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INVALSI: TROPPE POLEMICHE SOTTO FORMA DI TEST

cronaca evidenza

Di Nicola Ferraro.

Gli italiani mantengono ancora le distanze dalla “cultura del test”. Le verifiche a quiz sono in fondo sempre considerate un’americanata: troppa sintesi per il Paese dello Storicismo, della retorica tribunalizia, del Diritto inteso spesso come capacità astuta di saper spaccare, ad arte, “il capello in quattro”, dell’elefantiasi polverosa in forma di Giustizia.
Non fanno eccezione i test “Invalsi” (vedi) degli anni passati e quelli che si sono tenuti di recente nella scuola italiana (vedi): di nuovo uno strascico di polemiche anche pesanti, anche titolate e, almeno in apparenza, documentate ha fatto seguito qualche giorno fa a questo appuntamento di fine anno scolastico diventato sempre più familiare. L’Invalsi è l’Ente di ricerca con personalità giuridica di diritto pubblico che “ha raccolto, in un lungo e costante processo di trasformazione, l’eredità del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE) istituito nei primi anni settanta del secolo scorso”. Come identifica l’acronimo che ne costituisce il nome, INVALSI significa Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione. La valutazione del percorso formativo offerto dalla scuola di una nazione potrebbe e dovrebbe essere un fattore di sviluppo, di progresso, di miglioramento per mettere in sintonia società e istruzione e invece… (vedi). Le accuse di sessismo che arrivano da Cern di Ginevra e che abbiamo messo in Rete sono gravi e meriterebbero una smentita ufficiale. E non basta di sicuro il tono esortativo dell’articolo del Sole 24 Ore di cui pubblichiamo il link (vedi) a riportare la situazione nei giusti binari.

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Politica e scuola: tanti proclami, poca sostanza

cultura evidenza

In tempi di campagna elettorale, la scuola è sicuramente uno dei terreni di confronto e discussione tra le parti che concorrono all’agone politico.

In realtà negli anni siamo sempre più abituati a confronti e discussioni scandite a suon di proclami e rivendicazioni più che da proposte concrete e costruttive. Le grida dei diversi protagonisti della politica sono rilanciate poi dai media senza veri e propri approfondimenti, in un rincorrersi di dichiarazioni che alla fine, come nel telefono senza fili, tra smentite, aggiustamenti e inversioni radicali di rotta dicono tutto e il contrario di tutto, con l’unico proposito di strappare una manciata di voti nella sempre più nutrita compagine degli elettori confusi, sfiduciati, indecisi.

Un vero e proprio furore passionale per l’educazione delle nuove generazioni che, chiusi i seggi, si raffredda molto rapidamente a contatto con la realtà di budget, concretizzandosi in un nulla di fatto o in riforme che, a detta dei diretti interessati, ossia studenti e insegnanti, negli anni hanno continuato a peggiorare la già non rosea situazione.

Meno vacanze per tutti.

La scuola torna oggi comunque alla ribalta “grazie” all’allarme riecheggiato dalle testate d’informazione: Monti propone la riduzione a un terzo delle vacanze scolastiche, chiedendo alle scuole di farsi carico di attività alternative e integrative. Questa la proposta, in realtà già smentita, del premier.

Si sa che anche in tempi meno tesi i titoli dei giornali puntino più al sensazionale che all’informazione, è quindi possibile che il concetto di ridurre le vacanze estive sia da inserirsi in un contesto più ampio di riforma del sistema scolastico con “l’obiettivo finale di dare agli insegnanti la convinzione giustificata di godere di grande rispetto sociale”, come sostenuto dal premier a Radio24. Resta il gusto amaro di un’occasione mancata per parlare dei reali problemi della scuola.

