“Come crescere un umano”: un libro sulle avventure della genetica

di Luca Mario Nejrotti

“Come crescere un umano” (How to Grow a Human: Adventures in Who We Are and How We Are Made, Philip Ball William Collins, 2019) è un nuovo libro di Philip Ball, che fa il punto sulle più recenti scoperte e applicazioni della genetica umana.

Il concetto di essere umano.

Il saggio del divulgatore scientifico, Philip Ball, viene recensito da Natalie Kofler, per Nature (vedi).

Ovviamente, la possibilità stessa di crescere in provetta un piccolo cervello, come quello presentato dall’autore all’inizio del suo saggio, ci porta a mettere in discussione ciò che per noi è l’essere umano: il lungo percorso storico della genetica sembra destinato a condurci alla creazione di organi su ordinazione e a indirizzare l’evoluzione umana.

L’autore, comunque, descrivendo la storia della biologia e della genetica, partendo dalla definizione di cellula per arrivare alle più recenti terapie oncologiche, si concentra di più su come il contesto culturale influenzi la scienza e il suo rapporto con il pubblico, argomentando contro l’idea stessa di “scienza pura”. Per esempio, la conoscenza da parte dello zoologo Theodor Schwann delle filosofie romantiche tedesche sull’universalità, lo ha probabilmente ispirato a estendere la teoria cellulare dalle piante agli animali. Mentre la scoperta da parte del biologo cellulare giapponese Shinya Yamanaka di fattori che possono rendere qualsiasi cellula una cellula staminale, è anche stata motivata dalla necessità di eludere le restrizioni normative sull’uso delle cellule staminali da embrioni umani.

Il futuro.

Dal contesto presente, l’autore si proietta verso gli scenari da fantascienza dell’avanguardia delle tecnologie emergenti, dove gli organi umani per il trapianto sono cresciuti nei maiali, e i genitori usano il gene editing per personalizzare la loro prole. Egli sottolinea come il disagio e la censura che nascono spontanee nelle nostre menti siano legati a giudizi culturali e religiosi su “come dovrebbe procedere il concepimento”.

Le più recenti scoperte, però, ci spingono all’umiltà nell’esprimere giudizi: non è facile comprendere il concetto stesso di identità, visto che i nostri corpi sono fatti di genomi multipli, un miscuglio di materiale genetico scambiato tra madre e feto durante la gravidanza e delle sequenze stesse del nostro microbioma. Grazie ai controlli epigenetici (meccanismi cellulari che influenzano il modo in cui i geni sono espressi), anche organismi geneticamente identici possono mostrare caratteristiche molto diverse.

Problemi di etica.

Esplorando le innovazioni che confondono il nostro concetto di identità, diritti e morte, l’autore riflette sui come e sui perché. Per indagare su queste domande, dobbiamo espandere i nostri orizzonti etici.

Qui l’autore si ferma, lasciando al lettore il compito di rispondere da sé alle molte domande che suscita la scienza genetica: chi decide e come se crescere o meno un essere umano? In un quadro pluralista di visioni del mondo, vecchie ideologie e ancor più vecchie credenze religiose, come si può garantire la libertà di ricerca e di applicazione della ricerca e contemporaneamente il suo libero rifiuto?

Sono domande a cui dovremo probabilmente rispondere a breve, ma la scienza, pur essendo influenzata dalla cultura contemporanea, come sostiene Ball, come succede spesso, è anche un grande passo avanti.

 

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-01502-1?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=fafa610320-briefing-dy-20190517&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-fafa610320-43594593