Hiv/Aids e obesità infantile: i piani dell’Italia

Di Sara Boggio

Si è svolta a Malta, che a gennaio ha iniziato il semestre di presidenza UE, la Riunione Informale dei Ministri della Salute dell’Unione Europea. L’incontro, fissato al 20 marzo, si è posto l’obiettivo di aprire un dialogo, affinando metodi di intervento e cooperazione, su due fronti fondamentali: obesità infantile e Hiv/Aids (vedi). Presieduta dal Ministro della Salute del paese ospitante Chris Fearne, la riunione si è articolata in quattro sessioni: le prime due dedicate ai problemi di salute pubblica citati, le seguenti rivolte rispettivamente alle strategie di cooperazione tra gli stati membri e alla mobilità di spostamento degli specialisti medici in territorio europeo.

Dell’intervento di Beatrice Lorenzin hanno dato notizia alcuni portali di informazione sanitaria (tra cui Quotidiano Sanità, vedi, e Panorama della Sanità, vedi).

Per quanto concerne l’obesità infantile, è stata innanzitutto evidenziata una positiva inversione di tendenza: nel periodo 2008-2012, la percentuale di bambini di 8-9 anni in sovrappeso sarebbe diminuita dal 23,2 al 20,9%, parallelamente all’obesità scesa dal 12 al 9,8%. Il Ministro ha in ogni caso ribadito l’importanza di continuare a monitorare i comportamenti alimentari, con l’intento di orientare a un corretto stile di vita fasce sempre più ampie di popolazione. Tra gli interventi a tale scopo finalizzati, il Ministro ha citato i progetti all’interno delle scuole (per esempio la distribuzione di frutta, “per valorizzare gli aspetto positivi di un’alimentazione corretta e migliorare nei ragazzi la conoscenza dei cibi”) e l’intenzione di ridurre l’impatto della pubblicità alimentare destinata alla fascia infantile. Vengono invece giudicate poco efficaci “le politiche unilaterali, coercitive legate a sistemi di valutazione dei singoli alimenti (semafori e altri sistemi di valutazione a colori o punti)” così come “la tassazione maggiorata” di singoli prodotti.

Per quanto concerne il fronte dell’HIV, i dati portati all’attenzione della platea internazionale rilevano una serie di criticità: la persistenza dell’infezione (che permane, anche se sostanzialmente stabile), l’aumento dei casi attribuibili a trasmissione sessuale, il ritardo nella diagnosi. Per far fronte a questo scenario si è data notizia del Piano Nazionale di interventi contro Hiv e Aids (vedi), attualmente al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Il piano, pensato su scala triennale, prevede interventi sul piano della comunicazione, della prevenzione, dell’accesso ai test e a i trattamenti.

(Secondo la Lila – Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids, il Piano si presenta come progetto “innovativo nel metodo e nel merito” e aderisce alla indicazioni delle principali agenzie internazionali, dall’OMS a Unaids ed ECDC: vedi).