Tag Archives: Salute

UN TRIANGOLO NERO PER 105 FARMACI

farmaci evidenza

Di Nicola Ferraro.

Monitoraggio addizionale per 105 farmaci (per ora) e da settembre i consumatori europei saranno informati senza veli su questa procedura di sicurezza aggiuntiva messa in atto dall’organo che gestisce la farmacovigilanza europea. Sul bugiardino di questi farmaci un triangolo nero li classificherà come tali.

Improntata all’anti-allarmismo (vedi) la campagna di informazione iniziata con qualche mese d’anticipo rispetto all’entrata in vigore del provvedimento messo in campo dall’Ema, l’Ente europeo per la sicurezza dei farmaci, omologo del nostro Aifa.

Come dice l’articolo di Quotidianosanità.it di cui forniamo il link (vedi),  “Se un farmaco è etichettato con il triangolo rovesciato – sottolinea l’Ema – non vuol dire che non è sicuro. Lo scopo del simbolo è quello di incoraggiare attivamente gli operatori sanitari ed i pazienti a segnalare eventuali sospette reazioni avverse osservate con il farmaco, o perché il farmaco è nuovo al mercato o perché vi è una limitazione ai dati disponibili sulla sua sicurezza”.

Discutibile però la scelta grafica adottata. Un qualsiasi simbolo già non avrebbe vita facile nell’identificare un farmaco in commercio ma sottoposto a verifiche ulteriori circa la sua sicurezza; un triangolo nero rovesciato è forse la scelta peggiore e in netto contrasto con gli scopi culturali più profondi e nobili dell’iniziativa: trasformare la tutela della salute dei cittadini in un processo decisionale sempre più articolato, maggiormente sottoposto a verifiche, più trasparente e nel quale i cittadini hanno un ruolo sempre più attivo e consapevole.

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ACQUA VIRTUALE, SETE VERA

politica sanitaria evidenza

Le “Giornate” con cui si celebra un tema d’interesse sociale, si focalizza l’attenzione su un ambito della vita civile e lo si propone al pubblico, sono ormai almeno il quadruplo dei giorni che il calendario riporta.

Una di queste ricorrenze relativamente recenti è il 22 marzo, giornata che le Nazioni Unite, dal 1993, dedicano alla disponibilità dell’acqua, alla lotta allo spreco di questa risorsa fondamentale, alle tensioni politiche che per il possesso di questo elemento funzionale alla vita (vedi).

La presenza sulla Terra di questo elemento è scandita secondo i ritmi di un ciclo: la quantità d’acqua è sempre la stessa e può essere presente in forma solida, liquida o gassosa. Quello che può variare è però il bilancio idrico: in un determinato periodo di tempo, cioè, il consumo di acqua dall’ambiente può essere superiore al suo rilascio nell’ambiente e questo abbassa la disponibilità della risorsa: una disarmonia temporanea che se però si protrae nel tempo può mettere a repentaglio in forma definitiva la stessa vita sul nostro Pianeta. Un fenomeno analogo a quanto avviene per il debito pubblico di un paese, per il disavanzo contabile di una società o per il panico generalizzato dei clienti di una banca che si precipitano a ritirare, tutti insieme, i propri depositi.

Il saldo negativo del bilancio idrico è un fenomeno ricorrente da qualche decennio. Tra le cause, l’aumento delle nascite tra gli umani, gli effetti di politiche ambientali dissennate e i modelli di sviluppo sempre più insostenibili. La persistenza delle disarmonie del bilancio idrico ha suggerito agli astrofisici l’idea che l’acqua possa essere arrivata fin qui dallo spazio. Una teoria che trova conferme sempre più importanti: l’articolo del Sole 24 Ore che proponiamo in lettura pur avendo un taglio molto divulgativo non contiene inesattezze scientifiche. (vedi).

