I suicidi tra donne in India sono un problema di salute pubblica

A giugno la ventottenne M. è saltata dal secondo piano della sua casa di Madurai, in India: un salto di sei metri fino a una strada di rocce e catrame in seguito a una brutta discussione col marito, che l’aveva accusata di avere una relazione.

È stato il secondo tentativo di M. di suicidarsi. È sopravvissuta alla caduta. A M. erano stati prescritti antidepressivi dopo la prima volta, sette anni prima, ma aveva smesso di prenderli. Subito dopo il secondo tentativo, è stata ricoverata all’ospedale di Madurai e tre settimane dopo i dottori hanno raccomandato che si sottoponesse a un’operazione chirurgica per fissare la sua colonna vertebrale danneggiata con delle placche di metallo, ma sua madre, per paura delle conseguenze dell’operazione, si è opposta.

È stata dimessa un mese dopo il dramma, ed è rimasta costretta a letto a casa di sua madre, impossibilitata a camminare. I suoi due figli, una bambina di 8 anni e un bambino di 5, vivono col padre. La madre di M. ha raccontato la storia della figlia ma ha chiesto che il nome non venisse divulgato, per salvaguardare la sua privacy.

M. è una delle numerose donne indiane che combattono con la depressione e le pulsioni suicide.

Nell’ambito del Global Burden of Disease del 2016, un gruppo di 30 medici e ricercatori in ambito sanitario ha esaminato e valutato dati provenienti da tutta l’India per studiare i tassi di suicidi tra uomini e donne. Le loro scoperte, pubblicate su Lancet, hanno rivelato che in India si verifica il 37% della totalità globale dei suicidi tra donne e il 26% tra gli uomini. Nel 2016, infatti, più di 230mila indiani si sono suicidati, un aumento del 40% rispetto al 1990 e un numero solo di poco inferiore alle vittime di incidenti stradali di quell’anno.

“Generalmente in India le ricerche sui tassi di suicidio si concentrano sui contadini. Ma a un certo punto abbiamo notato che nel 2016 per ogni 100mila decessi tra le donne 15 si erano suicidate, il doppio di quello che si registra nel resto del mondo” commenta Rakhi Dandona, esperto di salute pubblica della Public Health Foundation of India e dell’università di Washington e autore dello studio. “Anche il tasso di suicidi tra gli uomini è alto, 21 ogni 100mila morti, ma bisogna tenere in considerazione che è maggiore il numero di donne che mette in atto almeno il tentativo. Gli uomini utilizzano metodi di maggior successo.”

“Una cosa interessante che abbiamo notato è che le donne più vulnerabili agli istinti suicidi sono quelle tra i 15 e i 30 anni” aggiunge Lakshmi Vijaykumar, psichiatra specializzato nella prevenzione dei suicidi e co-autore dello studio. “Dopo i 30, i tassi di suicidio calano drasticamente. Cosa cambia? Molte donne indiane sotto i 30 sperimentano sostanziali modifiche nel proprio stile di vita e pressioni sociali che si verificano in seguito al matrimonio. Molte vivono con la famiglia del marito in una situazione familiare patriarcale, dove vengono loro negate le libertà fondamentali. Ma dopo i 30 molte donne hanno avuto bambini e, di conseguenza, il loro status è cambiato. Anche se pressioni e difficoltà rimangono le stesse, la loro attenzione si concentra sui figli. Hanno meno tendenze suicide. Mentre i tassi di suicidi tra uomini rimangono gli stessi a qualsiasi età.”

Particolarmente interessante è la modalità tramite la quale sono stati raccolti i dati, una tecnica chiamata “autopsia verbale”, che consiste nel raccogliere informazioni sulla persona deceduta per mezzo di colloqui con amici e familiari. È un processo scientifico per la raccolta dei dati che richiede un’analisi successiva da parte degli operatori sanitari. Per questo studio sono state raccolte più di 450mila di queste “autopsie verbali”, affiancate dalle cause della morte accertate dai medici e altri studi sulle autopsie verbali. Un problema comune in questi casi è che molti suicidi non vengono riportati, e parlare con i congiunti delle vittime può rivelare ai ricercatori molte informazioni.

Tra le cause scatenanti delle pulsioni suicide si ritrovano spesso tensioni familiari, litigi con il coniuge o con i parenti acquisiti. Anche la violenza domestica è riconosciuta come causa diffusa, in particolare tra le casalinghe. In Stati più sviluppati, inoltre, i suicidi sono più numerosi tra le donne più facoltose e istruite.

“Probabilmente le donne che hanno ricevuto un’istruzione hanno aspettative più alte, e di conseguenza la loro insoddisfazione è più profonda e dolorosa nel momento in cui queste aspettative vengono disattese. È interessante notare che in Kerala, dove non esiste un sistema patriarcale, i suicidi tra donne sono molto meno frequenti” aggiunge Dandona.

“C’è bisogno di analizzare questi problemi a livello sociale per prevenire un aumento di suicidi in futuro” conclude Vijaykumar. “Per abbassare questi numeri è necessario che le donne abbiano più potere sulle proprie decisioni educative e finanziarie. I dati che provengono dalle zone meridionali dell’India dimostrano che dove le donne hanno migliori opportunità i suicidi sono meno frequenti.”


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Photo credits npr.org