COVID-19: problemi materno-infantili. Un questionario a livello mondiale della Harvard University

di Mario Nejrotti

Le incognite

La pandemia di SARS COV2 ci ha messo di fronte ad una gamma di incognite contemporanee, mai presentatasi in era moderna.

 Il virus fino a dicembre 2019-gennaio 2020 era totalmente sconosciuto.

I meccanismo di diffusione e la capacità infettante del virus sono stati i primi quesiti. Ad essi sono seguite le domande sulla possibilità di difenderci con mezzi tradizionali di distanziamento sociale e di difesa meccanica personale e ambientale.

 I ricercatori e i clinici hanno cercato di dare risposte poi,mano a mano che i mesi passavano, a domande sui  suoi meccanismi fisiopatologici, sulla sindrome che era in grado di determinare, sulle possibilità terapeutiche, di prevenzione secondaria e primaria.

La  pericolosità del virus si è manifestata maggiormente nei soggetti maschi, anziani e polipatologici, non trascurando purtroppo anche donne e persone più giovani e sane, che sembrano essere geneticamente più esposte all’aggressione del virus e alle sue manifestazioni polmonari, cardiovascolari, neurologiche, metaboliche e trombotiche.

Un territorio inesplorato

Un campo che fino a poche settimane fa non era stato esplorato organicamente è l’ambito materno infantile e le conseguenze quali-quantitative chel’infezione  ha avuto o potenzialmente può avere su donne in gravidanza e bambini dalla nascita al primo anno di vita e sulla qualità dell’alimentazione nel primo anno di vita del bambino.

Il lavoro di ricerca internazionale, il COVID Mothers Study, è rivolto alle madri che hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2, responsabile della COVID-19, a cui è stato chiesto di rispondere, tramite la compilazione di un questionario, ad alcune domande sulle esperienze di maternità.

Il questionario si basa sulla  piattaforma Qualtrics  , gestita dalla Harvard Medical School e richiede da 3 a 8 minuti per la compilazione. 

Il questionario

Si legge sul  Portale della Harvard Huniversity che “Il COVID Mothers Study è uno studio sulle madri a livello mondiale che mira a rispondere alle seguenti domande sulle esperienze di maternità delle donne affette da COVID-19:

è stata separata dal suo bambino/bambina?

Le è stato permesso di avere un contatto pelle-a-pelle nella prima ora dopo la nascita?

Le è stato permesso di allattare direttamente il suo bambino?

Chiediamo anche se le è stato praticato il lavaggio del seno. Poniamo quindi domande sugli esiti: ha avuto difficoltà ad allattare? Il suo bambino si è infettato? In tal caso, qual è stata la prognosi della malattia del bambino?

Una vasta diffusione

Lo studio è stato avviato il 4 maggio 2020. I dati dei pazienti dei Paesi dell’Unione Europea e Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Liechtenstein e Islanda sono coperti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati, che ha richiesto un processo separato di approvazione. Abbiamo ottenuto l’approvazione alla fine di giugno, affinché le residenti di questi Paesi potessero partecipare allo studio.”

Al lavoro partecipano ricercatrici e ricercatori di diverse istituzioni, università, iniziative e organizzazioni no profit. Tra queste: la Harvard Medical School di Boston (USA), la Cooper University Health Care di Camden (USA), l’Università Cattolica del Cile a Santiago, l’Istituto Superiore di Sanità di Roma e l’iniziativa Baby-Friendly Hospital&Community di UNICEF Italia. Negli Stati Uniti, collabora anche l’organizzazione BabyCafé USA, che offre oltre 150 gruppi di sostegno gratuiti all’allattamento.

 Infine, il COVID Mothers Study è stato oggetto di approvazione da parte dell’Institution Review Board (IRB) e del Comitato Etico dell’Università di Harvard.

Questo il  link al questionario

Thanks to Jonathan Borba for sharing their work on Unsplash.