Il primo ad ipotizzare un’origine galattica dell’acqua e della vita (le comete potrebbero aver disseminato il nostro Pianeta oltre che di acqua anche di molecole biochimiche in grado prima assemblarsi e poi di replicarsi) è stato Fred Hoyle, astronomo di corte della Regina Elisabetta II d’Inghilterra fino alla morte, nel 2001

(vedi). Questo studioso è autore, tra l’altro, dello strepitoso romanzo di fantascienza “La nuvola nera”.

Sulla Giornata dell’acqua deliberata dall’Onu l’esauriente testo edito da Volontari per lo Sviluppo (vedi) che proponiamo in lettura (vedi).

Tema forte per la “Giornata” 2013, l’ “acqua virtuale”: una simulazione al PC dei consumi idrici individuali e collettivi per individuare le occasioni ricorrenti di spreco o di uso irrazionale, annullarle o correggerle.

Nicola Ferraro

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BELLEZZA E SALUTE

_arte

Più volte abbiamo sostenuto che i confini della salute sono ben più ampi di quelli dell’assenza di malattia e di dolore fisico.

Questo concetto di leopardiana memoria sta troppo stretto agli esseri umani, tesi da sempre ad una continua ricerca della felicità.

Troppo spesso però questo anelito porta a confinare il proprio piacere in un ambito ristretto di accaparramento personale, che fatalmente genera povertà e disagio altrui.

Certo i confini tra possesso eticamente sostenibile e egoistica incetta di beni è una delle più difficili discussioni che per secoli hanno impegnato gli uomini, generando filosofie e ideologie, ispirate alla conservazione o alla rivoluzione, che sono state fattori di crescita per l’umanità, ma anche crogioli di dolore e violenza.

Un bene però può essere fruito  in modo egualitario da tutti gli individui, senza che si consumi o debba necessariamente essere posseduto per dare piacere e felicità.

Esso è la contemplazione della bellezza.

La bellezza dell’ambiente naturale e dell’opera dell’uomo dona nelle sue molteplici forme e sfaccettature una gioia vera e concreta che non può che aumentare e rinvigorire uno stato di salute.

Nel secolo passato e nei primi tormentati anni di questo giovane millennio si è troppo spesso sacrificato alle necessità primarie e agli egoismi di questo o quel gruppo il bello inteso come equilibrio tra uomo e ambiente.

Tale situazione ha generato, oltre a ingiustizie e disequilibri sociali, anche vere e proprie malattie.

Il nostro pensiero va immediatamente alle malattie degenerative o produttive da inquinamento atmosferico per attività industriali e consumo di idrocarburi.

Non solo il danno ambientale, ma anche le scelte di architettura urbana possono generare angoscia e disagio, tanto da giungere a produrre patologie invalidanti.

Si pensi alle periferie delle metropoli con i loro immensi e anonimi quartieri dormitorio e i flussi tristi di persone, che partono al mattino per lavorare e rientrano alla sera senza altro svago di  un disumanizzante consumo televisivo.

Anche i centri storici più degradati possono suscitare sentimenti negativi e rabbia per le condizioni di vita degli abitanti e per la perdita di tanta bellezza architettonica.

I medici stanno sviluppando una crescente e sensibilità per un concetto di salute più ampio e più interculturale.

La medicina da sola non potrà mai dare una vera risposta all’obbiettivo di ottenere una salute globale per i cittadini.

Senza la collaborazione tra chi cura in generale la salute del corpo e chi si occupa di ambiente, di architettura, di comunicazione, di amministrazione del bene comune e di decisioni politiche, il lavoro dei professionisti sanitari sarà sempre parziale e fatalmente di retroguardia.

I Medici e gli Odontoiatri della provincia di Torino sono ben consapevoli di questa necessità di apertura della nostra professione a tutti i settori della società che in qualche modo sono potenzialmente coinvolti nella promozione della salute.

Sono per altro consci che la bellezza è un potente veicolo di benessere.

Basandosi su questa convinzione, fin dal 2004, l’Assemblea degli Iscritti per la sede istituzionale ha deliberato l’acquisto e dato mandato al Consiglio Direttivo di restaurare uno  dei più bei gioielli del Liberty italiano: Villa Raby, progettata dall’Architetto Fenoglio nel 1902.

