A che punto è la salute dei denti?

di Maria Rosa De Marchi

Nel corso degli ultimi decenni sono nati diversi programmi, volti a migliorare l’accesso e la qualità delle cure odontoiatriche. Molta strada è stata fatta, ma molta ancora ne resta da fare. Lo documentano diversi lavori recentemente pubblicati, che si sono occupati di analizzare i progressi effettuati nell’ambito delle cure dentali, prendendo in considerazione sottopopolazioni a livello globale e locale.

La dichiarazione dell’OMS sulla salute orale, 10 anni dopo

Dai dati emersi dal report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si palesa una disuguaglianza sostanziale, a livello globale, negli ambiti di prevenzione e promozione della salute dentale. Le informazioni emergono a 10 anni di distanza da quando l’assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2007 aveva pubblicato una dichiarazione di intenti riguardante la salute orale: un appello ai diversi Paesi per chiedere l’applicazione di misure sanitarie pubbliche in favore del benessere dei denti. Al sondaggio, promosso nel 2017, avevano risposto dipartimenti e ministeri della salute di 101 Paesi. Tra gli aspetti indagati, i dati di accesso delle strutture sanitarie, la forza-lavoro del settore odontoiatrico, i modelli finanziari utilizzati e la fornitura di servizi di prevenzione e promozione della salute orale (tra cui programmi scolastici dedicati all’argomento).

Le risposte dei diversi Paesi hanno rivelato l’esistenza di differenze sostanziali. Tra le maggiori problematiche emerse nei Paesi in via di sviluppo, sono state evidenziate la mancanza di risorse finanziare adeguate alle azioni preventive necessarie, la presenza di personale medico in misura inadeguata e insufficiente per quantità di lavoro e pazienti da curare.

L’efficacia dei programmi di prevenzione per gli adolescenti

Non ci sono evidenze conclusive che valutano quali effetti abbiano i programmi di prevenzione per la salute orale destinati agli adolescenti. Questa è la conclusione a cui arriva una meta-analisi pubblicata di recente, che si è occupata di effettuare una revisione sistematica della letteratura.

Le problematiche collegate alla valutazione sarebbero da ascrivere alle metodologie analitiche impiegate dagli studi. Su un totale di 2.343 abstract valutati per l’inclusione in meta-analisi, solo 4 sono stati poi effettivamente inclusi, di cui solo uno studio è stato valutato avere una qualità metodologia alta. I singoli studi riportano effetti positivi dei programmi di prevenzione sulla qualità di vita correlata allo stato di salute orale (OHRQoL, oral health-related quality of life), ma non è stato possibile finora ottenere dati statisticamente conclusivi su questo ambito. Questo sottolinea, come evidenziato anche in conclusione nella meta-analisi, la necessità di sviluppare protocolli di studio che permettano di comprendere meglio la questione.

Anziani e cure odontoiatriche: un mondo di disuguaglianze

La situazione salute orale appare frammentata anche quando si parla di anziani, dove le differenze date dai diversi stili di vita perpetrati nel corso degli anni appaiono accentuate rispetto alle altre fasce d’età. La natura cronica e progressiva delle patologie odontoiatriche accresce nel corso del tempo le differenze date dallo status socioeconomico. In questo modo, chi ha avuto accesso ai trattamenti ed è stato in grado di partecipare a programmi di prevenzione è in una situazione diametralmente opposta rispetto a chi per motivazioni economiche o per impossibilità non ha potuto accedere a cure odontoiatriche nel corso della vita. 

I denti più sani sono quelli di italiani, tedeschi e spagnoli

Una nota positiva arriva da uno studio effettuato da Qunomedical, che si è occupato di valutare la salute orale degli europei tramite un indice che tiene conto di fattori ambientali e degli stili di vita, tra cui il consumo di alcol, zucchero e tabacco. In Italia ci sono 77 strutture odontoiatriche per 100mila abitanti: si consumano 7,5 litri di alcol pro capite all’anno (età > 15 anni), il 23,7% della popolazione fuma e si consumano 27,2 kg di zucchero in un anno. I dati particolarmente favorevoli hanno posto il nostro Paese al primo posto nell’indice dei denti più sani e al settimo posto, nella classifica di 26 Paesi europei, per le condizioni della salute orale, con un punteggio di 1,2. Nei primi posti della classifica anche tedeschi e spagnoli.