Boom diabetici in Cina. Dai numeri alle cause e alla soluzione

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Il diabete colpisce 463 milioni di persone a livello globale. Un trend destinato a crescere secondo la nona e ultima edizione del Diabetes Atlas dell’International Diabetes Federation (1). Si stima infatti che – senza un’adeguata azione preventiva – il numero di diabetici nel mondo potrebbe salire entro il 2030 a oltre 570 milioni di persone, entro il 2045 invece a 700 milioni, una cifra impressionante. Le stime salgono vertiginosamente in alcune aree del pianeta con un’alta densità di popolazione, in particolare Cina e India. Le due nazioni infatti fino al 2010 avevano percentuali relativamente basse di diabetici, rispettivamente 43 e 50 milioni. Oggi il numero è salito a 116 milioni per la Cina e 77 milioni per l’India. Le proiezioni per i prossimi anni sono ancora più preoccupanti, poiché per la Repubblica popolare cinese è stimata una crescita che porterà la popolazione ad avere oltre 140 milioni di diabetici, prevalentemente di tipo due. Secondo il Diabetes Atlas, la percentuale di risorse economiche destinate alla cura del diabete da parte dei servizi sanitari di tutto il mondo è pari al 10 per cento della spesa totale, quasi 760 milioni di dollari.

A partire da questi dati un recente articolo dell’Economist (2) pone l’accento sulla prevenzione del diabete “per salvare vite, e risparmiare denaro” e si interroga sull’emergente epidemia di diabete in Cina che conta il numero più alto di diabetici rispetto a tutti gli altri paesi. La forma più comune è il diabete di tipo due che tende a svilupparsi negli adulti in sovrappeso e che non fanno esercizio fisico. Può quindi essere controllato e prevenuto sostenendo un corretto di stile di vita. L’incremento di casi di diabete in Cina, scrive The Economist, potrebbe essere legato alla velocità della ripresa del paese dopo l’era maomista, all’aumento del benessere e alle metropoli sempre più popolose. Al crescere delle possibilità economiche della popolazione è cresciuto anche il consumo di prodotti alimentari elaborati o molto zuccherati che sono un potenziale fattore di rischio insieme all’inattività fisica: un cinese su sette è obeso e un quarto di questi vive a Pechino, gli adulti che vivono nella capitale sono meno attivi fisicamente di chi vive nelle aree rurali. Il settimanale inglese propone ulteriori motivazioni e possibili fattori che possono incidere nell’insorgenza di questa malattia, come fattori genetici e fumo di sigaretta (la Cina consuma un terzo delle sigarette del pianeta).

Il diabete è un problema non solo sanitario ma anche sociale. Le persone scarsamente istruite in comunità remote a volte temono che la malattia sia contagiosa, afferma Yang Lijun, amministratore di un sito web per diabetici. Tali opinioni portano a discriminazione. Per esempio, il servizio civile si rifiuta di assumere persone con diagnosi di diabete. Le linee guida ufficiali consentono anche alle università di farlo. Ciò è più probabile che interessi i diabetici di tipo uno, perché la forma della loro condizione è più comune nella fascia di età che fa domanda presso le università o stage governativi. Ma le regole non fanno distinzione tra i tipi, conclude Lijun (2).

La gravità della situazione non viene però ben affrontata dal governo: il servizio sanitario “è mal equipaggiato” per garantire che la popolazione sia seguita e che la malattia sia diagnosticata precocemente, quando invece dovrebbe essere presente nella gestione del paziente diabetico, nella comprensione della propria condizione, nell’incoraggiare il paziente a seguire il trattamento prescritto con costanza oltre che i controlli regolari. Un’indagine del 2013 aveva rilevato che il 65 per cento dei cinesi non era a conoscenza delle proprie condizioni. “Il governo cinese, lo scorso luglio, ha pubblicato una lista di priorità per la riforma dell’assistenza sanitaria nel prossimo decennio, includendo l’impegno nel migliorare il supporto per i diabetici. Il piano afferma che i funzionari devono incoraggiare i cinesi a condurre una vita più sana” prosegue The Economist, il quale sostiene che “un investimento maggiore nell’assistenza sanitaria di base sarebbe la miglior medicina per il diabete di tipo due”.

Molti cinesi infatti non hanno facile accesso ai medici di famiglia o agli infermieri specializzati, che sono in grado di fornire il tipo di consulenza e i controlli regolari di cui i pazienti diabetici hanno bisogno. Inoltre, spesso, preferiscono recarsi negli ospedali delle grandi città, ritenendo che i loro specialisti siano più competenti. In Cina non c’è propensione nel coordinare l’educazione, lo screening e il monitoraggio necessari per affrontare condizioni croniche come il diabete. The Economist, in conclusione, afferma che senza una revisione il sistema sanitario cinese sarà schiacciato dall’onere di far fronte alle cronicità che cresceranno con l’invecchiamento della popolazione. Circa il 13 per cento della spesa sanitaria della Cina è destinata alla cura del diabete, e forse quattro quinti di questi sono spesi per curare complicazioni che potrebbero essere evitate. La Cina ha l’opportunità di risparmiare vite e denaro.

 

Bibliografia

  1. International Diabetes Federation. IDF Diabetes Atlas, 9th edn. Brussels, Belgium: 2019. 
  2. As China puts on weight, type-2 diabetes is soaring. The Economist, 12 dicembre 2019.