I BAMBINI COMUNICANO… E DIVENTANO DIPENDENTI PATOLOGICI DALLA RETE

Di Nicola Ferraro
Molti bambini americani sono sempre più protagonisti di una socialità virtuale che però sembra condurli di fatto verso una vita fatta di solitudine impenetrabile e forse di dipendenza; sono ovviamente sempre più sedentari perché in costante collegamento col mondo attraverso i dispositivi mobili multimediali che richiedono attenzione ed abilità specifica. Questi in estrema sintesi i risultati di un recente studio pubblicato su “Pediatrics”, svolto dal Dipartimento di Pediatria e Medicina adolescenziale, Einstein Medical Center di Philadelphia (vedi).
I risultati di questo studio affermano che già all’età di quattro anni, la metà dei bambini arruolati che vivono in una comunità a basso reddito hanno in uso un proprio televisore e tre quarti di loro uno smartphone o un tablet. Ma quasi tutti i bambini (il 96.6% del campione) sono in grado di usare questi apparecchi e molti lo fanno a partire già dall’età di un anno.
Molto importanti le motivazioni di questo rapporto tanto precoce con una tecnologia in grado di interferire (non si sa con certezza con quali ricadute) con i processi evolutivi della funzionalità cerebrale più nobile, quella intellettiva. Il 70% delle madri e dei padri delega a queste apparecchiature il proprio ruolo genitoriale quando è impegnato nel lavoro domestico (70%); il 65% li usa per calmare i figli e il 29% come surrogato della ninna nanna per indurre il sonno.
In questo studio, il 72% dei bambini fino a 8 anni ha utilizzato un dispositivo elettronico mobile nel 2013 mentre nel 2011 il numero dei bambini smanettoni era pari al 38%. Se questo aumento lascia sorpresi, quello registrato nello stesso arco temporale per i bambini della fascia d’età di due anni lascia letteralmente basiti: si parte dal 10% del 2011 per arrivare al 38% nel 2013. Questi dati diventano inquietanti se si pensa che a due anni, la maggior parte dei bambini aveva già usato un dispositivo mobile, e a 3-4 anni era in grado di usarlo in assoluta autonomia, utilizzando applicazioni come YouTube e Netflix che offre una programmazione in streaming pensata di sicuro per un pubblico non di bambini. Molto interessante il dato che l’accesso a queste due applicazioni è indipendente dall’appartenenza etnica e dal grado di istruzione dei genitori.
Sono dati che ci fanno capire un altro aspetto del vivere, eternamente connessi, in un villaggio globale ma che rimescolano anche le carte di molte nostre radicate convinzioni su aspetti fondamentali del vivere comune: genitorialità, sviluppo armonico dei bambini, formazione, educazione, cultura…
Infatti al Policlinico Gemelli di Roma è stato allestito un Centro per la diagnosi, la cura e l’aiuto di adolescenti che sono diventati dipendenti dalla Rete: un fenomeno sempre più diffuso che sembra avere, in senso patologico, la stessa valenza del gioco d’azzardo nei pensionati (vedi).