Se, infatti, una riduzione delle vacanze scolastiche sarebbe giustificata dal tentativo di adeguarsi alla realtà europea e di venire incontro alle esigenze delle famiglie di lavoratori che non possono occuparsi dei figli studenti in vacanza, bisogna comunque sottolineare che negli altri paesi della UE i periodi di sospensione dell’insegnamento non sono poi così inferiori ai nostri. Sono spesso semplicemente distribuiti in modo diverso. Inoltre, se di adeguamento deve trattarsi, forse sarebbe meglio concentrarsi su altri aspetti nei quali i paesi oltralpini ci superano: qualità dell’insegnamento, considerazione per gli insegnanti, dignità degli edifici scolastici, prima di occuparsi di un settore marginale dell’organizzazione dei calendari che, preso da solo, può solo essere interpretato in senso “punitivo” ed aggiungersi alle “lacrime e sangue” che i nostri amministratori continuano a prospettarci.

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Bene comune o bene di scambio?

Se dall’“alto” della politica arrivano solo vuote dichiarazioni, prive di contatto con la realtà quotidiana di insegnati, studenti e famiglie, forse le risposte possono essere ricercate dal “basso”.

È da leggersi in questo senso la proposta di un manifesto politico sulla scuola messo in rete dall’“Associazione Insegnanti Arrabbiati”, un’aggregazione informale che si era creata nell’ottobre 2012 per contrastare l’aumento dell’orario a 24 ore, che stigmatizza l’uso strumentale della scuola e vorrebbe restituirle il suo ruolo “di formare donne e uomini dotati di pensiero critico e autonomia di azione”.

Come dimostra la stessa sezione “documenti” del portale, non si tratta dell’unica iniziativa al riguardo e nemmeno di concetti nuovi: il ritrovarli oggi in un documento condiviso, però, dimostra quanto il problema sia ancora lontano da una soluzione e quanto sia necessario strappare la scuola da una concezione esclusivamente “economica”, cioè di preparazione degli individui al duplice ruolo di produttori e consumatori, per riportarla a ciò che per essa prevedevano i nostri Padri Costituenti, ossia a essere un istituto che favorisca “il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese” Costituzione Italiana, Art. 3.

Luca Mario Nejrotti

Tutte le immagini sono tratte dal portale “Insegnanti arrabbiati”.

Fonti: www.insegnantiarrabbiati.it, www.dire.it.

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SCUOLA E SALUTE: UN INCONTRO DIFFICILE?

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La rivista Promozione Salute del CIPES Piemonte ha messo a disposizione dei naviganti un dettagliato rapporto sul tema della scuola e sulle criticità che deve affrontare nel difficile adeguamento tra taglio dei fondi economici e bisogni di scolarizzazione.

Tra  gli ultimi mesi del 2011 e i primi mesi del 2012 l’infanzia, la preadolescenza e l’adolescenza sono state al centro di alcune iniziative di particolare rilevanza, che hanno messo a fuoco le problematiche complessive di queste fasce d’età; in particolare molto spazio è stato dedicato ai processi di scolarizzazione e altrettanta attenzione è stata dedicata allo stato di salute. 
Questo articolo intende fornire ai lettori una sintesi delle principali iniziative in materia scolastica e cerca di metterli in condizione di accedere personalmente ai materiali che i diversi organizzatori hanno reso disponibili sul Web.  Leggi qui

In questo ambito operativo segnaliamo anche una ricerca condotta da un gruppo di pediatri nella città di Torino che hanno lavorato sul tema delle letture giovanili muovendosi in un campione di circa 1000 studenti.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista ufficiale Torino Medica, è stato condotto in modo spontaneo da pediatri e insegnanti che si sono fatti carico della raccolta e della sistematizzazione dei dati.

Diamo un breve esempio del tipo di lavoro svolto:

Religione: “ … ci sono aspetti della religione che offrono consolazione persino alle menti contemporanee più scettiche. Gli atei dovrebbero imparare a salvare tutto ciò che è bello, saggio, commovente, tralasciando quanto non corrisponde più al vero. La saggezza delle religioni appartiene all’umanità intera, anche agli esseri più razionali, e merita di essere riassorbita in maniera selettiva, anche dai più accesi nemici del soprannaturale. Le religioni sono troppo utili, efficaci e intelligenti per restare retaggio esclusivo dei credenti.”

