporadicamente si aveva la netta sensazione che il suo paese fosse il mondo. Qualsiasi posto sapeva diventare la sua casa ma questo fatto non si traduceva in assenza di radici.
La sua disponibilità si rivelava attraverso la naturalezza gentile con cui si rapportava con gli altri: era a suo agio tra i membri dell’Accademia del Nobel come tra i giornalisti di radio e TV locali durante un congresso a Savona. La sua cultura (non soltanto medica) veniva comunicata con chiarezza ed una sintesi concettuale davvero unica e nelle interviste non si sottraeva a nessuna domanda, per quanto impropria o difficile potesse essere. Di fronte per esempio alla domanda secca sull’entità della diminuzione dei casi di cancro nel caso in cui l’umanità avesse deciso di mettere al bando l’uso del tabacco egli ripose dopo qualche secondo di riflessione: “Di un terzo”; senza anteporre all’affermazione un mitigante “credo” o “penso che”…

Per la Storia della Medicina la sua scoperta da Nobel segna l’epoca in cui si sperava che l’origine del cancro fosse invariabilmente di natura virale e questo permettesse di creare un vaccino. Anche se le conoscenze sul cancro dal 1960 (anno della scoperta degli oncogeni) si sono complicate in maniera inverosimile, la scoperta del prof. Dulbecco rimane una tappa importante delle acquisizioni scientifiche patrimonio dell’umanità.

Una notazione obbligatoria la sua frequenza alla Facoltà di Medicina di Torino in quell’Istituto di Anatomia dove il prof. Giuseppe Levi “allevò” in contemporanea altre due Nobel oltre a lui: Rita Levi Montalcini e Salvador Edoardo Luria. A Torino Renato Dulbecco (diventato medico a 20 anni) imparò a fare il ricercatore e a difendere la libertà come condizione indispensabile per una vita veramente degna di esser vissuta. Come molti dei ragazzi, famosi o meno famosi, dell’Istituto di Anatomia Umana Normale che frequentarono il prof. Levi, anche Renato Dulbecco partecipò infatti alla Lotta di Liberazione contro i nazifascisti (vedi).

Vedi anche il dispaccio di Doctor News 33 messo in Rete il 21 febbraio scorso che riproduciamo di seguito.

<<Addio a Dulbecco, il Nobel che ha cambiato la lotta ai tumori

Il pioniere delle ricerche sulla genetica del cancro, ma anche lo scienziato gentiluomo, schierato in prima fila nelle battaglie a favore della ricerca sulle cellule staminali e per reintrodurre l’evoluzionismo nei libri scolastici. È Renato, premio Nobel della medicina nel 1975, scomparso ieri (20 febbraio 2012) alla soglia dei 98 anni, che avrebbe compiuto domani. Dulbecco, come ha riferito all’Ansa Paolo Vezzoni, uno dei suoi più stretti collaboratori al Cnr di Milano, è morto in California dove viveva con sua moglie. Fino a qualche mese fa le sue condizioni di salute erano buone ma nell’ultimo periodo aveva accusato alcuni problemi circolatori. Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, Dulbecco si avvicina alla scienza spinto dalla passione per la fisica e arriva alla medicina dopo avere “assaporato” anche chimica e matematica.  A 16 anni si iscrive alla facoltà di Medicina dell’università di Torino e segue i corsi dell’anatomista Giuseppe Levi insieme a Rita Levi Montalcini e Salvador Luria. Si laurea con lode nel 1934. Durante la seconda guerra mondiale è ufficiale medico sul fronte francese e poi su quello russo dove, nel 1942, rischia di morire. Rientrato in Italia, nel dopoguerra torna a Torino. Nel 1947 la grande decisione di trasferirsi negli Stati Uniti per raggiungere Luria, che lavorava lì già dal 1940. Un viaggio che cominciò con una sorpresa: «senza saperlo, ci ritrovammo sulla stessa nave», raccontava mezzo secolo più tardi ancora divertito, ripensando all’incontro inatteso con Rita Levi Montalcini. Dulbecco approda nel California Institute of Technology (CalTech), dove ha una cattedra e comincia a occuparsi di tumori. Nel 1960 fa la scoperta che nel 1975 lo porterà al Nobel: osserva che i tumori sono indotti da una famiglia di virus che in seguito chiamerà oncogeni. Nel 1972 lascia gli Usa per Londra, come vicedirettore dell’ Imperial Cancer Research Fund. Dopo il Nobel, condiviso con David Baltimore e Howard Temin, ritorna all’Istituto Salk per studiare i meccanismi genetici responsabili di alcuni tumori, in primo luogo quello del seno. Il suo rientro in Italia, nel 1987, coincide con l’avvio del Progetto internazionale Genoma Umano, del quale Dulbecco diventa coordinatore del ramo italiano. Un’esperienza che si arena nel 1995 per mancanza di fondi e che lo riporta negli Stati Uniti>>

Nicola Ferraro 

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