Fase 2: decisioni difficili e pericolose

di Mario Nejrotti

In attesa della liberazione

In questo giorno, che ricorda la data della liberazione del nostro Paese dalla dittatura nazifascista nel 1945, bloccato in casa come tutti gli italiani, sono in attesa della fine dell’invasione di un nuovo pericolo per l’umanità: quell’ammasso vivente di RNA e proteine, cieco e caparbio, che ha un unico scopo, vivere e riprodursi a spese del nostro organismo “superiore”: il SARS COV 2.

Nei due mesi trascorsi abbiamo assistito alla sua diffusione e all’organizzazione delle nostre difese, che mutavano e crescevano insieme alle conoscenze, con l’aiuto di tutti gli studiosi del pianeta, mentre medici e infermieri si affannavano e morivano per aiutare i malati e ridurre i danni.

Nel pianeta ci sono state colpevoli sottovalutazioni, forse inevitabili errori strategici, scelte sbagliate  e esternazioni politiche poco ponderate, quando non assurde, come l’ultima, ma non sicuramente ultima, battuta dell’uomo più potente del pianeta, Donald Trump, che avrebbe voluto iniettare nelle vene dei  suoi amministrati un “disinfettante” per uccidere il virus.

A passi lenti verso la Fase 2

Nonostante l’enorme dolore generato con le  centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo, la pressione di questa pandemia sta progressivamente diminuendo, soprattutto nei paesi dove è  incominciata prima, grazie agli sforzi di tutti.

Forse sarà un arresto temporaneo della diffusione del virus, forse ci sarà una ripresa stagionale al sopraggiungere del freddo, forse diverrà per qualche anno endemico, finché non riusciremo a debellarlo con farmaci specifici o con un vaccino appropriato, sicuro ed economico.

Nel frattempo, però, le norme di contenimento e di distanziamento sociale sono quelle che possono arginare la diffusione di questo ottuso e malevolo ospite.

Trovare un equilibrio tra norme sanitarie, necessità economiche e sociali è un compito altrettanto complesso di quello sanitario chiamato a curare e prevenire la malattia, cioè la sindrome COVID19.

È comprensibile la difficoltà delle decisioni politiche e l’inserirsi su di esse di polemiche nazionali e sovranazionali, alimentate da chi cerca di mantenere o procurarsi il consenso frenando o spingendo verso determinate soluzioni.

Di fatto la necessità di giungere ad una Fase 2 con aperture in ambito economico e sociale, visto l’andamento, se pur moderatamente, positivo dell’epidemia nel nostro Paese, è ormai nelle cose, tra sanitari e scienziati che frenano, mondo produttivo e opinione pubblica che spingono.

Imparare dalla tragedia

È probabile che un’analisi scientifica pacata e meno condizionata prima dall’emergenza e poi dall’urgenza consentirà di vedere le reali dimensioni di questa orribile invasione con il numero reale dei morti e contagiati, ascrivibili direttamente al COV2.

Si dovrà ragionare su molti problemi che negli anni sono stati trascurati per supposte altre più importanti priorità, generando le enormi difficoltà che stiamo vivendo.

Occorrerà discutere seriamente con lungimiranza politica e non interesse elettorale, su un sistema sanitario uniforme, che sia in grado di offrire le stesse opportunità e prestazioni a tutti i cittadini, sul suo dimensionamento e finanziamento. Sull’importanza di una ricerca finanziata e sostenuta, sulla necessità di potenziare la sanità pubblica e quella territoriale, in parallelo a quella specialistica e ospedaliera, con operatori messi in grado di lavorare in qualunque condizione prevedibile.

Più in generale, in ambito economico e sociale occorrerà un profondo ripensamento delle condizioni di lavoro per modificare, e forse chiudere, una parentesi disastrosa, che ha visto rinascere e svilupparsi, nel consenso generale, lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto dei giovani, e della loro precarietà. Questa situazione li ha resi fragili, insicuri e ha contribuito a creare una frattura generazionale, registrando, per la prima volta,un regresso considerevole delle condizioni socioeconomiche delle nuove generazioni, rispetto alle precedenti.

