Informazioni sulla prevenzione e il trattamento COVID-19 su Internet: un’analisi sistematica e una valutazione della qualità

Con la crescente diffusione di Internet, è cambiato il modo di comunicare anche nell’ambiente sanitario. La possibilità di accedere alle notizie – anche in campo medico – è aumentata in modo esponenziale e per molti il web è diventato una fonte primaria d’informazione. Anche durante la pandemia che stiamo affrontando, internet viene spesso utilizzato per cercare informazioni su sintomi o malattie. Le risorse reperibili su internet su un argomento così ampiamente discusso, con studi in evoluzione e cure ancora da testare, sono molte e di diversa qualità, cosa che incide spesso negativamente sulla consapevolezza e i comportamenti dei pazienti. Molte informazioni, infatti, possono essere inaffidabili o prodotte da fonti non sottoposte a una revisione accurata. Inoltre, indicazioni imprecise possono essere in contrasto con quelle fornite dagli operatori sanitari e compromettere il rapporto di fiducia con i pazienti.
I ricercatori di St George’s University Hospitals NHS Foundation Trust, Department of HPB Surgery and Liver Transplant, Royal Free Hospital e Imperial College di Londra hanno realizzato una ricerca per analizzare e valutare la qualità delle informazioni accessibili al grande pubblico e riguardanti la prevenzione e la cura del COVID-19.
Sono stati considerati e analizzati nella ricerca tutti i siti web in lingua inglese che forniscono informazioni sull’argomento, sono stati esclusi tutti i siti destinati a professionisti del settore o a specifiche classi di popolazione isolate, come gli studenti di una determinata scuola, e i semplici aggregatori di notizie che però non producono materiale informativo.
L’analisi sistematica è stata fatta utilizzando tre strumenti: EQIP modificato, il benchmark JAMA e lo strumento DISCERN. Tutti e tre gli strumenti utilizzati sono convalidati sulla base di indicazioni internazionali e forniscono una valutazione completa delle informazioni online: EQIP fornisce una valutazione a tutto tondo delle informazioni sanitarie, DISCERN indaga il trattamento e il benchmark, JAMA analizza tutto il contenuto di un sito web nel suo complesso. Dall’analisi con questi strumenti ogni sito ha una valutazione e un risultato espresso in punti.
La ricerca dei siti è avvenuta selezionando 12 termini di ricerca popolari, tra cui “Coronavirus”, “COVID-19”, “Wuhan virus”, “How to treat coronavirus” e “COVID-19 Prevention” sono stati identificati attraverso Google Ads e Google Trends. Queste erano frasi comunemente ricercate e identificate utilizzando lo “Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google AdWords”. Google AdWords consente l’inserimento di un termine (in questo caso coronavirus), che fornisce quindi suggerimenti di parole chiave correlate e popolari. I termini di ricerca più popolari erano “Coronavirus”, seguito da “COVID” e “Corona Virus” e la loro popolarità di ricerca ha raggiunto il picco rispettivamente a metà marzo e fine marzo 2020. I collegamenti univoci dalle prime dieci pagine per ogni termine di ricerca sono stati identificati e valutati in base alla qualità delle informazioni.
È stato sviluppato uno strumento di estrazione dei dati per identificare e registrare tutti i siti web presenti nelle prime dieci pagine dei risultati di Google, poiché gli studi fatti in precedenza suggerivano che i pazienti tendono a rimanere all’interno delle prime 100 pagine web restituite dalla ricerca su Google. È stato utilizzato solo Google poiché gli studi citati hanno dimostrato che l’uso di più motori di ricerca fornisce solo risultati duplicati.
Sei valutatori hanno giudicato in modo indipendente i siti web tra il 30 marzo e il 13 aprile 2020. Dopo il ciclo iniziale di immissione dei dati, ogni sito è stato validato in un secondo ciclo tra il 14 e il 21 aprile da un verificatore con precedente esperienza nell’inserimento dei dati per la valutazione delle informazioni di carattere sanitario.
I siti web identificati (1275) provenivano da 34 paesi diversi: la maggior parte dagli Stati Uniti (178), seguiti da Regno Unito (52), Australia (18) e Canada (18). Non sono state osservate differenze statisticamente significative tra i quattro paesi in tutti gli strumenti. I servizi di notizie sono la fonte di informazione più comune (163), seguiti dai Dipartimenti sanitari/Governo (87). La maggior parte dei siti web discute solo della prevenzione, nonostante le tendenze di ricerca popolari sul trattamento del COVID-19. I siti web che parlano sia di prevenzione che di trattamento (73) ottengono punteggi significativamente più alti in tutti e quattro gli strumenti. Le enciclopedie analizzate (5) parlano sia di prevenzione che di trattamento e hanno ottenuto il punteggio più alto in termini di contenuto e affidabilità da parte degli utenti.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che la maggior parte dei siti Web legati al COVID-19 sia generalmente di bassa qualità. Lo scarso livello di questi siti può compromettere la capacità del pubblico di valutare e filtrare le informazioni online; non riuscendo a distinguere i siti web affidabili da quelli inattendibili, si rischia l’aumento di comportamenti sbagliati e non sicuri per combattere la pandemia. Attraverso gli strumenti di valutazione fin qui utilizzati è possibile definire degli standard qualitativi per produrre materiale educativo di qualità superiore e per migliorare sia l’istruzione che la consapevolezza dei cittadini di fronte ai mezzi di informazione.

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