Tag Archives: Sanità

UN TRIANGOLO NERO PER 105 FARMACI

farmaci evidenza

Di Nicola Ferraro.

Monitoraggio addizionale per 105 farmaci (per ora) e da settembre i consumatori europei saranno informati senza veli su questa procedura di sicurezza aggiuntiva messa in atto dall’organo che gestisce la farmacovigilanza europea. Sul bugiardino di questi farmaci un triangolo nero li classificherà come tali.

Improntata all’anti-allarmismo (vedi) la campagna di informazione iniziata con qualche mese d’anticipo rispetto all’entrata in vigore del provvedimento messo in campo dall’Ema, l’Ente europeo per la sicurezza dei farmaci, omologo del nostro Aifa.

Come dice l’articolo di Quotidianosanità.it di cui forniamo il link (vedi),  “Se un farmaco è etichettato con il triangolo rovesciato – sottolinea l’Ema – non vuol dire che non è sicuro. Lo scopo del simbolo è quello di incoraggiare attivamente gli operatori sanitari ed i pazienti a segnalare eventuali sospette reazioni avverse osservate con il farmaco, o perché il farmaco è nuovo al mercato o perché vi è una limitazione ai dati disponibili sulla sua sicurezza”.

Discutibile però la scelta grafica adottata. Un qualsiasi simbolo già non avrebbe vita facile nell’identificare un farmaco in commercio ma sottoposto a verifiche ulteriori circa la sua sicurezza; un triangolo nero rovesciato è forse la scelta peggiore e in netto contrasto con gli scopi culturali più profondi e nobili dell’iniziativa: trasformare la tutela della salute dei cittadini in un processo decisionale sempre più articolato, maggiormente sottoposto a verifiche, più trasparente e nel quale i cittadini hanno un ruolo sempre più attivo e consapevole.

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BEATRICE LORENZIN, MINISTRO DELLA SALUTE NEL GOVERNO LETTA

cronaca evidenza

Di Nicola Ferraro.

Il suo nome è associato ai destini della tutela della salute in Italia da sabato 27 aprile, quando Enrico Letta, incaricato a formare il Governo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha presentato la lista dei ministri.

Dopo il favorevole voto di fiducia alla Camera e al Senato, le chiavi del Ministero della Salute sono state affidate all’on. Beatrice Lorenzin, classe 1971,  romana di Ostia, dal 1996 nella politica, prima in Forza Italia e poi nel PDL.

Di lei si è subito detto che ha il solo diploma di scuola media superiore; subito dopo l’insediamento si è fatta filmare nella mensa del Ministero e aggiungiamo noi che ha già fatto cambiare la grafica del portale del suo dicastero (vedi): un cambiamento all’insegna dell’intuitività, di una maggiore interattività, di un tono più confidenziale, soprattutto al servizio dell’informazione non paludata.

È la quinta donna che entra da titolare nel dicastero dell’Eur: prima di lei Livia Turco, Rosy Bindi, Maria Pia Garavaglia, Tina Anselmi che varò nel 1978 il SSN, nato sotto il segno dell’accesso universalistico alla Sanità.

Nel diluvio di inchiostro che ha seguito la notizia abbiamo scelto i contributi di Sole 24 Ore Sanità, Quotidianosanità.it, Doctornews 33: (vedi), (vedi), (vedi), (vedi), (vedi), (vedi).

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QUANDO LA CURA UCCIDE PIÙ DELLA MALATTIA

politica sanitaria evidenza

   

Di Nicola Ferraro.

Non è tanto la crisi economico-finanziaria che stiamo subendo a mettere in pericolo la sanità, e quindi la salute, ma piuttosto la cura per uscire dalla crisi: le politiche di tagli alla spesa pubblica e la sostanziale messa al muro dello “stato sociale”. Non sono pericolosi rivoluzionari bolscevichi ad affermarlo ma il glorioso e paludato “The Lancet”, la più antica e british rivista di medicina scientifica, nata quando il Positivismo aveva appena iniziato a rappresentare nei salotti buoni la Scienza, il Progresso, la Modernità, il Futuro…

Una ricerca condotta col metodo scientifico dimostra che l’austerity, nonostante apparenze, luoghi comuni e leggende metropolitane più o meno pilotate ad arte, fa aumentare suicidi e malattie infettive. La pubblicazione on line sulla rivista inglese (27 marzo 2013), a firma di  Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P Mackenbach, Martin McKee ha un titolo piuttosto chiaro: “Financial crisis, austerity, and health in Europe” (vedi).

