Intelligenza artificiale, le applicazioni in oncologia (ma anche nella lotta al coronavirus)

di Maria Rosa De Marchi

L’intelligenza artificiale (IA) cambierà il mondo? È ancora impossibile dirlo. Si parla da parecchi anni dei possibili utilizzi dell’intelligenza artificiale in tantissimi settori commerciali e ambiti della vita quotidiana, ma soprattutto nella sanità. Lo dimostrano le applicazioni delle scienze computazionali ai diversi rami della medicina che si sono rivelate sperimentalmente efficaci, come uno studio che dimostra l’efficacia dell’utilizzo di alcuni biomarcatori radiologici per lo screening oncologico del cancro al colon-retto.

IA e tumori della pelle

L’intelligenza artificiale trova impiego anche nel campo dei tumori della pelle, come esaminato in un articolo su Cancer World. Nell’articolo, in cui è inclusa anche un’intervista al professore Giuseppe Argenziano, a capo dell’unità dermatologica dell’Università della Campania, si fa un excursus sul tema e sulla relazione AI-dermatologia. Nell’ideale percorso di avvicinamento verso la realizzazione di quello che fino a qualche anno fa era considerata pura fantascienza, i progressi sono tangibili, anche se lenti e diversi rispetto a quanto immaginato. Il tema centrale è la costruzione di algoritmi, detti di machine learning (cioè algoritmi che una volta messi a punto sono in grado di effettuare valutazioni per conto proprio) per la classificazione delle lesioni della pelle e per l’individuazione di lesioni maligne o potenzialmente tali.

Prima di tutto è necessario scrivere un algoritmo che nelle condizioni adeguate sia in grado di fornire informazioni predittive, Poi, la parte più importante in questo processo diventa l’allenamento degli algoritmi utilizzati: è infatti altrettanto necessario verificare il funzionamento dell’algoritmo e “allenarlo” sottoponendo dei set di dati che permettano di evidenziarne le performance. L’algoritmo quindi deve essere robusto, in grado di distinguere in modo adeguato i dati anomali e dare a questi la corretta significatività statistica.

In futuro, strumenti in grado di analizzare lesioni sospette della pelle e classificarle in modo corretto potrebbero trovare campi di applicazione non sono in paesi economicamente avanzati, ma anche in quelli in via di sviluppo. Lo strumento, inoltre, potrebbe potenzialmente essere utile per tutti i dermatologi con esperienza limitata, che afferiscono a centri di piccole dimensioni e per i Paesi che possono contare sulla presenza di pochi medici specialisti dermatologi.

Intelligenza artificiale e COVID-19

L’intelligenza artificiale è stata chiamata in causa anche nella lotta al nuovo coronavirus: un articolo sul sito del Council of Europe riassume i maggiori contribuiti forniti dalle scienze computazionali.

L’IA ha supportato la ricerca scientifica sin dalle prime fasi dello scoppio della pandemia. Con il supporto delle nuove tecnologie, è stato possibile accelerare il sequenziamento del genoma, effettuare diagnosi più rapide, analisi con scanner o, più occasionalmente, utilizzare robot di manutenzione e consegna. L’IA sta assistendo i ricercatori per progettare un vaccino: le previsioni sulla struttura del virus generato dall’IA hanno già risparmiato agli scienziati mesi di sperimentazione. Inoltre, è stata utilizzata l’IA per organizzare in modo adeguato le migliaia di pubblicazioni scientifiche sull’argomento prodotte in seguito alla comparsa del virus a Wuhan, in Cina.