Il Liberty in tutta Europa tra la fine dell’’800 e il primo decennio del ‘900, ha rappresentato una visione dell’architettura che, poco concedendo al funzionale, si è ispirata, forse per l’ultima volta nella storia , al bello e al leggiadro, arricchendo i propri progetti di elementi  decorativi, spesso floreali, che suggerivano equilibrio tra opera dell’uomo e armonia della natura.

Questa spinta forte verso il primato della bellezza, filtrata dalla sobrietà della cultura sabauda, a Torino ha portato a splendidi esempi architettonici, che hanno avuto nel Fenoglio uno dei maggiori protagonisti.

In questi giorni i Medici e gli Odontoiatri della provincia di Torino, hanno restituito alla loro città più importante, ad una vecchia capitale italiana, uno dei suoi più splendidi monumenti.

Il FAI (Fondo Italiano per l’Ambiente), attraverso il suo capo Delegazione di Torino, Signora Paola Motta Romagnoli, che non si può che ringraziare di cuore per la sensibilità dimostrata, ha colto immediatamente l’importanza del messaggio lanciato dalla professione medica.

Villa Raby è stata inserita tra i monumenti degni di essere aperti al pubblico nelle Giornate di Primavera del FAI il 23, 24 marzo.

Proprio l’apertura al pubblico, ai cittadini, va a saldare un patto tra medici e società.

E di questo patto la professione torinese è convinta e orgogliosa.

Le persone hanno bisogno di Medici e Odontoiatri umani e preparati, ma nel contempo aperti a ogni collaborazione per contribuire a dare, attraverso la promozione della bellezza, dell’equilibrio ambientale e sociale, un impulso globale alla salute.

Villa Raby, quindi, non è solo la casa di tutti i Medici e Odontoiatri della provincia di Torino, ma è un luogo simbolo di bellezza e salute a disposizione di tutti.

Mario Nejrotti

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NE ABBIAMO LE TASCHE… RIPIENE

_bisturi_rosso

   

Carne di cavallo nei tortellini italiani spediti in Inghilterra, topicida (probabilmente tedesco) sull’insalata italiana spedita in Germania, Procure che indagano, Nas (vedi) al lavoro per combattere frodi alimentari e tutelare la nostra salute… Le cronache descrivono scenari apocalittici non facendo distinzioni tra frodi e sofisticazioni per far lievitare la vendita delle copie trincerandosi dietro lo “stare sulla notizia”, come si dice in gergo. Ma intanto segano il ramo, sul quale siamo seduti, dell’industria alimentare italiana: un riferimento a livello mondiale ed è uno dei settori che in piena crisi continua ad esportare.

Ma qual è la notizia? Nel Regno Unito hanno scoperto che in alcune partite di pasta ripiena italiana c’era anche carne equina non dichiarata in etichetta: una frode commerciale sulla quale non sorvolare, un reato, ma che non mette di sicuro a repentaglio la salute dei consumatori.

I nostri produttori alimentari dovrebbero sapere che nel paese della “Perfida Albione” di dannunziana memoria il cavallo è un animale totemico: nessuno si sognerebbe di mangiarsi un azzoppato vincitore di gare di trotto o di galoppo, destinato all’inumazione con tutti gli onori. Si pensi che il morso inglese da far tenere in bocca al cavallo da equitazione è progettato nel segno del massimo rispetto per le mucose equine. Il morso usato per la “monta western” (quella dei vaccari americani) è invece studiato per la comodità assoluta del cavaliere: chiunque salga a cavallo deve dirigere l’animale dove vuole usando semplicemente le redini e non le ginocchia come prevede in modo canonico (e difficile da imparare) l’equitazione.

