In Turchia, il governo controlla l’utilizzo dei social media

Quasi tre miliardi di persone usano regolarmente i social media, quali Facebook, Twitter o Instagram. Questo dato può essere utile per raccogliere e diffondere informazioni essenziali per fronteggiare emergenze sanitarie come quella che stiamo vivendo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i Centers for Disease Control and Prevention (CDCs) statunitensi e altre organizzazioni usano già i social network per disseminare informazioni su COVID-19, ma le piattaforme stesse, come Facebook, o i motori di ricerca, come Google, ora indirizzano chi cerca informazioni su temi sanitari preferibilmente verso l’OMS e le autorità sanitarie locali.

Già da anni Facebook utilizza la funzione Safety Check in caso di terremoti, calamità naturali, attentati terroristici e ogni altra situazione in cui può essere utile comunicare ai propri contatti e ai soccorsi che si sta bene e non si è tra i dispersi. Questo strumento, lanciato nel 2015, serve inoltre a chiedere od offrire aiuto, tra cui alloggio, cibo e rifornimenti, grazie alla condivisione della posizione degli utenti.

Negli Stati Uniti, ad esempio, è già attivo Facebook Preventive Health, un servizio in collaborazione con i CDCs e le società scientifiche nazionali di oncologia e di cardiologia, che raccomanda l’uso degli screening e dei servizi diagnostici appropriati e che informa sulla loro utilità per le diverse fasce di popolazione, oltre ad aiutare a prenotare le visite e tenerne traccia, coinvolgendo, se si desidera, anche familiari e amici.

E in un momento di allontanamento fisico dalle persone e dagli altri Paesi, distanza che i social network hanno provato a colmare in questi mesi, la Turchia invece approva una vera e propria legge di censura nei confronti dei social media.

Da sempre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non ama i social network, e il suo regime è molto attento nel veicolare informazioni e messaggi che non si discostino dalla narrativa ufficiale. Il Parlamento turco, su proposta del partito conservatore di ispirazione religiosa fondato dallo stesso presidente, ha promulgato una legge che permetterà al governo di esercitare un maggiore controllo su queste piattaforme, obbligandole a rispettare condizioni piuttosto rigide. In caso contrario saranno costrette a pagare multe salatissime e ad affrontare riduzioni della larghezza della banda. Privati della pubblicità, e costretti dunque alla scomparsa sul territorio turco.

Nello specifico la legge turca prevede che le piattaforme con più di un milione di utenti giornalieri debbano nominare un loro rappresentante legale. La mancata nomina di un rappresentante, che deve essere un cittadino turco, comporta sanzioni e riduzione dei servizi. I social media, inoltre, dovranno archiviare i dati dei loro utenti, rendendone più facile l’accesso della magistratura in caso di necessità.

L’opposizione è completamente contraria alla legge di censura e si schiera con i media, invitandoli a respingerla, ma il Parlamento l’ha definita una “mossa per arginare l’odio in rete e crimini cibernetici”. Anche a livello internazionale la decisione presa dal regime di Erdogan non è stata ben accolta. “È una chiara violazione del diritto alla libertà di espressione online” ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore turco per Amnesty Internetional. “La legge rafforzerà le capacità del governo di censurare i contenuti digitali e perseguire gli utenti di Internet. Molti utenti turchi si stanno già autocensurando per paura di irritare le autorità.”

I social network sono fondamentali per le persone per informarsi sul mondo, soprattutto in questo momento di “reclusione” e distanziamento, hanno un ruolo importantissimo anche per la salute della popolazione. Una legge di questo tipo mina i diritti delle persone, ma rischia di compromettere anche la salute pubblica.