Health gap: come le donne vivono il sistema medico

La salute, e il sistema medico in generale, sono percepiti e vissuti in maniera diversa da donne e uomini. Siamo tutti consapevoli che l’assistenza sanitaria può essere deludente per  i pazienti. È risaputo che razza, classe e ricchezza possono influire sulla qualità dell’assistenza sanitaria. Ma una delle caratteristiche meno ovvie, un discrimine che colpisce la maggior parte delle persone, è il genere. Le donne, infatti, hanno meno probabilità di ricevere cure per il trattamento del dolore e più probabilità di ricevere diagnosi errate rispetto agli uomini.

Il motivo di questo divario di genere è legato prima di tutto agli studi e alle ricerche fatte in campo medico. Queste si basano spesso esclusivamente sulla fisiologia maschile, non considerando che il corpo della donna reagisce in maniera diversa a determinate malattie, può avere altri sintomi ed evoluzioni, insomma è quasi un altro ambito di ricerca. I sintomi che manifesta una donna che sta avendo un infarto, ad esempio, sono diversi da quelli di un uomo, e alcuni i medici non sono in grado di riconoscerli perché hanno studiato solo l’evoluzione della malattia nell’uomo.

Lo scorso anno, la BBC ha pubblicato una serie di 18 articoli intitolata The Health Gap dedicata alla disparità di trattamento tra uomini e donne nella sanità. La disuguaglianza riguarda tutti gli aspetti della salute delle persone, dalla carenza di studi sulla fisiologia femminile ai tempi di attesa al pronto soccorso, dai pregiudizi dei medici nei confronti delle donne che lamentano dei sintomi, alla riluttanza a prescrivere antidolorifici. L’idea malsana è che le donne siano naturalmente “nate per soffrire”, quindi che sopportino meglio il dolore, al contrario degli uomini che vengono considerati deboli e incapaci di sopportare un’influenza. Questa notizia è priva di fondamento, perché non ci sono studi che confermano questa teoria ma solo la certezza che i tipi di dolore siano diversi per i due sessi. La società però si aspetta che le donne soffrano in silenzio e sopportino il dolore nascondendolo. I dolori mestruali invalidanti per molte donne, ad esempio, che si vedono spesso costrette a chiedere congedo dal lavoro, sono considerati un’esagerazione, un capriccio.

Il divario parte dalla negligenza nell’accogliere le donne che cercano assistenza: secondo uno studio, infatti, le donne che vanno al pronto soccorso per dolori addominali negli Stati Uniti aspettano 65 minuti prima di ricevere una terapia, mentre gli uomini 49. Continua con la violenza ginecologica: la vulvodinia viene curata con psicofarmaci e tranquillanti e in Italia una donna ha aspettato oltre due settimane per fare un raschiamento dopo un aborto spontaneo. Ma è un caso degno di menzione anche quello dell’endometriosi, una patologia ormai diffusa, che viene diagnosticata in media in sette anni e mezzo. Non bisogna dimenticare la violenza ostetrica: il “partorirai con dolore” della Genesi viene preso troppo sul serio da ostetrici che portano le partorienti a sopportare pratiche dolorose e non necessarie. Un’indagine dell’Osservatorio sulla violenza ostetrica in Italia denuncia che negli ultimi 14 anni, nel nostro Paese, circa un milione e mezzo di madri ha vissuto un’esperienza di violenza ostetrica durante il parto o il travaglio. Valutano inoltre che per motivi legati a una cattiva assistenza sanitaria ricevuta al primo parto, siano circa 20 mila i bambini non nati.

Come si può combattere questo divario? Per cambiare i comportamenti non bastano risorse e norme, ma occorrono coerenti evoluzioni dei contesti culturali e relazionali, tali da modificare nell’azienda, nella famiglia, nel condominio, nell’accesso e nella fruizione dei servizi il senso loro attribuito, ancorato a specifiche rappresentazioni di genere. Prospettive di genere e salute propone l’istituzione Health Equity Audit: uno strumento che prenda in esame la disparità di trattamento nella sanità come una delle tante disuguaglianze che coinvolgono maschi e femmine. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze di genere analizzando tutti i contesti, soprattutto quelli sociali, al fine di dare a tutti gli strumenti giusti per rivolgersi al sistema sanitario nel modo più equo possibile. La disuguaglianza di genere è una malattia della società che va combattuta anche in ambito medico-sanitario.