Art32

Gli ospedali mal disegnati ci fanno stare peggio

Di Luca Mario Nejrotti

Un interessante articolo del Dr Dhruv Khullar sul “New York Times” (vedi) mostra come spesso la scarsa o pessima organizzazione degli spazi negli ospedali statunitensi renda la vita dei degenti peggiore di quanto non sia.
Gli ospedali sono tra le strutture più costose da costruire e i difetti che vi si possono riscontrare non sono solo inestetici o disfunzionali, ma possono pregiudicare la salute dei degenti.

Le camere.
Il primo punto affrontato dall’autore, medico ospedaliero, riguarda la strutturazione delle camere. Poiché le infezioni correlate all’assistenza ospedaliera (vedi) colpiscono negli USA circa il 30% dei ricoverati in terapia intensiva (vedi) l’autore si chiede se non convenga aumentare l’uso di camere singole, i cui benefici nel ridurre il numero d’infezioni nosocomiali sono ampiamente dimostrati, insieme all’uso di superfici facili da pulire e al posizionamento intelligente dei lavandini.
Inoltre, la coabitazione forzata dei degenti, sovente causa disturbo reciproco: si pensi a pazienti che si lamentano per il dolore tutta la notte, o che tossiscano incontrollabilmente, impedendo il sonno dei compagni di stanza.
I maggiori costi di tali accorgimenti sarebbe ampiamente superati dalle minori spese per il sistema sanitario, dovute alla riduzione della morbilità della degenza.

Ferite e cadute.
Agli spazi poco “a misura di malato” sarebbero da ricondurre cadute e ferite occorse durante la degenza, seconda grande causa del prolungamento delle permanenze in ospedale dei pazienti. Anche la distanza che devono percorrere gli infermieri per raggiungere i degenti influenza la loro capacità d’interevento e aumenta i rischi di ferite.

Qualità della vita.
È universalmente accettato che il buon riposo sia un fattore fondamentale della guarigione, eppure il rumore causato da macchinari, altri pazienti, visitatori e persino dal personale medico e infermieristico, a qualsiasi ora del giorno e della notte, supera ampiamente i livelli accettabili. Occorrerebbe porvi rimedio educando chi ne ha la possibilità e in particolar modo il personale ospedaliero a fare meno rumore e proteggendo i degenti con tappi per le orecchie, pannelli fonoassorbenti e buone pratiche che riducano l’inquinamento acustico.
Un altro fattore che influenza la qualità della vita dei pazienti è il rispetto della loro privacy: discutere sintomi e diagnosi in stanze affollate di altri pazienti e visitatori, ancorché dietro  la cortina di un separé, può imbarazzare e riduce anche la sincerità e completezza delle informazioni date al medico (vedi).

Alla luce della salute.
Ulteriori studi stabiliscono che l’esposizione alla luce naturale, piuttosto che ai neon artificiali, e alla vista di paesaggi naturali (anche sono alcuni alberi invece che muri di cemento), influenzano positivamente la durata della degenza dopo gli interventi chirurgici e il ricorso ad antidolorifici (vedi).

In breve, il modo di costruire, mantenere e vivere gli ospedali negli USA andrebbe rivisto alla luce di pratiche basate sull’efficacia… E in Italia?

Fonti.
https://www.nytimes.com/2017/02/22/well/live/bad-hospital-design-is-making-us-sicker.html?rref=collection%2Fsectioncollection%25%202Fhealth&action=click&contentCollection=health&region=rank&module=package&version=highlights&contentPlacement=2&pgtype=sectionfront&_r=1
http://www.epicentro.iss.it/problemi/infezioni_correlate/infezioni.asp
http://www.who.int/gpsc/country_work/gpsc_ccisc_fact_sheet_en.pdf
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11468607
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6143402