Il gioco della bottiglia: libro inchiesta sui giovani e l’alcol

Di Luca Mario Nejrotti

Sull’alcol e il suo consumo s’intrecciano complesse dinamiche sociali ed economiche, sovente contraddittorie in particolare quando sono chiamati in causa i minori, nicchia di mercato vietata dalla legge, ma spesso più o meno velatamente corteggiata dai produttori.

Al di là dei luoghi comuni.
In questo contesto è logico che ci possa essere confusione, spesso artefatta, tra luoghi comuni e dati scientifici.
Il libro inchiesta “Il gioco della bottiglia. Alcol e adolescenti, quello che non sappiamo” di Alessandra Di Pietro, per Add Editore (vedi) tenta di portare chiarezza.
L’approccio è integrato: viene affrontato il punto di vista medico scientifico e quello psicosociale e culturale. Una sezione è dedicata alle interviste, realizzate nella doppia veste di madre e di giornalista, ed ha lo scopo di presentare le considerazioni dei ragazzi sul loro rapporto con l’alcol; un’altra sezione, che vede il contributo di psicologi, sociologi, epidemiologi, forze dell’ordine, raccoglie e mostra dati che mettono in evidenza i danni provocati dall’alcool sull’organismo, i rischi della dipendenza, gli effetti del marketing ma, soprattutto, le ragioni del consumo dell’alcol da parte dei ragazzi.

Giovani e alcol in Italia.
In generale, sembra che l’Italia non si distingua in senso negativo tra le nazioni europee. I dati, comunque, non sono rasserenanti.
Una ricerca del 2014 sulle città di Napoli, Milano, Palermo, Roma, Torino, effettuata dall’Osservatorio permanente sui Giovani e l’alcol (vedi), mostrava che tra i giovani delle terze classi delle scuole secondarie di I grado solo il 13% del campione non  aveva  mai  assaggiato  una  bevanda  alcolica.
Se il consumo di superalcolici e la pratica dei binge drinkers (coloro che assumono in rapida successione dosi di alcol) sono in leggera diminuzione, aumenta il consumo delle bevande leggermente alcoliche, al gusto di frutta.

Basi psicologiche e sociali.
Il libro prosegue con un approccio psicosociale, indagando le ragioni che spingono i giovani a bere, tenendo conto del fatto che per la maggioranza di loro la prima esperienza alcolica è avvenuta in famiglia.
Viene quindi interpellato il dott. Federico Tonioni, medico, psichiatra e psicanalista al Policlinico Gemelli di Roma che sottolinea come sia importante mantenere il dialogo con i ragazzi e sviscerare soprattutto le ragioni che li portano a nascondere la propria dipendenza dall’alcol.

Senza dimenticare il fatto che, come scrive l’autrice: “forse, il primo passo è ricordare che l’esperienza di perdersi dietro al bicchiere almeno una volta nella vita l’abbiamo fatta quasi tutti (gli astemi ci sono sempre stati, oggi 4 su 10 in media e in continuo aumento) e sarebbe ingiusto dimenticarlo ora che siamo diventati adulti e molti di noi anche genitori. Sappiamo che può accadere, si sopravvive e non ci si trasforma in alcolisti.”

Fonti:
http://www.addeditore.it/catalogo/ilgiocodellabottiglia/
http://galileonet.it/2016/01/il-libro-inchiesta-sui-giovani-e-lalcol/