Superare gli errori e offrire opportunità ai cittadini

Quindi la Fase 2 di questa pandemia deve restituire libertà e opportunità ai cittadini  e per questo occorre che sia ponderata e che prenda atto della realtà e di lì parta per costruire una società più equilibrata, dove giovani e anziani possano svolgere il loro compito in sinergia.

In questi giorni si è sentito discutere sulla necessità, durante la fase di ripresa e ancora per un periodo indefinito, di proteggere “i vecchi, i nonni” dal virus che li sceglierebbe come il miglior terreno di cultura per svilupparsi, a causa della loro fragilità, conducendoli alla morte.

Nuovamente anche in questa prospettiva si rischia di cadere nei luoghi comuni.

Una prima scelta: come gestire i vecchi nella Fase 2?

Ben lo sanno i giovani “arrabbiati” con quegli anziani che li considerano tutti stupidamente viziati e incapaci di adattarsi alle condizioni sociali attuali e ad accettare situazioni di lavoro che la loro generazione non avrebbe neanche preso in considerazione e che probabilmente avrebbero scatenato la violenza sociale.

Così come i giovani non sono generalmente affatto viziati, incapaci di adattarsi e di assumersi responsabilità di comando, non tutti i “vecchi e i nonni” hanno necessità di essere protetti di più della popolazione generale.

Ogni medico di famiglia, che si sia occupato di una popolazione nel corso degli anni, sa che l’età anagrafica dei pazienti non determina di per sé la fragilità di salute del singolo e non è possibile costruire interventi sanitari, basandoli esclusivamente sull’età.

L’esperienza maturata negli anni dalla medicina generale italiana, in collaborazione con i servizi sociali per la difesa dei più fragili durante le “ondate di calore”, diventate un evento comune per le mutazioni climatiche, ci ha insegnato che definire “soggetto fragile”, una donna o un uomo solo in base all’età, poteva in molti casi rasentare il ridicolo. Quindi nel tempo i medici di famiglia hanno segnalato ai servizi solo coloro che, a loro conoscenza, potevano correre rischi maggiori per quella evenienza.

Ora, tralasciando la difficoltà di tenere a casa tutti i soggetti over 60 o 65 che occupano nella società una gamma di posizioni, da quelle lavorative, a quelle politiche e sociali, a quelle famigliari, tali da rendere una loro esclusione pericolosissima per la tenuta della compagine sociale nel suo insieme, tale draconiana divisione tra cittadini non è biologicamente corretta.

Ha sensa parlare di fasce di età?

Non esiste, se non dal punto di vista anagrafico, la categoria degli “over o degli under qualche cosa”, esistono solo individui con le loro caratteristiche di salute, le loro capacità e le loro responsabilità, che devono essere soppesate singolarmente.

I soggetti sani e equilibrati a qualunque ragionevole età possono affrontare gli stessi rischi e rispettare le stesse regole della popolazione generale. Le persone malate e scompensate a qualunque età devono essere maggiormente protette.

Le percentuali di letalità di questo virus sono cieche, non vedono all’interno dei gruppi che valutano.

Meglio osservare la concomitanza nei morti o nei ricoverati con altre patologie e situazioni e prendere decisioni in conformità di ciò.

Chi conosce meglio lo stato di salute della popoazione anziana?

Per avere poi la mappatura dei soggetti da proteggere, comunque e sempre equilibrando gli interventi con altre necessità primarie di tutti, attività fisica, senso di isolamento, depressione, affettività che non vanno trascurate, ci si può rivolgere ancora una volta, fornendo mezzi e risorse adatti, ai medici di medicina primaria (MdF  e PdLS), che soli conoscono le condizioni di salute di tutta la popolazione, per avere indicazioni ad interventi più mirati.

Nella Fase 2 quindi proteggiamo, meglio di quanto sia stato fatto nella Fase 1,  malati e  fragili di tutte le età, ma, se ce ne saranno le condizioni per la popolazione generale, lasciamo vivere normalmente anche i vecchi, magari smettendo di chiamarli tout court, con mielosa retorica “nonnetti”.

Dichiarazione di conflitto di interesse:

Dichiaro il mio conflitto di interesse legato al fatto di aver compiuto 70 anni.

 

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