Affrontare il razzismo in sette mosse

Di Luca Mario Nejrotti

La pandemia COVID-19 negli USA, ma anche altrove, ha messo in luce le disparità di trattamento sanitario su base razziale, e il razzismo presente nelle strutture sanitarie, intrecciandosi con il dibattito internazionale per i soprusi perpetrati dalle forze dell’ordine rappresentati dal caso eclatante e non isolato di George Floyd.

Azioni concrete.

Il dibattito internazionale sul razzismo si è inasprito recentemente e molte organizzazioni hanno preso posizione, almeno formalmente, su questa problematica.

In un articolo comparso su “The Lancet” (vedi) si auspica che questa levata di scudi, che ha avuto manifestazioni anche controverse, come le sommosse popolari e il vandalismo su statue e simboli del razzismo passato, possa avere frutti concreti e duraturi, almeno in ambito sanitario.

In questo articolo, ovviamente condivisibile, ma piuttosto generico, l’autrice propone che le istituzioni sanitarie decidano di affrontare il razzismo strutturale e di costruire ambienti equi in primo luogo dandosi obiettivi specifici, audaci e significativi che si riferiscano ad azioni e cambiamenti, non a posizioni, sentimenti o generalizzazioni, riconoscendo i problemi concreti e affrontandoli con modalità e tempistiche chiare.

Puntare in alto.

Poiché l’approccio graduale e pacato finora non ha funzionato, l’autrice propone di puntare più in alto, proponendo obiettivi radicali e sistemici, allo scopo di creare culture in cui tutti gli individui possono aspettarsi di prosperare. Gli obiettivi intermedi come la il rispetto per la diversità sarebbero da considerarsi come sottoprodotti naturali di sforzi di livello superiore.

Dati e misure.

In terzo luogo, gli obiettivi devono essere misurabili: le organizzazioni devono definire risultati target che rappresentino accuratamente il raggiungimento degli obiettivi e li devono misurare rigorosamente e uniformemente nel tempo. I dati dovrebbero essere sia quantitativi che qualitativi per monitorare i progressi e catturare le esperienze vissute degli operatori sanitari e dei pazienti. Un approccio basato sui dati consentirà alle organizzazioni di essere sistematiche nel loro percorso verso l’equità.

Condividere le buone pratiche.

Per non perdere tempo, l’intero processo verso l’equità dovrebbe costituire un laboratorio di sperimentazione condiviso: la ricerca non dovrebbe concentrarsi sulla raccolta di ulteriori prove di disuguaglianze già ben documentate, ma dovrebbe spingere per individuare gli interventi efficaci. Tuttavia, le organizzazioni non devono attendere le prove per iniziare il processo di cambiamento; dovrebbero piuttosto avviare innovazioni organizzative fondate teoricamente e studiarle in corso d’opera, per indirizzare gli sforzi futuri.

Intervento capillare.

Il razzismo è un problema concreto, presente in ogni luogo, processo e pratica. Il razzismo è nell’ambiente fisico delle strutture sanitarie: nei ritratti, nelle opere d’arte, nei libri di testo e nei moduli di apprendimento e nelle attrezzature come i manichini di rianimazione. È presente nei processi clinici, compresi gli algoritmi diagnostici e terapeutici basati sulla razza. Si annida nei processi decisionali, nelle assegnazioni di risorse, di onorificenze e premi. Il razzismo è trasversale e penetra in tutti gli sforzi organizzativi, quindi deve esserlo anche la risposta che deve intervenire radicalmente e capillarmente.

Le persone.

Le organizzazioni dovrebbero trasformare la forza lavoro, compresa la leadership in nome dell’equità razziale. Un personale diversificato offre benefici per la salute a una popolazione diversificata di pazienti. Non riuscire a portare l’equità nelle posizioni di potere riflette ipocrisia e insincerità e inibirà il lavoro antirazzista sostenuto. Le istituzioni devono creare piani di successione; resistere agli acceleratori di avanzamento dinastici o altrimenti distorti; trasformare i processi di selezione; e porre limiti di durata ai ruoli di leadership in modo che vi siano opportunità di turnover.

Investimenti.

Ultimo, ma non per importanza, saranno necessari ingenti finanziamenti per lo smantellamento del razzismo. Saranno necessarie risorse orientate, a lungo termine, che tengano conto dei diversi aspetti degli interventi soprattutto nell’ambito dell’elaborazione, formazione e valutazione.

“La pandemia di COVID-19 ha chiarito che affrontare le nostre società e strutture razziste è una questione di vita o di morte. Dobbiamo concretizzare la rotta di inversione del razzismo, e farlo richiederà un’azione concreta e mirata, impegno, disciplina, ambizione, audacia e denaro.”

Fonti.

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31565-8/fulltext