Chi ha paura del Contact tracing?

Di Luca Mario Nejrotti

Il tracciamento dei contatti delle persone risultate infette al COV2 sembra poter essere uno strumento di grande precisione ed efficacia nel contenimento della pandemia, ma ha fatto sorgere molti dubbi sulla tutela della privacy.

Lo scontro tra la tutela della salute e quella delle libertà personali.

Negli USA questo problema ha raggiunto livelli estremi: gli operatori sanitari incaricati di monitorare le controverse misure di contenimento della pandemia COVID19 hanno addirittura ricevuto minacce e hanno cominciato a temere per la propria incolumità (vedi).

I funzionari della Sanità pubblica si sono trovati all’improvviso in prima linea nel dover indicare agli esercizi commerciali la necessità di chiudere, nel dover tracciare le persone potenzialmente infette e nel dover richiedere l’isolamento delle stesse.

Questo li ha portati a essere identificati dalla popolazione come il braccio visibile, tangibile, e vulnerabile, di principi assoluti e apparentemente calati dall’alto come protezione della salute, bene comune, solidarietà, che, nel caso del singolo individuo, spesso hanno poca presa.

L’escalation dell’insofferenza della popolazione è stata innescata dalla cassa di risonanza dei social media: per esempio in una piccola città della contea rurale di Okanogan, nello stato di Washington, una funzionaria della Sanità pubblica ha contattato una famiglia, in quanto uno dei membri era risultato positivo al COV2, per raccomandarne l’isolamento cautelativo. Dopo pochi giorni, le autorità la hanno segnalato che sui social media si era scatenata una serie di post sempre più aggressivi, fino ad arrivare alle minacce dirette a lei stessa. In particolare, un post l’accusava di sorvegliare la popolazione, fino a paragonare l’isolamento sanitario agli arresti domiciliari. e metteva in guardia dal rischio di essere controllati.

Le minacce sono arrivate a livelli tali da farle temere per la propria incolumità e per quella dei propri cari, mentre su internet si susseguivano ipotesi di complotto in cui la Sanità pubblica, con le sue misure preventive e contenitive, era dipinta come “il cattivo della storia”.

In Ohio i manifestanti si sono persino riuniti di fronte all’abitazione della Direttrice sanitaria, mentre in Georgia, una sua omologa è stata messa sotto scorta a causa delle ripetute minacce.

Le misure preventive sono così ostacolate, oltre che dai prevedibili problemi logistici, dal difficile tentativo di trovare un equilibrio tra legittime istanze di protezione della privacy personale, disinformazione e paranoia complottista, in una nazione in cui, comunque, i diritti civili sono tutt’altro che scontati.

App salvifica o Grande Fratello?

Il problema si acuisce nel momento in cui si parla di adottare dispositivi di tracciamento digitali.

La tecnologia permette una maggiore precisione nel registrare gli spostamenti e la possibilità di trattare ed elaborare l’enorme mole di dati che comporta il monitoraggio di una vasta popolazione, senza le difficoltà legate all’errore umano e ai limiti oggettivi dello stesso.

Tuttavia, proprio il suo enorme potenziale è terreno fertile per lo sviluppo di timori, anche comprensibili, sull’uso che se ne può fare, sulla possibile invadenza nelle vite private di chi avrà accesso ai dati e sulla durata del suo utilizzo. Alla fine, tutto si riconduce a una questione di fiducia nelle istituzioni e nelle multinazionali, una moneta, a torto o a ragione, sempre più rara di questi tempi.

Nel frattempo, gli alfieri del conservatorismo libertario statunitense indicano i funzionari della Salute pubblica come “burocrati non eletti” in grado di prendere decisioni unilaterali che influenzano lo stile di vita della popolazione, contribuendo a gettare benzina sul fuoco. Non si deve dimenticare, infatti, che le forze di polizia locali sono spesso dirette, negli USA, da sceriffi eletti, quindi molto più sensibili e influenzabili dalle istanze della popolazione: si sono già dati casi in cui la polizia non si sia impegnata nel far rispettare le direttive sanitarie. Negli Stati Uniti, in generale, la polizia è tendenzialmente fortemente soggetta alle pressioni politiche.

Il tracciamento digitale: i pro

In un recente articolo su the Lancet (vedi) si tenta di analizzare il problema a livello generale, poiché le applicazioni digitali di tracciamento dei contatti rappresentano una strategia potente ma controversa per combattere la pandemia di COVID-19 mentre il tracciamento manuale dei contatti presenta importanti difficoltà, non soltanto a causa dei possibili errori e ritardi nella comunicazione con i contatti ad alto rischio.

