Bambini nelle case di riposo: anziani meno depressi

  di Mario Nejrotti

La popolazione in Italia invecchia.

Siamo il paese europeo con più ultraottantenni al primo gennaio 2015, il 6,5% della popolazione generale e con una aspettativa di vita tra le più lunghe d’Europa per chi raggiunge quell’età, circa 10 anni. (dati Eurostat ) Il nostro sistema sanitario e assistenziale si deve organizzare con risorse sempre minori per curarli e assisterli.

Le strategie di largo respiro per fare fronte a questo problema comprendono interventi preventivi per ridurre i danni delle patologie croniche, già dalla gioventù e in età adulta. Il successo di tali interventi permetterebbe di ridurre la necessità di occuparsi di anziani malati e non autosufficienti.

Anche l’efficacia delle terapie e la precocità della diagnosi per patologie come l’ipertensione arteriosa e il diabete possono migliorare le condizioni psicofisiche dei futuri anziani, ma con costi in continuo aumento.

Al momento per gli ultraottantenni con deficit di salute e necessità di assistenza, esistono strategie di gestione domiciliare dei problemi, con aiuti organizzativi e economici per le famiglie.

Comunque, oltre a soluzioni che riguardano oggi i cinquanta-sessantenni, per una vecchiaia in salute, o interventi domiciliari che toccano a malapena il 4,1% degli anziani, al momento la risposta che viene data, là dove diviene complesso o impossibile il permanere al proprio domicilio, è l’istituzionalizzazione dell’anziano, nelle strutture assistenziali, che secondo il rapporto AUSER del 2012  riguarda il 4% circa degli italiani ultrasessantacinquenni.

Le residenze socio assistenziali e sociosanitarie al 31 dicembre 2013, da dati Istat, erano 12.261 e disponevano complessivamente di 384.450 posti letto (6 ogni 1.000 persone residenti). (vedi) .

Da un lato aumentano le richieste di anziani e famiglie in difficoltà per accedere al sistema delle residenze assistenziali e delle case di riposo e dall’altro, spesso, gli anziani istituzionalizzati peggiorano le loro condizioni psicofisiche una volta entrati nella struttura, perché il senso di abbandono, di esclusione sociale e la possibile sindrome depressiva, che ne consegue, compromettono la situazione generale.

Molti lavori e osservazioni parlano dell’elevata percentuale di diagnosi di depressione nei soggetti che abitano in case di riposo o assistenziali.

Non mancano le iniziative per migliorare lo stato dell’umore negli ospiti: attività ricreative e formative, spettacoli, teatro, musica e così via.

Una soluzione interessante sono le “esperienze formative intergenerazionali”, cioè tra giovani e anziani e nello specifico attività comuni tra bambini e vecchi.

Questa attività è praticata da tempo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, come, per esempio, in Francia, a Saint Maur , vicino a Parigi, dove già nel 2001, nella Casa di riposo Residence de l’Abbaye (vedi)  era stato inserito un Asilo nido. Probabilmente presto questa esperienza sbarcherà anche in UK, come si legge sul TheGuardian dell’inizio di Aprile 2017. (leggi The Guardian)

A Seattle,dal 2011, usando un metodo di apprendimento particolare, ideato dal Intergenerational Learning Center,  alla scuola materna , Providence Mount St Vincent   queste esperienze di collegamento costante tra anziani, autosufficienti e non, e bambini hanno dato splendidi risultati sulla salute dei partecipanti alle attività e hanno coinvolto positivamente i bambini e i loro genitori.

La Providence è un istituto frequentato da 125 bambini dai tre ai cinque anni., che comprende una casa di riposo, adatta ad ospitare oltre 400 anziani, con una età media intorno ai 90 anni. 

I risultati di questa formula hanno fatto sì che i genitori facciano a gara per ottenere un posto in questa scuola. Sull’argomento sarà anche realizzato un film   di cui qui si può vedere il trailer.

Ma anche in Italia si sta incominciando a fare qualche cosa in questa direzione.

Oltre ad alcune iniziative sporadiche di momenti di aggregazione tra anziani e bambini, come alla Civitas Vitae di Padova, a Piacenza la Unicoop, una Cooperativa sociale che offre servizi per l’infanzia e per gli anziani, ha recentemente inaugurato un altro esperimento di educazione intergenerazionale, allestendo un asilo nido proprio in una casa di riposo per la terza età.

Si legge sul loro sito ufficiale :

“Abbiamo realizzato un Nido d’Infanzia e una Casa per Anziani all’interno della stessa struttura; luogo di incontro sociale, culturale ed educativo; punto di scambio di esperienze tra gli anziani in grado di offrire alla società le proprie capacità e le nuove generazioni in crescita.”

Cucina, pittura, lettura, giochi, musica sono tutte attività che possono essere fatte insieme, con vantaggio per tutti, restituendo agli anziani il loro ruolo perduto di collegamento tra passato e futuro.

Nel 2016, nell’ambito del progetto Toy (Together Old and Young), è stato avviato da Retesalute, un’azienda speciale per servizi specie alle fasce deboli, che agisce su mandato di venticinque Comuni dell’area del Meratese, in provincia di Lecco, il progetto Toy Plus, che svilupperà e diffonderà sul territorio europeo un curriculum per l’apprendimento intergenerazionale. (vedi)

I partecipanti al progetto, provenienti da Italia, Spagna, Irlanda, Regno Unito e Slovenia, potranno così ottenere competenze avanzate per realizzare attività intergenerazionali di qualità, che coinvolgano adulti over 65 e bambini fino ai 10 anni.

Il progetto Toy, che ha già prodotto azioni pilota in Italia (a Lecco, Paderno d’Adda, Roma e Orvinio), unito al felicissimo esempio piacentino dell’Unicoop, non stimola l’intensificarsi di un impegno comunitario più forte per la creazione di luoghi in cui, attraverso l’energia incontenibile dei bambini, anche gli anziani ritrovino rinnovato interesse alla vita e migliori condizioni di salute.