L’impatto del COVID-19 sulla gestione terapeutica dei pazienti oncologici

di Maria Rosa De Marchi 

Secondo uno studio preliminare su un campione di pazienti con coronavirus pubblicato su The Lancet, la sottopopolazione dei pazienti oncologici è più suscettibile all’infezione dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2, per via dello stato immunosoppresso dato dai trattamenti per contrastare il cancro. I pazienti oncologici, quindi, potrebbero avere una prognosi peggiore ed essere più a rischio.

Il cambio di paradigma per le cure oncologiche

La nuova situazione richiede quindi un cambio di paradigma per assicurare ai pazienti oncologici, più a rischio, maggiore protezione, ma anche un adeguato accesso alle cure fornite dal personale sanitario. Nel quadro attuale è anche da tenere in considerazione che un numero considerevole di professionisti del settore sanitario ha contratto il virus SARS-CoV-2, e ha ridotto il numero di medici e infermieri in servizio.

Un editoriale recentemente pubblicato su The Lancet si è occupato di analizzare la situazione, raccogliendo le strategie adottate da diversi Paesi, dal momento che sono molteplici gli sforzi per adottare nuovi flussi di lavoro da parte dei sanitari. L’obiettivo è duplice: da una parte minimizzare i rischi per i pazienti e allo stesso tempo ottimizzare i trattamenti. La situazione, prosegue l’editoriale, ha visto la necessità di modificare i regimi di trattamento per ridurre al minimo la necessità dei pazienti di recarsi in ospedale.

In radioterapia, continua l’editoriale, se possibile, si diminuiscono le frazioni aumentando le dosi. A riguardo commenta Ben Slotman, dell’ospedale universitario di Amsterdam: “Per i tumori nei siti più comuni, come seno, prostata, polmone, testa e collo, valutiamo l’opzione di ridurre il numero di frazioni. L’approccio può causare un aumento della tossicità, quindi lo applichiamo solo nei casi in cui può essere fatto in sicurezza”. Secondo il clinico, il numero di pazienti sottoposti a radioterapia nell’ospedale olandese è rimasto costante; è invece diminuito il numero di pazienti che inizia il percorso diagnostico, assieme al numero di procedure chirurgiche effettuate.

Previsioni per il futuro tra pazienti e clinici

Il trend generale dei servizi di oncologia, in epoca SARS-CoV-2, è quello di preferire la consultazione telematica o telefonica con il paziente, per evitare il più possibile il contatto interpersonale. La scelta, pur rappresentando un grandissimo cambiamento di paradigma per le modalità dei clinici di interfacciarsi con i pazienti, è al momento fortemente raccomandata da diverse organizzazioni, tra cui la European Society for Medical Oncology.

Si prevede, conclude l’editoriale, che le nuove modalità di lavoro cambieranno permanentemente gli standard di gestione terapeutica per i pazienti oncologici, se una valutazione del loro impatto darà risultati positivi.