COMUNICARE LA DISABILITÀ

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“La città raccoglie sapienza” è un progetto nato per raggruppare in un archivio a libera consultazione tutte le tesi di laurea centrate sull’inclusione delle persone con disabilità. È un progetto della Fondazione Aiutiamoli a Vivere (Vedi) in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio.

Inclusione, comunicazione e rappresentazione della disabilità. Orientamenti e tendenze nell’informazione giornalistica online (Vedi) è infatti il titolo di una tesi di dottorato di Alessio Covelli, dottore dell’Università di Roma Foro Italico (tutore Lucia De Anna, docente molto attenta alla tematica), in un progetto di ricerca nell’ambito del dottorato internazionale Culture, disabilità, inclusione: educazione e formazione. Spiega Covelli: «Il ricorso a immagini stereotipate e a particolari registri emozionali da parte degli operatori della comunicazione e dell’informazione concorre fortemente a esprimere e a rinsaldare percezioni all’interno delle quali, con proporzioni leggermente differenti da nazione in nazione, le persone con disabilità sono identificate come membri “tragici” e “indifesi” o “coraggiosi” “eroi superumani”» (è possibile ricordare lo spot di Channel4, TV Meet the SuperHumans “incontra i SuperUmani” (Vedi). Rispetto all’estero, in Italia ci sono attenzioni meno stereotipate. Nell’informazione online 2012 la persistenza di approcci tradizionali focalizzati sull’assistenza, ai quali tuttavia si affianca con una discreta diffusione un modello pluralistico e inclusivo basato sul riconoscimento dell’uguaglianza di diritti e opportunità di partecipazione che amplia lo sguardo sulla persona. All’estero sembrerebbe invece più marcato il ricorso a modelli tradizionali che, poggiando su una visione medicalizzante e patologica della disabilità, forniscono un’immagine passiva di dipendenza, caritatevole, pietistica e di svantaggio».

A ben vedere nel Web, con un po’ di ricerca accurata e mirata, è possibile trovare molti lavori interessanti sul tema della comunicazione della disabilità. Ne è un esempio il lavoro di Sandra Busso (Facoltà di Lettere e Filosofia di Torino) in cui si ragiona innanzi tutto sulla definizione della parola. Occorre in primo luogo dare una definizione dell’handicap- scrive la Busso. Un concetto di per se abbastanza intuitivo ma che racchiude in se una varietà di significati, che individua una molteplicità di categorie di svantaggiati del tutto diverse tra loro e che spesso risulta essere utilizzato in modo non corretto. Un buon punto di partenza potrebbe essere l’etimologia stessa della parola, che deriva dall’ambiente delle corse ippiche inglesi: la dizione “handicap”, traducibile in Italiano con “svantaggio”, nasce dalla pratica diffusa in passato di obbligare il fantino, che cavalcava un cavallo dotato di qualità superiori, a gareggiare portando la mano sinistra (hand) a contatto con la visiera del cappello (cap), utilizzando l’evidente svantaggio dato da questa posizione per equilibrare le sue prestazioni rispetto a quelle degli altri concorrenti (Ridolfi 2002, Giordani 1995). Esistono tuttavia alcune sfumature semantiche di una certa importanza: occorre infatti distinguere la malattia, o la menomazione, dalle sue conseguenze pratiche e sociali, essendo le prime scientificamente definibili ed oggettive, mentre variabili e dipendenti dall’ambiente le seconde. (Vedi). (Le campagne di informazione e comunicazione dell’amministrazione pubblica).

 

Fonte: PRESS-IN;
“Comunicare la disabilità “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it».