(Alain de Botton, Il mio ateismo religioso, La Lettura, 15.04.2012)

Credenze: “… coloro che hanno una spontanea tendenza a verificare sempre tutto prima di credere e a vagliare bene quanto viene affermato, sono restii ad abbracciare una religione, a credere a fenomeni soprannaturali, ad essere incuriositi dalla manifestazioni cosiddette paranormali.”

L’articolo continua asserendo che la tendenza a credere è comunque diffusa: fino al 90% delle persone hanno qualche credenza irrazionale (guarigioni miracolose, fantasmi, percezione extracorporea, etc); in maggioranza donne, che si dimostrano più intuitive e più religiose anche se colte.

(Massimo Piattelli Palmarini, I miscredenti riflettono di più, La Lettura, 29.04.2012)

Attrazione sessuale. Una donna vestita di rosso – o su un sfondo rosso – risulta più attraente, quella in verde la meno desiderabile. Il rosso è associato da sempre a passione, lussuria e persino all’amore romantico. Difficile dare una spiegazione evolutiva. Si è persino pensato ad una associazione con l’aumento di irrorazione dei genitali femminili durante il periodo di fertilità, pur se nell’uomo questo non risulta ed esiste invece ad una repulsione al sangue.

(Riassunto da: Chiara Lalli, Gli uomini preferiscono (non sempre) le rosse, ibidem)

Politica: “Un’esperienza all’estero [presumibilmente in paese anglofoni] serve a ridurre il tasso di politicizzazione che contraddistingue la visione del mondo delle nostre élite. Negli altri paesi le decisioni pubbliche vengono interpretate sempre e comunque come problem solving, ed esiste uno specifico tecnico-istituzionale che non si identifica con le mosse dei partiti.”

Il lungo apprendistato fidelizzante spiega poi la gerontocrazia della casta al potere che impiega anni per maturare il suo sapere bizantineggiante. Il suggerimento è di re-importare i ‘cervelli’ emigrati all’estero (comunque una percentuale ridotta rispetto ad altri paesi europei), come correttivo delle malattie della nostra società.
(twitter@dariodivico, La Lettura, 15.04.12.

Sul tema del rapporto tra scuola e salute la redazione di Torino Medica ha inoltre realizzato due servizi giornalistici che segnaliamo: nel primo viene intervistato un maestro di strada, Cesare Moreno, che a Napoli cerca di proporre ai ragazzi modelli alternativi di insegnamento e di didattica. Clicca qui

La seconda intervista, in cui abbiamo raggiunto al telefono il cantautore Roberto Vecchioni, propone un interrogativo interessante: esiste un’estetica della cura e della scuola? Quanto conta recuperare la dimensione della bellezza per consentire di apprendere meglio? Roberto Vecchioni prova a rispondere più da artista che non da professore…Clicca qui

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SCRIVERE A MANO NON DEVE PASSARE DI MODA

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Il 15 maggio scorso presso l’auditorium Biblioteca Nazionale di Torino si è tenuto un  convegno dal titolo “La disgrafia: prevenzione e rieducazione”, organizzato dall’Associazione culturale “Il dono di Theuth” e dall’osservatorio della scrittura. Clicca qui

La disgrafia da anni è classificata ufficialmente come uno dei 4 DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) insieme alla dislessia, alla disortografia e alla discalculia; questo disturbo però è rimasto un po’ ai margini, a volte confuso o sovrapposto ad altri, e soprattutto liquidato velocemente nelle certificazioni, dove troppo facilmente si dispensa il bambino dall’uso della scrittura manuale concedendogli di sostituirla con la scrittura al computer.
La ricaduta complessiva, invece, di una corretta comunicazione scritta manuale sul rendimento scolastico è sempre positiva, e spesso si riscontrano dei notevoli miglioramenti anche sul piano dell’autostima e della fiducia nelle proprie possibilità.

