I Buoni e i Cattivi

di Mario Nejrotti

Il COV2 resta tra noi

L’estate non ha portato via il SARS-COV2, si poteva sperare che assomigliasse di più al virus influenzale, tipicamente stagionale, ma non è stato così.

È rimasto tra noi e appena abbiamo allentato procedure e controlli, ha ricominciato a circolare.

Complici le belle giornate di Agosto, la voglia di divertirsi e di godere quel poco di vacanze che si potevano fare,  anche all’estero in Paesi dove la diffusione è molto maggiore che da noi, ha ricominciato a infettare.

 L’ultimo report dell’ISS parla di 1.077 focolai e al 21 Agosto sono oltre 900 i nuovi positivi.

Il 36% dei nuovi casi diagnosticati è stato identificato tramite attività di screening, mentre il 28% nell’ambito di attività di contact tracing, i rimanenti casi sono stati identificati in quanto sintomatici (32,4%) o non è riportata la ragione dell’accertamento diagnostico (3,8%). (vedi)

Questo dato potrebbe confortare, in quanto durante il periodo più nero dell’epidemia nel nostro Paese i casi che venivano contati giorno per giorno erano verosimilmente  per lo più sintomatici.

Che cosa sta cambiando?

Un altro dato, però, desta preoccupazione: il maggior numero di infetti è giovane e giovanissimo, se la media è scesa dai sessantacinquenni di questa primavera ai trenta/trentacinquenni  del 20 di Agosto, sempre fonte ISS, riportata  su tutti i quotidiani. 

Gli anziani non muoiono più, per ora, in un numero elevato e la curva della mortalità giornaliera globale e per fasce di età è tornata normale, anche se negli ultimissimi giorni sta lentamente risalendo. http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2943_allegato.pdf

Tra i giovani prevalgono gli asintomatici, ma la concentrazione virale nei tamponi  eseguiti tende ad aumentare e quindi l’infettività individuale anche.

Nei mesi di giugno-luglio avevamo basse cariche virali nei tamponi e, verosimilmente, infezioni “vecchie”; oggi, sempre più spesso, le cariche virali sono importanti e tendono ad indicare infezioni recenti e “attive”.

Nel frattempo la medicina si è organizzata e ha migliorato assistenza e cura dei malati, che ricominciano ad essere ricoverati con numeri consistenti, al 21 di Agosto sono  919, 36 in più rispetto al 20, mentre gli isolamenti domiciliari sono 15.690, 627 più del giorno precedente. Ma fino a quando può resistere il sistema senza entrare di nuovo in crisi?

Inviti inascoltati

Nel frattempo gli inviti a rispettare le regole del distanziamento tra persone, l’uso della mascherina e l’igiene delle mani vengono ripetuti da molte parti, ma sembrano non convincere tutti, anzi molte persone continuano a considerare la maschera facciale di tipo chirurgico o di tessuto come un optional, su cui si può dare il proprio parere estetico, filosofico o politico.

Sulle pagine di Torinomedica.org ci siamo occupati, a cura di , Pensiero Scientifico  dei risvolti psicologici che spingono le persone, specie i maschi, a non usare la mascherina, ritenuta spesso segno di poca virilità o di debolezza.

Questo non riguarda, però, solo il genere maschile, perché anche le donne che rifiutano la mascherina, pensano o che non sia utile o che dimostrarsi spavalde, sia più seducente e simpatico che essere timidi e timorosi dell’infezione.

Questo atteggiamento risente, come spesso succede, dell’ignoranza del vero scopo della mascherina chirurgica o di tessuto.

Il principale scopo delle mascherine e una domanda

Tale presidio personale serve essenzialmente a non infettare, non protegge dall’infezione, se non in una percentuale troppo bassa per essere vantaggiosa.

Tutti purtroppo sono coinvolti. Non solo gli over 65, ma anche soggetti più giovani e i bambini: tutti si infettano.

La malattia che ne deriva (COVID19)  può essere asintomatica e senza conseguenze, mortale o grave in acuto oppure in cronico per fibrosi polmonare, a tutte le età. .

Per cui i dibattiti sulla libertà di usare o meno la mascherina, le prese di posizione politiche e i ragionamenti sulla libertà personale o sull’autoritarismo dei governanti si risolvono nella risposta ad una semplice domanda.

“Si preferisce non portare la mascherina e rischiare di infettare i nostri vicini all’interno o all’esterno (probabilmente il COV2 galleggia nell’aria libera nelle micro gocce di aerosol del respiro a bocca libera, anche per mezz’ora prima di atterrare ); oppure si comprende la pericolosità della trasmissione aerea del virus e si decide che un insignificante sacrificio può salvare la vita di chi ci sta accanto?”

Il significato della risposta che ciascuno darà è anch’esso molto semplice.

Chi indossa la mascherina al chiuso o all’aperto, specie quando il distanziamento è problematico, non è un debole, ma è una persona sensibile e altruista, che impedisce che il proprio aerosol, potenzialmente infetto, colpisca un’ altra persona.

Chi indossa la mascherina, quando si deve, in definitiva è buono.

Chi non la indossa, più o meno consciamente è indifferente e disinteressato alla salute degli altri, concentrato solo sul proprio io e sul proprio benessere, limitato da  un piccolo disagio a fronte di salvare, potenzialmente, una vita.

Chi non indossa la mascherina quando  si deve  in definitiva è cattivo.

 

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