CLAUDIO ABBADO, GENIO DELLA MUSICA E DEL RISCATTO SOCIALE

bandiera italia

Di Nicola Ferraro

Claudio Abbado ci ha lasciati dopo una lunga malattia, che sembrava vinta, lunedì 20 gennaio 2014 (vedi),  (vedi). Impossibile aggiungere qualcosa di originale al diluvio mediatico che ha fatto seguito a questa brutta notizia.
Ma qualcosa di nuovo forse sì (vedi).
Con questo immenso artista e grandissimo intellettuale muore un pezzo di quella borghesia illuminata che sembra sommersa dal rampantismo volgare imperante e che tanto sarebbe necessaria a questo Paese.  Perché Claudio Abbado è stato un eccelso esponente di quella parte della società che ha cercato di usare il suo potere per creare, trasformare, progredire e far progredire, includere… e che inizia il suo percorso culturale con Cesare Beccaria a Milano (vedi). Una borghesia che si rifiuta di “bere Milano”, che non scimmiotta in modo patetico e volgare l’aristocrazia, che considera la cultura un valore assoluto ma praticabile da tutti e “necessariamente”, come avviene a Vienna, a Berlino, a New York, in America Latina, in Israele e in Palestina…
Chi scrive ha avuto la fortuna di constatare di persona questa appartenenza di cui si è parlato troppo poco e che racconta una Milano molto diversa da quella che nel tempo siamo stati abituati a frequentare nei media. Un’appartenenza mai rivendicata perché considerata naturale che, per esempio, ha permesso a questo grande uomo e artista di frequentare fino alla morte gli stessi amici di una vita: il “buen retiro” di Claudio Abbado, la cui casa era davvero il mondo, è sempre stato in quella Liguria di levante, meta marina tradizionale dei milanesi che già nell’Ottocento potevano viaggiare e soggiornare “lontano” da casa.
Che cosa ha rappresentato davvero Claudio Abbado per la musica lo si scoprirà nei prossimi anni. Il maestro è stato un innovatore coraggioso ma anche un filologo dal rigore assoluto: il “suo” Mozart, ad esempio, ha rappresentato un ritorno a sonorità originali, diventate insolite e proposte in controtendenza con una certa abitudine a “gonfiare” in maniera spettacolare la massa sonora… Negli anni sarà valutata in dettaglio la sua rivoluzione minimalista dell’opera lirica, realizzata al Teatro Comunale di Ferrara (vedi): nel suo Don Giovanni ferrarese il genio interpretativo si associa a quello di Lorenzo Da Ponte (vedi) e  W.A. Mozart (vedi) e sembra miracolosamente completarli!  Come le sue esecuzioni di Beethoven e Mahler: una vera riscrittura musicale depurata di ogni volgarità, che rivela l’anima più segreta di questi due compositori.
Un rivoluzionario della bacchetta, del teatro lirico, della lettura della partitura; uno scopritore di talenti che dava fiducia ai giovani e che ha praticato la volontà di proporre a livello internazionale gli aspetti sociali “salvifici” legati alla musica.
Claudio Abbado è stato il prototipo di nuovo direttore d’orchestra: che non si isola in una torre d’avorio fatta di una filologia musicale solipsistica dalla quale si esce per rendere omaggio al potente di turno che paga profumatamente l’uscita, ma colui che mette la filologia musicale al servizio della sensibilità di chiunque abbia orecchie e sensibilità: poveri, disadattati e delinquenti compresi. Un direttore-imprenditore fondatore di onlus, non di case discografiche o di altre aziende per lo sfruttamento del proprio immenso talento.
Il nostro omaggio in un articolo che parla di questa alta caratura sociale (vedi) e in una struggente vignetta di Giannelli (vedi).