Il rapporto medico-paziente in tempi di pandemia

Aggiungere una dimensione più umana e personale al rapporto medico-paziente non sminuisce il ruolo del professionista, ma contribuisce ad aumentare l’efficacia dei suoi interventi.

 

Pandemia e rapporti.

In un recente articolo (vedi), lo psichiatra Michael W. Kahn riflette sulla ricaduta che la pandemia COVID19 ha avuto sul rapporto che riesce a instaurare con i suoi pazienti.

Quarant’anni di carriera.

Dopo tanti anni di professione, il medico ha notato che la maggiore fiducia nelle proprie capacità ha fatto sì che sempre più aspetti personali fossero condivisi con i propri pazienti, nell’intento di trovare un terreno comune di confronto e condivisione, senza per questo rinunciare alla separazione dei ruoli medico-paziente.

Con l’arrivo della pandemia, secondo Khan, questo processo ha subito un’accelerazione significativa: per cominciare, è aumentato l’interesse per le condizioni di contesto, sia da parte del professionista, sia da parte dei pazienti stessi, domande di circostanza come “Come sta?”, “Come sta la sua famiglia?” hanno assunto un maggiore significato di fronte al pericolo condiviso.

Condivisione del privato.

Per il medico, la condivisione con gli assistiti di questo particolare momento storico, dell’emergenza, può contribuire ad avvicinare i medici ai pazienti: si pensi anche soltanto ai consulti in videochiamata, che aprono uno spiraglio sull’ambiente quotidiano, fornendo al professionista un punto di vista privilegiato sulle condizioni di vita dei pazienti.

Secondo Khan, i medici spesso associano la professionalità con una sorta di gioco di ruolo formale e temono che le deviazioni da questo atteggiamento possano portare a un’eccessiva disinvoltura o a problemi di identificazione dei ruoli. Queste sono preoccupazioni corrette che devono essere tenute in considerazione, ma senza sacrificare la connessione clinica personale. È necessario essere consapevoli delle procedure e dei protocolli medici tradizionali, ma anche essere in grado di superarli, così come, con un paragone musicale, nell’improvvisazione jazz si ha una completa conoscenza della teoria musicale, per poterla piegare alle proprie esigenze.

L’emergenza è ancora in corso e i suoi effetti andranno valutai sul lungo periodo, ma per Khan, tra gli esiti  potenzialmente positivi della pandemia, ci potrebbe essere una consapevolezza più diffusa del fatto che “agire da medico” implichi idealmente meno recitazione e più autenticità.

Fonti.

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp2010377