A causa della notevole tensione esercitata sulle istituzioni di sanità pubblica, la tracciabilità dei contatti tramite telefoni cellulari viene già utilizzata o almeno esplorata in un numero crescente di paesi, nonostante le preoccupazioni sollevate in merito alla privacy individuale e alla sorveglianza dello Stato.

La tracciabilità dei contatti, abilitata per i telefoni cellulari, colocalizza le persone nel tempo e nello spazio attraverso l’uso di GPS, Bluetooth o altre tecnologie simili. Google e Apple hanno promesso di rendere possibile l’utilizzo delle loro tecnologie per tracciare i contatti.
Una traccia digitale di contatto può essere creata quando le persone che hanno scaricato tali applicazioni entrano in prossimità fisica. Algoritmi e reti neurali possono migliorare i semplici sistemi binari di tracciamento dei contatti fornendo metodi per calcolare il rischio individuale di infezione da COV2 in base a caratteristiche specifiche come distanza e durata dell’interazione, comorbilità auto-riportate, dati demografici e presenza di sintomi in ciascun individuo in un’interazione. Man mano che aumenta il livello di rischio di un individuo, è possibile inviare rapidamente vari messaggi comportamentali per consentirgli di intraprendere azioni appropriate e misurate. Questi molteplici vantaggi hanno il potenziale per stabilire un rapido controllo epidemiologico della pandemia.

I contro.

Nonostante i potenziali vantaggi, la maggior parte delle applicazioni in uso o in esame ha un impatto sulla privacy individuale che le società democratiche normalmente considererebbero inaccettabilmente elevato. In una società liberale e democratica, ci sono grandi preoccupazioni per quanto riguarda la privacy. Regno Unito, Australia, Singapore, Corea del Sud e altri paesi hanno implementato tali strumenti (utilizzando variabili binarie di contatto, non probabilità di rischio scalare per il rischio di infezione); tuttavia, queste applicazioni sono state esaminate in relazione alla capacità dei governi e di altri gruppi di accedere alle informazioni personali.

La fiducia del pubblico nell’uso di queste applicazioni è fondamentale perché è necessaria un’adozione diffusa di queste tecnologie per ridurre efficacemente la trasmissione virale. Fino a oggi, però, la raccolta indiscriminata di informazioni personali, le violazioni croniche della privacy e la scarsa protezione della privacy individuale nel settore privato hanno eroso la fiducia del pubblico nelle tecnologie digitali.

Inoltre, le applicazioni di tracciamento sollevano lo spettro della sorveglianza statale generalizzata di fronte alla pandemia, con conseguenze potenzialmente devastanti se le società democratiche si abituassero ad accettare una tale intrusione nelle libertà civili.

Pertanto, per contrastare sia le percezioni negative sia le minacce reali, un approccio di protezione della privacy deve essere centrale nello sviluppo di tali applicazioni di tracciamento dei contatti.

Raccomandazioni.

Diverse strategie possono essere sfruttate per aumentare e conservare la fiducia del pubblico verso tali applicazioni. Il consenso espresso in ogni fase della condivisione dei dati è cruciale e deve essere significativo, e chiaramente comprensibile, includendo il consenso espresso per condividere in modo anonimo i risultati dei test COVID-19. Nessun dato identificabile deve essere condiviso con alcuna istituzione pubblica o impresa privata. I dati anonimi o aggregati possono essere adeguatamente utilizzati per sviluppare modelli di apprendimento automatico ed epidemiologici  per indirizzare le politiche pubbliche. Altrimenti i dati dovrebbero essere crittografati sui dispositivi degli utenti e inaccessibili alle autorità pubbliche o agli interessi privati. L’applicazione stessa di tracciamento può propagare allarmi a contatti ad alto rischio e può raccomandare agli utenti di contattare volontariamente le autorità sanitarie ove pertinenti, aiutando così in modo marcato la traccia dei contatti, minimizzando il potenziale di sorveglianza statale, invasione della privacy o vigilanza in stile “Grande Fratello”.

Non si tratta di un problema di facile soluzione: per esser efficace, un’applicazione di tracciamento deve coinvolgere almeno il 56% della popolazione e questo riapre il dibattito sulla volontarietà del download e ci riporta al problema della fiducia che, come si sa, si guadagna nel tempo e non si può dare per scontata, ma il tempo, nelle emergenze, è sempre la merce più rara.

Fonti.

https://www.npr.org/sections/health-shots/2020/06/03/868566600/local-public-health-workers-report-hostile-threats-and-fears-about-contact-traci?t=1592032779869

https://www.thelancet.com/journals/landig/article/PIIS2589-7500(20)30133-3/fulltext