La ricerca è stata ripresa, spiegata e rilanciata, sempre in inglese e on line, dal tedesco Der Spiegel (vedi) e le conclusioni che derivano da questa verifica sperimentale sono state riprese anche dall’Oms. Le parole d’ordine usate sono: “Non aumentare le diseguaglianze sociali coi tagli in sanità” (vedi) e “Proteggere il finanziamento ai sistemi sanitari” (vedi).

QUAND LE TRAITEMENT tue plus que LA MALADIE

Ce n’est pas tant la crise économique et financière que nous subissons à compromettre la santé, mais plutôt la gestion de la crise : la politique de réduction des dépenses publiques et de la condamne de l’« État-providence ». Ils ne sont pas de dangereux révolutionnaires bolcheviques qui disent cela mais la glorieuse et pompeuse « The Lancet », le plus ancien et British journal de la médecine scientifique, né lorsque le positivisme avait juste commencé à représenter, dans les salons de la science, le progrès, la modernité, l’avenir…

Une recherche menée avec la méthode scientifique montre que l’austérité, malgré les apparences, les stéréotypes et les légendes urbaines plus ou moins entraînés à l’art, augmente les suicides et les maladies infectieuses. La publication en ligne du journal anglais (27 Mars 2013), signé par Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P. Mackenbach, Martin McKee a un titre plutôt clair : « Financial crisis, austerity, and health in Europe » (voir).
La recherche a été reprise, expliquée et relancée, encore une fois en anglais et en ligne, par l’allemand Der Spiegel (voir) et les conclusions qui sont tirées de cette vérification expérimentale ont également été utilisées par l’OMS. Les mots clés utilisés sont : « Ne pas augmenter les inégalités sociales avec les coupures dans la santé » (voir) et « Protéger le financement des systèmes de santé » (voir).

WHEN TREATMENT KILLS MORE THAN THE DISEASE

It is not the economic and financial crisis we are suffering that endangers the health care system and health itself but the treatment used to recover from it: that is to say, the cuts in public expenditure and the decay of the welfare state. These assertions do not come from dangerous bolshevik revolutionaries but from “The Lancet”, the illustrious, noble and oldest british review of scientific medicine, born when Positivism started to represent Science, Progress, Modernity and Future in the cultural gatherings.

A research done with the scientific method shows that austerity, despite appearences, clichès and urban legends, leads to an increase of suicides and infectious diseases. The online publication of the british review (27th of March, 2013) by Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P Mackenbach, Martin McKee has a clear title: “Financial crisis, austerity, and health in Europe” (see:vedi).

The research has been reported, explained and relaunched online and in the english version also by the German Der Spiegel (see: vedi) and its conclusions have been shared by Who. The watchwords are: “Do not increase social inequalities through health care cuts” (see: vedi) and “Do protect the public funding of health care systems” (see: vedi).

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ITALIANI E FARMACI SECONDO UNA COMPAGNIA ASSICURATIVA

farmaci evidenza

Di Nicola Ferraro.

C’è l’Epidemiologia, l’Economia, la Sociologia… Persino la Filosofia e la Linguistica possono raccontare qualcosa di nuovo del rapporto che ci lega alla salute, alla Medicina e alla Sanità. Quando però in campo scendono le compagnie di assicurazione l’effetto sorpresa è quasi sempre assicurato. Una polizza sanitaria può infatti essere concepita soltanto se si conosce in dettaglio il rischio salute da assicurare; per conoscerlo occorre quindi avere confidenza con le abitudini della gente…

La prova è in questo comunicato (vedi) di “UniSalute” (vedi), elaborato dal suo “Osservatorio Salute”. Una fotografia della nostra società che è davvero una “fotonotizia” ripresa da quasi tutti i media: noi abbiamo scelto il rilancio di Quotidianosanità.it (vedi). Soltanto il 23% di noi cerca di limitare l’utilizzo dei farmaci limitandosi ad un’assunzione più consapevole, quando strettamente necessario. Il 51% degli Italiani si affida in forma esclusiva alla Medicina scientifica ma il 45% è disponibile ad affiancare alle cure basate sul metodo sperimentale pratiche sanitarie complementari o alternative.

Sarebbe interessante capire cosa fa quel 4% di connazionali che non compare in fotografia: saranno gli unici che non frequentano medici, Asl, ospedali, ambulatori perché sono in perenne buona salute? O sono piuttosto gli invisibili, i nuovi e veri poveri che non possono permettersi né la Medicina scientifica né quella complementare e che sembrano non interessare molto lo Stato: figurarsi le compagnie assicurative?