Dopo l’infausta scoperta, gli esami sui campioni alimentari sono “lievitati”, senza lesinare sulle risorse: esami di laboratoristica merceologica classica e in caso di dubbio analisi del DNA… Non solo alla ricerca di tracce di eventuali sostanze dopanti proibite nell’ippica ma anche per individuare le caratteristiche genetiche di appartenenza alla specie Equus caballus.

La confusione mediatica (lasciata lievitare ad arte) sui tortellini (non ripieni magari di nitriti, ma che “si teme… nitriscano”) ha iniziato ad avere ripercussioni assurde persino in Italia. Slow Food, per tutelare l’immagine della nostra pasta ripiena, vanto e fiore all’occhiello italico della sublime arte culinaria del riciclo alimentare (le paste ripiene nascono per non buttare via gli avanzi di arrosti cucinati in precedenza) ha diffuso un ironico e orgoglioso comunicato stampa scaricabile integralmentevedi.

Nicola Ferraro

Nous en avons… farci le bol !

Viande de cheval dans les tortellini expédiés de l’Italie en Angleterre, poison contre les rats (probablement allemand) sur la salade italienne envoyée en Allemagne, les procureurs enquêtent, les NAS (voir) s’emploient pour lutter contre la fraude alimentaire et pour protéger notre santé… Les journaux décrivent des scénarios apocalyptiques et ne font pas distinction entre fraude et falsification pour augmenter la vente de copies et se cachent derrière les droits du journalisme. Pendant ce temps ils scient la branche sur laquelle nous sommes assis, l’industrie alimentaire italienne : une référence pour le monde et est l’un des secteurs qui même pendant la crise continue à exporter.

Mais quelles sont les nouvelles ? Au Royaume-Uni ils ont découvert que certains lots de pâtes farcies italienne il y avait aussi de la viande de cheval, qui n’a pas été déclarée sur l’étiquette : une fraude commerciale à ne pas sous-estimer, un crime, mais bien sûr, cela ne veut pas mettre en danger la santé des consommateurs.

Nos producteurs doivent savoir que dans le pays de la « perfida Albione » de D’Annunzio le cheval est un animal totem : personne ne peut songer à manger un gagnant des courses de trot ou de galop, même si estropié, destiné à l’enterrement avec tous les honneurs. Considérons que la morsure anglaise qui se mit dans la bouche d’un cheval est conçu sous le signe de grand respect pour la muqueuse équine. Le bit utilisé pour le « style western » (celui des cow-boys américains) est plutôt conçu pour le confort absolu du cavalier : tous ces qui montent à cheval peuvent diriger l’animal où ils veulent simplement en utilisant les rênes et pas les genoux comme prévu de façon standard (et plus difficile à apprendre).

Après la découverte malheureuse, les tests sur des échantillons d’aliments sont augmentés, sans épargner les ressources : examens de routine, mais aussi, en cas de doute analyses de l’ADN … pas seulement à la recherche d’éventuelles traces des produits dopants bannis de l’équitation mais également au but d’identifier les caractéristiques génétiques de l’appartenance à l’espèce Equus caballus.

La confusion des médias (relevée à dessein) sur tortellini (farci d’hennissements peut-être, mais plutôt qu’on craint qu’ils vont hennir) a commencé à avoir des répercussions absurdes même en Italie. Slow Food, de façon de protéger l’image de nos pâtes farcies, la fierté et le fleuron de l’art culinaire italique du recyclage de la nourriture (les pâtes farcies ont été créés au but de ne pas jeter les restes de rôti cuit auparavant) a publié un ironique et fier communiqué de presse à télécharger ici.

“WE ARE EXTRA FED UP WITH…”

Horse meat inside italian tortellini sent to England, probably German rat poison on italian salad sent to Germany. Public Prosecutor’s offices and Nas (see: vedi) are working to fight against food frauds in order to protect our health…Behind the “breaking the news” justifications and in order to sell more copies, news are describing apocalyptic scenarios making no difference between frauds and food adulteration. In the meantime, they are damaging the italian food industry, that has a world leading role and is still exporting despite the crisis.

