A chi andrà per primo il vaccino contro Sars-COV-2?

Di Luca Mario Nejrotti

Negli USA sono il 50%, in Italia il 59% le persone che sarebbero disponibili a vaccinarsi contro il COV-2, quando il vaccino sarà pronto, ma chi avrà priorità nell’accesso alle scorte?

Questione di fiducia.

I movimenti antivax hanno cominciato a mobilitarsi sin dalla notizia del primo caso accertato di COV-2: operazione piuttosto facile, perché possono contare su testi e slogan ritriti dall’inizio del XX secolo per i quali basta sostituire il nome dell’agente patogeno e dare un’imbiancata attualizzante (interessante nel suo aspetto folkloristico il discorso sui metalli pesanti destinati a “robottizzare” la popolazione per alzarne la temperatura corporea a fini genocidiali) ed ecco pronto il nuovo movimento contro il complotto delle case farmaceutiche.

Il problema di questo genere di movimenti popolari e populistici è che radicalizzano la discussione scientifica: come si fa a discutere con persone che blaterano di microchip, antenne e controllo demico quando si sta cercando di salvare sistemi allo sbando come quelli sanitari, economici e sociali a livello globale e, in ultimo, vite umane?

Non si può e questo può portare anche la comunità scientifica e i sostenitori delle campagne di vaccinazione ad arroccarsi sulle proprie posizioni, dimenticando che la questione dei vaccini è straordinariamente delicata, soprattutto durante un’emergenza.

Una prova concreta del problema è rappresentata dal nome che è stato dato al programma di ricerca sul vaccino contro il COV-2 negli USA: “Operazione velocità curvatura” (vedi). Lo spiritoso che ha voluto citare la velocità superiore alla luce adoperata dalle immaginarie astronavi della popolare serie televisiva Star Trek non ha pensato quanto fosse  controproducente concentrarsi sulla velocità in una campagna di ricerca medica.

La fretta è cattiva consigliera.

In Italia, all’interno del 41% degli scettici nei confronti dei vaccini (vedi), che negli USA sono il 50%, ci sono probabilmente anche le persone ragionevoli che in un momento in cui il rimedio non è ancora stato trovato, coltivano una legittima preoccupazione nei confronti di un prodotto farmacologico che richiederà tempo e approfondimenti prima che ne sia confermata l’assoluta sicurezza. In attesa di rassicurazioni scientifiche solide può essere ragionevole essere diffidenti e dichiararsi in linea di massima contrari a forme obbligatorie di vaccinazione.

Oltre a combattere le fakenews e i ciarlatani che le diffondono riguardo all’ipotetico vaccino COV-2, una corretta campagna d’informazione dovrebbe preoccuparsi di fornire dati certi sulla trasparenza dei processi di ricerca e rassicurare la popolazione sull’assoluta  sicurezza del risultato finale, anche a lungo termine, impegno reso difficile dal fatto che ci si immagina che il vaccino possa essere usato come barriera difensiva già per la possibile recrudescenza della pandemia quest’autunno.

Priorità.

Intanto, il dibattito scientifico si sposta, sempre a livello ipotetico, sulla filosofia da adottare nello stabilire le priorità nell’accesso al farmaco (vedi): nessuno ha dubbi sulla necessità di proteggere gli operatori sanitari e assistenziali e ovviamente chi lavora a contatto col pubblico direttamente o indirettamente (come chi confeziona il cibo). Tuttavia, quando si giunge alle questioni sanitarie la faccenda si complica: sembra che le donne in gravidanza possano patire gravemente per l’infezione, del resto se ci fossero effetti collaterali questi potrebbero danneggiare anche il feto; gli anziani, si sa, hanno pagato al morbo il dazio più grave, ma in caso di vaccino la loro risposta sarebbe probabilmente inferiore e potrebbero patire gravemente eventuali effetti avversi; distribuire il vaccino alla popolazione più giovane e attiva avrebbe comunque l’effetto di proteggere anche gli altri, ma sembrerebbe a molti una selezione immorale.

Triage.

Oltre ai parametri professionali e fisici, andranno considerati quelli sociali: negli Stati Uniti le minoranze e le fasce con maggiori problemi economici e sociali sono state colpite duramente dalla pandemia, ma il vaccino contro le diseguaglianze non è ancora stato individuato.

Si presume che, nella migliore delle ipotesi, se il vaccino sarà disponibile questo autunno, le scorte di esauriranno in fretta e andranno contingentate: la prima parte dovrà andare agli operatori sanitari e a chi svolge professioni e a rischio, la seconda parte ai soggetti più vulnerabili, anche se restano vaghi i parametri d’inserimento in questa categoria. Quello che avanza andrà al resto della popolazione. A quel punto si potrà fare la conta degli antivaccinisti, tenendo presente, comunque che una vera immunità di gregge, necessaria a creare i presupposti per la scomparsa di questo virus, è intorno al 95%.

Fonti.

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/06/20/news/coronavirus_italiani_poco_propensi_a_vaccinarsi-259718614/

https://www.sciencemag.org/news/2020/06/just-50-americans-plan-get-covid-19-vaccine-here-s-how-win-over-rest

https://www.sciencemag.org/news/2020/06/line-forming-covid-19-vaccine-who-should-be-front