Desametasone e tocilizumab: prosegue la ricerca sui possibili trattamenti del COV2

Di Luca Mario Nejrotti

Prosegue senza soste la ricerca e la sperimentazione per individuare terapie sostenibili di trattamento dei pazienti colpiti da COVID-19: ai risultati promettenti sul desametasone si contrappongono gli esiti inconcludenti della sperimentazione del tocilizumab.

Desametasone.

Uno steroide economico e comunemente usato può salvare la vita alle persone gravemente ammalate di COVID-19, secondo un trial clinico randomizzato e controllato nel Regno Unito. Il farmaco, chiamato desametasone, è il primo ad aver mostrato di poter ridurre effettivamente le morti per COV2. Nello studio, l’uso del desametasone ha ridotto le morti di circa un terzo nei pazienti che erano in terapia intensiva a causa dell’infezione.
“È un risultato sorprendente”, ha affermato Kenneth Baillie, un medico di terapia intensiva dell’Università di Edimburgo, Regno Unito, che fa parte del comitato direttivo dello studio, chiamato RECOVERY. “Avrà chiaramente un enorme impatto globale”. Lo studio RECOVERY, diretto dall’Università di Oxford, ha annunciato i risultati in un comunicato stampa del 16 giugno e in una prestampa pubblicata su medRxiv il 22 giugno (vedi).

Misure di emergenza.
Lo studio RECOVERY, lanciato a marzo, è uno dei più estesi al mondo per i trattamenti del coronavirus; si stanno testando una serie di potenziali terapie. La coorte con desametasone è stata di 2.100 partecipanti che hanno ricevuto il farmaco a dosi da bassa a moderata di 6 milligrammi al giorno per 10 giorni, e ha confrontato la reazione rispetto a circa 4.300 persone che hanno ricevuto cure standard per l’infezione da coronavirus. L’effetto del desametasone è stato più evidente sui pazienti critici in terapia intensiva con ventilazione assistita. Anche coloro che stavano assumendo ossigenoterapia, ma non erano sottoposti a ventilazione assistita, hanno visto un miglioramento: il rischio di morire è stato ridotto del 20%. Lo steroide non ha avuto effetti sulle persone con casi meno gravi di COVID-19.

Rischio calcolato.

Lo studio è stato esteso e molto accurato, data la generale prudenza nell’uso di steroidi nella terapia del coronavirus: le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di molti paesi hanno messo in guardia dal trattamento con steroidi delle persone con coronavirus e alcuni ricercatori erano preoccupati alla notizia di un trattamento steroideo diffuso. Questi farmaci sopprimono il sistema immunitario, il che potrebbe fornire un po’ di sollievo ai pazienti i cui polmoni siano devastati da una risposta immunitaria iperattiva che a volte si manifesta in casi gravi di COVID-19. Tuttavia, tali pazienti potrebbero aver ancora bisogno di un sistema immunitario perfettamente funzionante per respingere il virus stesso.

Ciò nonostante, lo studio RECOVERY indica che alle dosi testate, i benefici del trattamento con steroidi possono superare il danno potenziale. Lo studio non ha riscontrato eventi avversi inatte, sostengono i ricercatori: “Questo trattamento può essere somministrato praticamente a chiunque”.

Del resto, i risultati dello studio mostrano che il desametasone ha un effetto sostanziale sui pazienti più gravi, vale a dire quelli in cui la risposta immunitaria ha preso una piega patologica, minacciando la vita del soggetto, e necessita quindi di essere regolata.

Tocilizumab.

Con un comunicato stampa, l’Agenzia Italiana del Farmaco (vedi) ha annunciato che si è concluso anticipatamente, dopo l’arruolamento di 126 pazienti (un terzo della casistica prevista) lo studio randomizzato per valutare l’efficacia del tocilizumab, un anticorpo monoclonale, somministrato in fase precoce, rispetto alla terapia standard in pazienti affetti da polmonite da Covid-19 di recente insorgenza che richiedevano assistenza ospedaliera, ma non procedure di ventilazione meccanica invasiva o semi-invasiva.

Lo studio è stato promosso dall’Azienda Unità Sanitaria Locale-IRCCS di Reggio Emilia ed è stato condotto con la collaborazione di altri 24 centri italiani.

Si tratta del primo studio randomizzato concluso a livello internazionale su tocilizumab, interamente realizzato in Italia.

Lo studio non ha mostrato alcun beneficio nei pazienti trattati né nel prevenirne l’aggravamento (ingresso in terapia intensiva) né per quanto riguarda la sopravvivenza. In questa popolazione di pazienti in una fase meno avanzata di malattia lo studio può considerarsi importante e conclusivo, mentre in pazienti di maggiore gravità si attendono i risultati di altri studi tuttora in corso.

Lo studio.

Sui 126 pazienti randomizzati, 123 effettivamente coinvolti nella fase operativa, si è evidenziata una percentuale simile di aggravamenti nelle prime due settimane in quelli che ricevevano il tocilizumab e in quelli a cui era somministrata la terapia standard (28.3% vs. 27.0%). Nessuna differenza significativa è stata osservata nel numero totale di accessi alla Terapia Intensiva (10.0% contro il 7.9%) e nella mortalità a 30 giorni (3.3% vs. 3.2%).

Nell’ambito del trattamento dei pazienti con Covid-19, il tocilizumab si deve considerare quindi come un farmaco sperimentale, il cui uso deve essere limitato esclusivamente nell’ambito di studi clinici randomizzati.

 

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-020-01824-5

https://www.aifa.gov.it/en/web/guest/-/covid-19-studio-randomizzato-italiano-nessun-beneficio-dal-tocilizumab