FDI, un progetto sulla salute orale dei rifugiati

di Maria Rosa De Marchi

L’accesso alle cure, soprattutto in era COVID-19, è un problema salito alla ribalta della cronaca, soprattutto nei Paesi che non possono contare su un sistema sanitario in grado di garantire assistenza universale per i cittadini. Le cose si complicano quando a peggiorare la situazione vi sono conflitti politici e situazioni di guerra: a farne le spese sono i rifugiati.

20 giugno: la Giornata Mondiale del Rifugiato

Lo scorso 20 giugno si è svolta la Giornata Mondiale del Rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite per commemorare l’approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati da parte dell’Assemblea generale. Secondo le stime dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, alla fine del 2019 al mondo 79,5 milioni di persone – corrispondenti all’1% della popolazione mondiale – sono in fuga da violenze, persecuzioni e conflitti, un dato cresciuto rispetto al 2018.

Le conseguenze sulla salute possono essere deleterie: lo stress può avere un impatto sullo sviluppo cognitivo dei rifugiati adolescenti e rischia di compromettere in modo permanente il loro benessere psicologico ed emotivo.

La situazione pandemica data dal nuovo coronavirus, in pieno sviluppo anche se con impatti diversi nel mondo, ha aggravato la situazione per quanto riguarda la salute mentale dei rifugiati, come documentato in un articolo sulla rivista Psychiatry Research che identifica i rifugiati come popolazione particolarmente vulnerabile.

L’impegno per i rifugiati della World Dental Federation

Tra i problemi che devono affrontare i rifugiati vi è quello dell’accesso alle cure odontoiatriche. La situazione, riporta la FDI World Dental Federation, non è omogenea e ottenere un quadro d’insieme è un compito difficile. I rifugiati spesso hanno un accesso limitato sia ai servizi di prevenzione che alle terapie odontoiatriche.

Quest’anno la FDI ha rinnovato il suo impegno nel promuovere la salute dei denti e l’accesso alle cure dei rifugiati. Il progetto, chiamato Refugee Oral Health Promotion and Care Project, era stato lanciato nel 2018 con l’obiettivo di analizzare le esperienze di diversi Paesi per trovare soluzioni al problema condiviso da questa porzione di popolazione e per raccogliere dati epidemiologici per documentare la situazione.

Gli obiettivi dell’ambizioso progetto sono tre. Da una parte, sviluppare un documento che raccolga linee guida e raccomandazioni di tipo clinico, politico e sociale e che possa servire per influenzare i legislatori sottolineando l’importanza e la necessità delle cure odontoiatriche per i rifugiati. Dall’altra, rafforzare le infrastrutture dei servizi di igiene orale offerti ai rifugiati e aumentare la possibilità di accesso alle cure. Infine, il progetto mira a supportare interventi di prevenzione e cura che potrebbero migliorare la salute orale dei rifugiati, rafforzando le competenze dei medici e lavoratori del settore sanitario che già si occupano della popolazione svantaggiata.