Covid-19 e la necessità di una riforma sanitaria

La pandemia di Covid-19 ha messo in luce la necessità di riforme sanitarie che promuovano l’accesso universale alle cure essenziali. Come si legge nell’articolo pubblicato su The New England Journal of Medicine, il modo in cui gli Stati Uniti gestiscono l’assistenza sanitaria in questo periodo di crisi sta rendendo milioni di persone vulnerabili e richiede un’azione politica rapida e coordinata per garantire l’accesso all’assistenza a prezzi accessibili.

Circa la metà degli americani riceve una copertura sanitaria attraverso il proprio datore di lavoro e, con i picchi di disoccupazione registrati nelle ultime settimane, in milioni si ritrovano senza un’assicurazione che copra le loro esigenze di salute nel mezzo della più grande pandemia da oltre un secolo. In realtà, anche coloro che possiedono una copertura assicurativa potrebbero non riuscire ad avere accesso alle cure di cui hanno necessità: già prima della pandemia, infatti, una ricerca ha dimostrato che oltre la metà degli americani con un’assicurazione sanitaria pagata dal datore di lavoro aveva ritardato o posticipato, nell’anno precedente, il trattamento raccomandato per sé o per un familiare a causa dei costi. La perdita di posti di lavoro, reddito e assicurazione sanitaria associati alla pandemia aggraverà notevolmente le criticità già presenti riguardanti i costi dell’assistenza sanitaria per tutti gli americani.

Per affrontare tutte le questioni sollevate da Covid-19, il Congresso ha approvato due importanti atti legislativi. Il Families First Coronavirus Response Act (FFCRA) richiede che tutti gli assicuratori coprano i test Covid-19 ed eliminino tutti i costi di condivisione (rimborsi, franchigie e pagamenti di coassicurazione) associati ai servizi di test durante l’emergenza sanitaria. Ha inoltre stanziato un miliardo di dollari per il Fondo di emergenza per la sanità pubblica e i servizi sociali per coprire i test per le persone non assicurate. Sebbene la FFCRA copra i costi dei test, però, i pazienti rimangono comunque vulnerabili alle spese di condivisione dei costi associate al trattamento (come ad esempio il ricovero ospedaliero).

Gli Stati Uniti hanno anche approvato il CARES Act, un fondo di 2200 miliardi di dollari per la riduzione della pandemia, che ha introdotto delle estensioni significative al sistema di sussidi di disoccupazione. Introduce eccezioni a favore di coloro che, pur non avendo perso il proprio posto di lavoro, non possono lavorare per una varietà di ragioni legate all’emergenza sanitaria, aumenta l’ammontare del sussidio ai disoccupati di 600 dollari alla settimana, ed estende la durata massima dei sussidi da 24 a 26 mesi.

Data la portata della pandemia, i funzionari del governo statale o federale potrebbero anche implementare qualcosa di simile al programma Disaster Relief Medicaid (DRM), un programma temporaneo di assicurazione sanitaria pubblica creato a New York dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, che ha permesso a quasi 350.000 newyorkesi di ottenere facilmente l’accesso ai benefici di Medicaid aumentando le soglie di ammissibilità, escludendo i test patrimoniali e snellendo la burocrazia. Un programma di emergenza analogo potrebbe innalzare le soglie di ammissibilità oltre i livelli di espansione di Medicaid e aumentare i fondi federali per aiutare a coprire le persone che hanno perso il lavoro durante la pandemia o non sono assicurate.

Gli Stati, da parte loro, dovrebbero continuare a favorire politiche di assistenza inclusive, poiché alcune leggi ormai datate impediscono o limitano la fruizione dei servizi sanitari. L’Employee Retirement Income Security Act del 1974 (ERISA), ad esempio, stabilisce che leggi statali che regolano l’assicurazione sanitaria non possano essere imposte ai datori di lavoro che offrono copertura assicurativa ai propri dipendenti; generalmente si tratta di grandi aziende come Apple, Intuit e Microsoft. Di conseguenza, alcune delle iniziative intraprese durante la pandemia non si applicherebbero a quasi il 60% degli americani con un’assicurazione sanitaria sponsorizzata dal datore di lavoro (quasi il 30% della popolazione). ERISA lascia quindi milioni di persone non protette dalle riforme sanitarie statali. In assenza di una risposta federale, gli Stati possono vietare direttamente ai fornitori di addebitare tariffe di condivisione dei costi per il trattamento di Covid-19 e altre modalità di fatturazione, ma storicamente questo approccio è stato politicamente impossibile. Forse Covid-19 fornirà l’impulso necessario per il cambiamento.

Mai prima d’ora è stata più evidente la necessità di riforme in quelle nazioni in cui l’assistenza sanitaria è in mano ad aziende private e i servizi sanitari non garantiscono l’accesso universale alle cure. I decisori politici in materia di salute e assistenza sanitaria, sia durante questa pandemia che in futuro, dovrebbero riflettere questa realtà e imparare la lezione da questa crisi.