Gli attacchi ai funzionari di Salute Pubblica durante la COVID-19

Di Luca Mario Nejrotti

Proprio nei giorni in cui in Italia è stata approvata la nuova legge con pene più severe per le violenze sul personale sanitario torna alla ribalta il clima di ostilità che circonda i funzionari di Salute pubblica negli USA.

Tra emergenza sanitaria e rischio sociale.

Un clima di crescente ostilità circonda l’operato dei funzionari di Salute pubblica statunitensi in relazione alla misure contenitive della pandemia COVID-19 (vedi). Già il 24 giugno 2020, il governatore della California Gavin Newsom ha segnalato il preoccupante fenomeno: gli ufficiali sanitari vengono “attaccati, ricevono minacce di morte, vengono umiliati e demoralizzati”. Almeno 27 ufficiali sanitari in 13 stati si sono dimessi o sono stati licenziati dall’inizio della pandemia di coronavirus 2019 (COVID-19). In tutti gli Stati Uniti, gli ufficiali sanitari sono stati soggetti a doxing (pubblicazione di informazioni private per facilitare le molestie), hanno dovuto subire la presenza di manifestanti arrabbiati e armati davanti alle loro residenze personali, atti di vandalismo e molestie telefoniche e post sui social media fino a minacce di lesioni personali.

Si tratta di un fenomeno crescente che sfrutta massicciamente i social media e che coinvolge anche l’efficacia della risposta sanitaria alla pandemia: l’intolleranza alle regole contenitive dimostra l’errata percezione del rischio di contagio da parte della popolazione, che viene sminuito alle limitazioni delle libertà personali.

Un problema generalizzato.

Le molestie e le minacce, sempre più abituali contro i funzionari sanitari hanno molto in comune con la crescente resistenza alla vaccinazione infantile. Dall’epidemia di morbillo del 2015, che ha focalizzato l’attenzione sulla politica dei vaccini, le persone contrarie agli obblighi di vaccinazione hanno attaccato funzionari sanitari e legislatori online o di persona in Oregon, Washington, New York, New Jersey e Colorado. Per esempio, nel 2019, i manifestanti hanno gettato sangue sui legislatori della California dalla galleria del Senato; Il senatore dello stato Richard Pan ha ricevuto minacce di morte ed è stato aggredito fisicamente. Spesso si tratta delle stesse persone che ora stanno resistendo attivamente alle prescrizioni per l’uso delle maschere protettive, per le chiusure aziendali e per la vaccinazione COVID-19.

Problema di pensiero.

Non si tratta di una semplice dicotomia tra pensiero libertario e istanze stataliste. Infatti, anche i libertari accettano che la libertà possa essere ridotta quando il suo esercizio danneggia gli altri. Tuttavia, la capacità delle persone di percepire tali danni può essere indebolita da pregiudizi decisionali noti per influenzare il pensiero umano. Il pregiudizio di omissione crea una preferenza per i rischi associati al non fare nulla (cioè lasciare che il virus si diffonda) rispetto a quelli legati ad atti affermativi, come aderire alle politiche sanitarie pubbliche. Il pregiudizio di distacco e il pregiudizio di ottimismo possono influenzare coloro che credono che COVID-19 non colpirà seriamente loro o i loro cari. In uno spazio informativo invaso da informazioni contrastanti, il bias di conferma fa sì che alcune persone respingano le prove che non si conformano alle loro convinzioni preesistenti.

Queste distorsioni cognitive aiutano a spiegare la resistenza alle regole contro la COVID-19, ma la forma e la ferocia che la resistenza ha assunto possono essere ricondotte ad altri fattori. Il declino generale della civiltà nel dibattito politico negli Stati Uniti ha reso comuni gli attacchi ad personam e ha svuotato i modi tradizionali di affrontare i conflitti di principio. I social media amplificano tali attacchi, che possono essere un facile sfogo per le persone sotto stress a causa del disagio economico e dell’isolamento sociale. Una rete Facebook di 22000 utenti ha organizzato proteste sui prati davanti agli operatori sanitari.

Infine, negli USA sono spesso i funzionari politici eletti ad attaccare gli operatori sanitari, spesso pensando di poter cavalcare la tigre del dissenso a fini elettorali, ma ottenendo il risultato di contribuire a minare la fiducia della popolazione nelle istituzioni, sanitarie e non.

Interventi possibili.

Ora che la pandemia è più conosciuta e le decisioni di politica sanitaria non devono essere più prese in clima di emergenza, un valido argine contro l’opposizione violenta della popolazione alle misure contenitive è diffondere massicciamente le informazioni e la ratio che vi sta alla base in modo da creare una solida consapevolezza diffusa, in grado di battere il pregiudizio. D’altro canto, i politici e i legislatori devono impegnarsi nell’adottare tutte le misure necessarie alla protezione efficace degli operatori sanitari, come del resto è successo in Italia dove è stata da poco approvata una nuova legge che vuole garantire la sicurezza del personale medico e infermieristico e prevede per chi li aggredisca un aggravio delle pene, con la condanna fino a 16 anni e pesanti sanzioni pecuniarie. L’iter della legge ha preso il via per iniziativa dell’ex ministra della Salute Giulia Grillo, nel corso del primo governo Conte, di concerto con gli allora ministri dell’interno Matteo Salvini e degli Affari regionali Erika Stefani, e del titolare della giustizia Alfonso Bonafede. La legge era stata approvata la prima volta a Palazzo Madama il 25 settembre 2019, poi modificata dalla Camera il 21 maggio 2020. Ora, dal 5 agosto2020, con il via libera del Senato, è legge. (vedi)

 

Fonti.

https://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(20)30581-8/fulltext

https://www.ilsole24ore.com/art/sanita-ecco-nuova-legge-pene-piu-severe-e-multe-chi-aggredisce-medici-ADsOv4h