Arriva il vaccino, ma quale e soprattutto quando?  

di Mario Nejrotti

La pandemia di SARS_COV2 si avvia, pare inesorabilmente, verso la seconda ondata in tutti i Paesi dell’area occidentale e più in generale in tutto il pianeta.

L’aumento dei casi è a macchia di leopardo e per il momento il nostro Paese tiene abbastanza sotto controllo la diffusione del virus, nonostante la recente riapertura delle scuole e le inutili polemiche rilanciate dai media.

Molti soggetti sono dichiarati guariti: 224.417 su 309.870 casi di infettati dall’inizio della pandemia nel gennaio 2020. L’incidenza cumulativa dei nuovi casi sale a 31,4 ogni 100.000 abitanti nel periodo di osservazione dal 7 al 20 settembre  (dati ISS) .

Con le procedure di isolamento, ricovero, distanziamento e igiene personale si andrà avanti fino all’arrivo del tanto agognato vaccino anti SARS-Cov2.

Molte sperimentazioni sono in atto e alcuni vaccini sono già stati approvati per la distribuzione.

È  il caso della Russia   e  della Cina.  Promesse di somministrazione tra pochi mesi vengono dal signor Trump, presidente  degli Stati Uniti,  e anche dal Brasile.

Le dichiarazioni politiche sullo stato di avanzamento dei diversi vaccini sono guardate con sospetto e preoccupazione dagli esperti di tutto il mondo e dall’OMS.

Occorre resistere qualche tempo, focalizzando gli sforzi sulla responsabilità dei singoli e sulle cure migliori per gli infetti, predisponendo i sistemi per sopportare un aumento drastico dei casi in inverno primavera 2021.

Il vaccino è in studio e immancabilmente arriverà efficace e liberatorio sui mercati, ma i problemi che porta con sé saranno molti.

Un nostro approfondimento sulla rubrica Terapia e Farmaci, presenterà nel corso della settimana alcuni articoli tra i molteplici che escono in questi tempi, per esplorare aspetti e problematiche importanti dei vaccini: dalla loro diffusione omogenea sul pianeta, come chiede e propone l’OMS, alle sperimentazioni con un numero di volontari elevatissimo, proprio in Brasile dove la disperazione per il numero dei decessi e la gravità dei quadri clinici, continua a crescere. Ma ci occuperemo anche delle dinamiche immunitarie del virus nei prossimi 5 anni e che cosa potranno fare i vaccini, che già chiamiamo di prima generazione, immaginando un loro perfezionamento nel corso della prossime stagioni.

 Infatti il virus non scomparirà, ma potrà mutare, aprendo nuovi scenari, non tutti catastrofici e nuove sfide per la ricerca.

Un ultimo articolo motiverà le preoccupazioni per sperimentazioni accelerate e testaggi su pochi volontari, discutendo proprio della necessità invece, per avere risultati sicuri e ripetibili, di un altissimo numero di volontari, che accettino anche il rischio di non ricevere un vaccino, ma un placebo.

Nelle prossime settimane il vaccino e la sua urgenza prenderanno la ribalta dei media, insieme alla necessità di vaccinare la popolazione contro l’influenza, come se i sintomi della COVID19, una volta ridotte le diagnosi di influenza per l’alto numero di vaccinati, non potessero essere confusi con una miriade di sindromi parainfluenzali e batteriche, comunissime nella stagione invernale e primaverile.

 L’accento dovrebbe essere invece posto sull’utilità concettuale di stimolare diffusamente nella popolazione il sistema immunitario per permettergli una più efficace reattività in caso di infezione di SARS- COV2.

Troverete gli articoli su questi argomenti  mercoledì, giovedì, sabato e domenica prossimi: buona lettura.

Photo by Edwin Hooper on Unsplash