Where is the news? In the United Kingdom, they discovered horse meat in some italian stuffed pasta lots and this was not clearly shown in the label. This is a food fraud and it is not possible to pass over it. It is a crime but, for sure, it does not put consumers’ health at risk.

Our producers should know that horses are totemic animals in England: nobody would ever eat even the lame winner of a trot or gallop race thus destinated to be buried with all honors. British horse bit is designed to respect horse’s mucous membranes.  On the other hand, US “ western riding” is designed for rider’s comfort only: the rider have to ride simply by using reins and not knees as considered by the canonical and difficult to learn way to ride.

After the unhappy discovery, tests on food samples do not skimp on resources: classic laboratory tests and, in doubt, DNA tests… And these are made non only to find doping drugs but also to identify the genetic features of Equus caballus species.

The purpose-made risen media commotion about tortellini is having some illogical consequences even in Italy. Sloow Food, in order to protect our stuffed pasta that is an italian pride and a flagship of our sublime culinary art of food recycling (stuffed pasta was born to not throw away previuosly cooked  roast’s leftovers) has released an ironic and proud press release downloadable here: see  vedi.

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MA DOVE VAI SALUTE IN BICICLETTA?

novita evidenza

   

La bicicletta nasce alla fine dell’Ottocento in Europa come velocipede, strumento per velocizzare la camminata (vedi). Quando dopo qualche decennio si arriva più o meno al mezzo di locomozione che conosciamo, il triciclo o il biciclo diventano strumenti tecnologici per spostarsi, alternativi al cavallo. La nascita del positivistico “cavallo d’acciaio” decreta l’epopea del turismo di massa nato con l’affermarsi del treno, prima di diventare fenomeno sociologico grazie alla diffusione dello scooter e della motocicletta e poi dell’automobile. I “matti” che da qualche anno incontriamo per strada e che girano l’Europa in bicicletta sono quindi la riproposta secolare di un tipo di turismo molto “in” all’inizio del Novecento: un turismo che in Italia fece nascere il Touring Club e il Giro d’Italia che era anche una vetrina per le possibilità di spostamento offerte dalla bici.

Poi la motorizzazione di massa ha mandato in soffitta questo strumento tecnologico semplice e geniale: la sua sopravvivenza è stata assicurata dallo sport e da qualche irriducibile che generazione dopo generazione aveva trasformato la pedalata addirittura in rivendicazione snobistica e/o politica.

Oggi si ritorna all’antico e la bicicletta è ridiventata un affare, per la salute e il benessere, per l’economia, la cultura, il turismo e la politica: amministrazioni comunali più attente alla demagogia che alla sicurezza dei loro cittadini, ad esempio, drenano fondi pubblici europei attrezzando piste ciclabili urbane che iniziano e finiscono nel nulla e per giunta condivise con i pedoni.

La dimensione possibile del “turismo ciclabile” è diventata addirittura internazionale, anche se in casa nostra non si riesce nemmeno a far partire la costruzione della “Ciclabile del Po”: un progetto fattibilissimo, che si autofinanzierebbe con il ritorno economico attivato da un turismo ecosostenibile (vedi) ma che per essere realizzato deve mettere intorno ad un tavolo troppe istituzioni, troppe culture e troppi “appetiti”, legittimi per carità, ma che nella crisi che stiamo vivendo diventano ostacoli insormontabili.

La gente intanto raccoglie firme per la “Ciclabile del Po”, e una nuova consapevolezza, ben più diffusa di quell’ambientalismo che ha fatto da battistrada a partire dagli anni ’70, si fa spazio in modo forse incoerente ma certo veloce: il dottor Piero Bini, pediatra iscritto a questo Ordine, è ad esempio uno dei tanti capofila di questa raccolta e segnaliamo la sua mail (dott.bini@gmail.com) perché la redazione ammira il suo impegno.