«Scrivere a mano non è solo un capriccio di docenti affezionati alla vecchie abitudini – spiega Barbara Manera, grafologa e promotrice dell´iniziativa – Si tratta di una ‘motricità fine´, una capacità tipica del genere umano che una volta persa è persa per sempre, e che innesca processi cognitivi difficili da stimolare altrimenti». Tastiere e touch screen, dunque, non sono la soluzione. Come ogni altro tipo di apprendimento, per esempio il linguaggio o la lettura, anche quello della scrittura avviene sulla base di automatismi che possono essere corretti e portati ad un giusto funzionamento.

Una della relazioni del Convegno, affidata alla grafologa e psicologa della scrittura Antonella Roggero ha posto infatti l’accento su come la scrittura a mano, insieme con una corretta impugnatura, siano determinanti per lo sviluppo psico-fisico del bambino. 
In questa occasione è stato anche presentato
un tablet con un programma informatico che registra pressione, velocità e accelerazione della propria scrittura. Si tratta di un’invenzione nata da anni di studi e ricerca del Prof. Christian Marquard, neuroscienziato dell’Università di Monaco di Baviera specialista in questo campo.

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ANDARE A SCUOLA NON DEVE FARE PAURA

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Un libro cha parla delle paure dei bambini, delle loro ansie e degli imbarazzi che rendono spesso difficile andare a scuola con serenità e con piacere.

Ricevere un brutto voto, essere presi in giro, sbagliare un compito, non essere all’altezza delle aspettative, essere sgridati dalla maestra, farsi male alla ricreazione, dover dare la merenda ai bulli…
Il libro “A scuola senza paura. Comprendere i timori dei bambini e trasformarli in occasioni di crescita” scritto da Michele Capurso, presidente della Federazione Europea dei Pedagogisti Ospedalieri (H.O.P.E.), Magda Di Renzo, responsabile del Servizio di Psicoterapia dell’eta’ evolutiva dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), e Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO, è il risultato di una ricerca svolta nelle scuole elementari e medie italiane per mettere in evidenza le ragioni e i vissuti che più possono spaventare il bambino. (Leggi qui un abstract http://www.magiedizioni.com/documenti/P-Scuola_senza_paura.pdf)

Il testo riporta le parole degli stessi alunni, che oltre a raccontare i vissuti di paura, suggeriscono anche le strategie per superarla e i soggetti percepiti come più vicini e utili per vincerla. L’ultima parte del libro presenta, invece, attività e schede didattiche per affrontare e superare, a scuola, i timori più comuni.

Dalla ricerca sembra che alcune paure siano passate di moda, per esempio l’uomo nero o la befana, e che altre se ne siano aggiunte come l’uomo mascherato o il ladro, o le verifiche scolastiche e la paura di deludere le aspettative. Forse, a ben vedere, sono i timori che hanno accompagnato tutti i bambini del mondo ma è cambiato senza dubbio il peso della paura nella vita del bambino.

Molti di loro hanno infatti raccontato di essersi sentiti sollevati dai racconti dei compagni, dalla condivisione di immagini, timori e suggestioni che li facevano sentire soli nella loro ansia.
Finalmente, con questa ricerca, si fa dell’emozione un tema di dialogo di gruppo e la paura, così affrontata, diventa solo, almeno per alcuni, un brutto e triste ricordo.

Forse tutti i bambini del mondo continueranno ad avere paura del buio e delle presenze mostruose che da lì possono manifestarsi, ma la scuola, cioè il loro strumento per affrontare la crescita, pian piano diventerà una risorsa e un bisogno; non un incubo da superare ed evitare con tutti i mezzi e le strategie possibili.

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