Come reagirà l’Europa alla prossima ondata pandemica?

“Siamo a rischio di giocarci il nostro successo”, ha ammonito il virologo Christian Drosten, dell’Ospedale universitario Charité di Berlino, al quotidiano tedesco Die Zeit il mese scorso. Il suo messaggio si riferiva alla Germania, ma avrebbe potuto essere indirizzato a tutta Europa. Dopo aver constrastato COVID-19 in primavera, la maggior parte dell’Europa sta assistendo a una ripresa.
La pandemia sta colpendo paesi che hanno visto pochi casi in primavera, come Grecia e Malta, ma si sta riprendendo anche in luoghi che hanno sofferto terribilmente.
Pochi contestano che l’Europa sia stata all’altezza della sfida iniziale. A Bergamo, i forni crematori erano così sovraccarichi a marzo che i camion dell’esercito hanno dovuto trasportare i morti in altre città, ma il 24 maggio la Lombardia ha registrato per la prima volta zero morti per COVID-19. All’inizio di luglio, l’Unione europea e il Regno Unito insieme avevano una media di meno di 5.000 nuovi casi al giorno, mentre gli Stati Uniti e il Brasile (che insieme hanno all’incirca la stessa popolazione) ne avevano rispettivamente 50.000 e 40.000. Gli europei hanno goduto di un’estate sorprendentemente normale.
Il numero di casi in aumento oggi non è paragonabile al picco di aprile, perché i paesi stanno testando molte più persone su base giornaliera. 
L’aumento mostra che l’Europa ha allentato le misure troppo presto, afferma il virologo Ab Osterhaus dell’Università di Medicina Veterinaria di Hannover. “Fondamentalmente è stato dato il messaggio sbagliato: abbiamo fatto un ottimo lavoro e ora possiamo rilassarci di nuovo.” 

La disponibilità delle persone a stare all’erta e ricordare le nuove regole svanisce rapidamente, afferma Cornelia Betsch, psicologa dell’Università di Erfurt che ha monitorato gli atteggiamenti verso la pandemia in Germania. Alcuni paesi hanno visto aumentare le infezioni sul posto di lavoro quando le persone sono tornate in ufficio, afferma Gianfranco Spiteri, esperto di salute pubblica presso il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. E la riapertura delle scuole in tutto il continente potrebbe ovviamente peggiorare le cose.
Ogni paese ha le proprie strategie per controllare la pandemia, aspetto che spesso crea confusione nei cittadini. Il Belgio, ad esempio, ha una delle politiche più severe sulle mascherine, ma i belgi che attraversano il confine olandese per fare acquisti a Maastricht possono toglierle. Anche all’interno dei paesi, le regole possono cambiare velocemente. “Sarebbe necessario definire una politica centrale in Europa”, afferma Osterhaus. Il problema è che l’Unione europea ha scarso potere nel coordinare le misure sanitarie.
Questa volta i paesi sono senza dubbio meglio preparati. 
Meno del 3% dei test è positivo nella maggior parte dei paesi europei, segno di una buona capacità di test. Le mascherine per il viso sono diventate onnipresenti nella maggior parte dei paesi. Più di una dozzina di paesi dell’UE hanno sviluppato app per aiutare gli sforzi di tracciamento dei contatti. Trattamenti migliori stanno ottenendo buoni risultati nella sopravvivenza e nuove informazioni sulla diffusione virale stanno portando a misure di controllo più mirate.
Adam Kucharski e i suoi colleghi, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, in un recente studio, hanno stimato che il “tracciamento dei contatti a ritroso” potrebbe prevenire il doppio delle infezioni rispetto al rintracciamento dei contatti in avanti.
Probabilmente afferma Christian Althaus, epidemiologo dell’Università di Berna, “Verrà nuovamente raggiunto un punto in cui dovranno essere prese misure più rigorose”. Ma piuttosto che blocchi completi, presume che saranno più simili alla versione più leggera applicata in Svezia, che ha incoraggiato le persone allo smartworking e ha vietato i grandi raduni mantenendo però aperti negozi e ristoranti.