Da un punto di vista culturale questa sfida si salda ad un evento mediatico che ha tenuto banco nel mese di agosto dalle pagine della Repubblica: il resoconto a puntate del viaggio in barca sul Po fatto da Paolo Rumiz da cui è nato anche un film diffuso come DVD in edicola il 12 settembre scorso. La sua crociera su questo fiume ci restituisce l’immagine di un corso d’acqua ancora bellissimo, sorprendente, ricco di cultura e soprattutto di vita vera e vissuta. I reportage agostani della Repubblica e il film che ne è nato sono, almeno per fascino e gusto della ricerca, in qualche modo la naturale continuazione di quel “Viaggio nella Valle del Po” di Mario Soldati (vedi) e (vedi) che sul finire del 1957 contribuì all’affermarsi della TV in Italia.

In questo backstage del film di (vedi) offriamo un esempio di quello che si potrebbe vedere, gustare, scovare, apprezzare… in una dimensione turistica in cui la lentezza di spostamento offerta dalla bici diventa un fattore indispensabile, davvero a misura d’uomo, di salute e di benessere.

Un’ultima notizia: il casello ferroviario di cui si parla nell’ultimo filmato è il “buen retiro” del prof. Fabio Malavasi, ordinario di Genetica Medica all’Università di Torino e ciclista innamorato dei treni, del Po e della terra che l’ha visto nascere.

Nicola Ferraro

MAIS OU VAS-TU SANTÉ EN VÉLO ?

Le vélo est né à la fin du XIXe siècle en Europe comme vélocipède, un outil pour accélérer la marche (voir). Quand, après quelques décennies, on arrive au moyen de transport que nous connaissons, tricycle ou vélo deviennent des outils technologiques pour se déplacer, comme une alternative au cheval. La naissance du « cheval de fer » positiviste a décrété l’épopée du tourisme de masse qui est née avec la mise en place du train, avant de devenir un phénomène sociologique grâce à la propagation du scooter et de la moto et puis la voiture. Les « folles » que de quelques années on peut rencontrer dans le rue et voyagent à travers l’Europe en vélo sont donc une re-proposition d’un type de tourisme très « in » au début du XXe siècle : un tourisme qui en Italie a donné lieu au Touring Club et au Tour d’Italie qui était aussi une ostentation pour les possibilités de mouvement offertes par le vélo.

Ensuite, la motorisation de masse a envoyé dans le grenier cet outil technologique simple et ingénieux : sa survie a été assurée par le sport et par certains irréductibles qui, génération après génération, on fait du pédale, même une revendication snob et / ou politique.

Aujourd’hui, nous revenons à l’ancienne et le vélo est redevenu un sujet pour la santé et le bien-être, pour l’économie, la culture, le tourisme et la politique : les autorités locales qui accordent plus d’attention à la démagogie que à la sécurité de leurs citoyens, drainent les fonds publics européens pour équiper les pistes cyclables urbaines qui commencent et finissent à rien et sont de plus partagée avec les piétons.

La taille possible du « Tourisme en vélo » est devenu bien internationale, même si, chez nous, on ne peut même pas commencer la construction de la « Cyclable du Pô », un projet bien faisable, qui s’autofinancerait avec le rendement économique activée par un tourisme écologique (voir), mais qui pour être entrepris doit mettre autour de la table trop d’institutions, des cultures trop nombreux et trop nombreux « appétits », bien légitimes, mais qui dans la crise actuelle deviennent des obstacles insurmontables.

Pendant ce temps, les personnes recueillent des signatures pour la « Piste cyclable du Pô », et une nouvelle prise de conscience, plus répandue par rapport à cet écologisme qui a ouvert la voie depuis les années 70, prend de la place d’une façon peut-être incohérente, mais certainement rapide : Docteur Piero Bini, pédiatre écrit à cet Ordre, par exemple, est l’un des leaders de nombreuses activités de collecte et nous rapportons son courrier (dott.bini @ gmail.com) car la rédaction admire son engagement.