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PARTI CESAREI INUTILI: UNA DISCUSSIONE IDEOLOGICA

cronaca evidenza

   

Lo scorso fine settimana mediatico è stato caratterizzato da un’accesa discussione sul numero dei parti cesarei che in Italia è molto più alto rispetto alla media ideale: innanzi tutto secondo il Ministero della Salute che ha contribuito all’apertura delle cateratte del fiume d’inchiostro pubblicando una propria denuncia (vedi).
Definire l’operazione mediatica una discussione non è però pertinente: i giornali hanno in realtà informato i lettori delle proprie convinzioni (non lusinghiere) sulla classe medica senza nemmeno giustificare troppo alcune prese di posizione. In alcuni casi si è parlato addirittura di malasanità: un corto circuito linguistico che permette di risparmiare tempo e spazio e, senza fatica, attira l’attenzione di chi legge, ascolta o guarda. È stata un’operazione giornalistica, gestita con l’esercizio dell’ideologia, che invece avrebbe potuto dar vita a inchieste, servizi, confronti. Negli articoli, nemmeno un accenno, ad esempio, alla concomitante agitazione sindacale dei punti nascita proclamata nello stesso fine settimana…

Invece sono stati pochi i dati forniti ai lettori (e in genere ripresi dal Ministero della Salute come se il documento pubblicato fosse una velina del Ventennio) e tutto lo spazio disponibile è stato destinato allo stracciarsi le vesti sull’onda di un tam-tam che, come al solito, ha fatto molto rumore, lascerà le cose come sono, dopo aver messo in un unico calderone anche professionisti e strutture che si muovono in modo diverso.

Tra le poche voci editoriali fuori dal coro il pregevole servizio messo in Rete da Com.unità (vedi) che invece i dati li ha forniti e anche con alcune spiegazioni sintetiche e illuminanti.

Nicola Ferraro

CÉSARIENNEINUTILE : UNDÉBAT IDÉOLOGIQUE

Le Week-end dernier, pour les médias a été caractérisé par une discussion animée sur le nombre de césariennes qui en Italie est beaucoup plus élevé que la moyenne idéale : d’abord selon le ministère de la Santé, qui a aidé à ouvrir les vannes de ce flot d’encre en publiant son propre rapport (voir).
Définir cette opération des médias une discussion n’est pas pertinent, cependant : les journaux ont, effectivement, informé les lecteurs de ses convictions (pas flatteuses) sur la profession médicale, sans même justifier trop ses positions. Dans certains cas, ils ont même parlé de faute médicale : un court-circuit de la langue qui vous permet de gagner du temps et de l’espace, d’attirer sans effort l’attention du lecteur, de l’auditeur ou du téléspectateur. C’était une opération journalistique qui a été mise en place avec l’exercice de l’idéologie, sans créer, cependant, des enquêtes, des services, des comparaisons. Dans les articles, pas même un soupçon, par exemple, de l’action syndicale concomitante dans les points de naissance proclamée le même week-end…

Au contraire, on a donné peu d’informations pour les lecteurs (et généralement tirées du document du Ministère de la Santé comme s’il s’agissait d’une circulaire fasciste) et tout l’espace disponible a été conçu pour se plaindre dans le sillage d’un tam-tam qui comme d’habitude, il a fait beaucoup de bruit, il va laisser les choses comme elles sont, après avoir mis dans le même chaudron aussi des professionnels et des structures qui se comportent d’une manière différente.

Parmi les voix éditoriales un peu diverses de la meute il y a le précieux service mis en ligne par Com.unità (voir) où, par contre, il y a des données et aussi une brève et instructive explication.

USELESS CESAREAN SECTIONS: AN IDEOLOGICAL DISCUSSION

The last media week-end has been characterized by a heated debate about the number of cesarean sections done in Italy. They  are much more than the ideal average. The Ministry of Health has shared this opinion first thus opening the blue streak releasing its own denounce (see: vedi).

Nevertheless, the discussion is not only a media operation: newspapers have actually informed their readers about their (unflattering) opinion about the medical class without accounting for their stances. Sometimes they have talked about bad health service malfunction: a languistic short circuit that allows to save time and pages and, without difficulty, draws the attention of the reader, listener or viewer.

It has been a media operation made with the help of ideology. On the opposite, it could have been the starting point for inquiries, reports and confrontations.  For instance, no articles have mentioned the concurrent union action of the Points of Birth in the same week-end…

Very few data have been given to the readers (and the Ministry of Health has often used them as if they were a hand-out of the Fascist regime). All the pages have been dedicated to a tam-tam that has made a lot of noise as usual and that will leave things as they are after having treated everything in the same way, even professionals and structures acting in a different way. The worthy report uploaded by Com.unità stands out of the crowd with few other editorial lines. It has given all the data with some concise and enlightening explanations (see:  vedi).

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