D’un point de vue culturel, le défi est soudé à un événement médiatique qui a eu lieu en Août sur les pages de la République : le rapport-feuilleton de l’excursion en bateau sur le Pô réalisé par Paolo Rumiz qui a également donné lieu à un film en vente dans les kiosques comme DVD le 12 Septembre passé. Cette croisière sur le fleuve nous donne l’image d’un cours d’eau encore beau, surprenant, riche en culture et en expériences de vie réelle. Les rapports d’Aout de la République et le film qui en a été tiré, au moins pour leur charme et leur goût de la recherche, en quelque sorte une continuation naturelle du « Voyage dans la vallée du Pô » par Mario Soldati (voir) et (voir) qui, à la fin du 1957, a contribué à l’apparition de la télévision en Italie.

Dans cette vidéo, (voir) nous vous offrons un exemple de ce que vous pourriez voir, goûter, découvrir… dans une dimension touristique où la lenteur de mouvement offerte par le vélo devient un facteur indispensable, vraiment sur mesure, de santé et de bien-être.

Un dernier mot : le passage à niveau mentionné dans la dernière vidéo est la « retraite » du prof. Fabio Malavasi, professeur de génétique médicale à l’Université de Turin et cycliste amoureux des trains, du Pô et de la terre qui lui a donné naissance.

CYCLING HEALTH WHERE ARE YOU GOING?

The bicycle was born in Europe at the end of the Nineteenth Century as a velocipede, a device to walk faster (see: vedi). After some decades, bicycle has more or less the shape we know today: tricycle or bicycle thus become technological devices alternative to horses. The birth of the positivistic “steel horse” states the epic of the mass tourism that was born with the success of the train before becoming a sociological phenomenon thanks to the diffusion of motor scooters first and then of cars. The “crazy” people we meet on the streets cycling across Europe represent the centuries-old suggestion of the very trendy kind of tourism of the beginning of the twentieth century. In Italy Touring Club and Tour of Italy were born from that kind of tourism that was also a window for the freedom of movement offered by the bike.

Then mass motorization has shelved this simple and brilliant technological tool. Its survival has been assured by sport and by some diehard who had changed cycling in a sort of snobbish and/or political claim, generation after generation.

Today old times are back and bicycle is again a bargain for health and well-being as well as for economics, culture, tourism and politics. For instance, some local administrations, more careful about demagogy than about their citizens’ safety,  use European public money to build urban cycle lanes that begin and end in the nowhere and most of the times are shared with pedestrians.

The possibility of a “Cycle tourism” has become international even if in Italy it is so difficult even to begin building the “Cycle lane of River Po”. It is a very feasible project that could be self-funding through an eco-sustainable tourism (see: vedi) but it sees too many institutions at the same table and too many maybe legitimate but unsurmountable “appetites” in this period of crisis.

People are collecting signatures for the “Cycle lane of River Po” and a new kind of awareness, much more popular than the 70’s first environmentalism, is founding its place maybe in an incoherent but for sure very fast way. Piero Bini, MD, Pediatrician belonging to the Medical Association of Torino, is one of the leader of this signatures collection (here his email: dott.bini@gmail.com) and this editorial office really appreciate his commitment.

From a cultural point of view, this challenge goes together with a media event that held the stage in the month of August on the pages of La Repubblica. It was the periodically report made by Paolo Rumiz on a boat trip on  the River Po that also produced a movie sold by news-stands since the 12th of September. His cruise brings us back the image of a river still beautiful, surprising, rich of culture and true life. Because of their appeal and searching attitude, August reports by La Repubblica and the following movie are in some way the natural sequel of the movie “A journey in the Valley of the River Po” by Mario Soldati (see: vedi) and (see: vedi) that contributed to the success of television in Italy at the end of 1957.

In the backstage of the movie (see: vedi) there is an example of what it is possible to see, taste, find and appreciate … in a tourist dimension where the slowness of movement produced by the bicycle is an essential element of health and well-being really on a human scale.

Last news: the signal tower described in the movie is the “buen retiro” of Fabio Malavasi, full Professor of Medical Genetics at the University of Torino and cyclist in love with trains, River Po and his homeland.

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