Italiani: tutti d’accordo sulle cattive abitudini

di Mario Nejrotti

Il 76,5 % convive con almeno una cattiva abitudine, che mette a rischio la salute. Il 40% ne associa due, l’8,4% ne inanella tre o quattro.

Consumo di alcol, abitudine al fumo, vita sedentaria e sovrappeso son i leader indiscussi del modo di vivere nostrano, alcuni scendono in classifica, ma altri salgono. Nel complesso solo il 23,5% degli italiani non beve, non fuma, è in peso forma e fa una sufficiente attività fisica. Che il problema sia corposo e che coinvolga la maggior parte degli italiani, almeno per queste quattro scelte culturali di molti di noi, che configurano altrettanti fattori di rischio di vario tipo, lo dice l’ISTAT, nel report, pubblicato il 26 luglio 2016: Anno 2015. Fattori di rischio per la salute

Fumo

C’è ancora una maggioranza di non fumatori: il 56,3% non ha mai fumato. Tutti gli altri o stanno continuando a fumare nel 2015 (19,6% della popolazione dai 14 anni in su, 10.300.000 persone) o sono ex (22,8%).

Però il calo dei fumatori dal 2001 ad oggi, anzi a ieri, è considerevole. Erano infatti partiti in quell’anno dal 23,7% per raggiungere i livelli attuali. Donne più virtuose degli uomini.

Sovrappeso

Il sovrappeso è una vera piaga.

Complessivamente il 45,1% della popolazione sopra i 18 anni mangia troppo (il 35,3 % è in sovrappeso e il 9,8% francamente obeso). L’italiano di ambo i generi pingue e con la pancia costituisce un fortissimo gruppo che sbriciolerebbe maggioranze politiche antiche e moderne. I normo peso detengono ancora una risicata maggioranza, il 51,8%, ma sono in calo. I maschi grassi tendono ad aumentare in percentuale più delle femmine, dal 51,2% nel 2001 al 54,8% nel 2015.

Certo giustificazioni culturali ce ne sono per tutti i grassi, anche se non lo dice l’ISTAT: siamo il Paese con la migliore cucina del mondo, anche se sembra il cane che si morde la coda. Ce ne sono di ordine economico: il settore dell’industria alimentare spende fior di quattrini per convincere il consumatore a mangiare a più non posso ed evidentemente con successo. Ce ne sono di ordine sociale: la crisi economica e la crisi delle figure genitoriali. Fenomeni che da un lato spingono ad atteggiamenti compensatori e dall’altro a non avere la forza e l’autorevolezza per educare i piccoli ad una vita sobria, che troppo spesso non è vista come un utile mezzo per mantenere la salute da adulti. Quest’ultima situazione può spiegare in parte perché un bambino italiano su quattro, nel biennio 2014-2015, abbia problemi di peso.

Alcol

Cambia invece l’atteggiamento sociale verso l’alcol, rileva sempre l’ISTAT, tra il 2003 e il 2015 scende la percentuale dei bevitori giornalieri di vino dal 31,1 % al 22,2 %, mentre aumentano i bevitori saltuari dal 37,7% a 42,3%, con un incremento parallelo di coloro che bevono superalcolici fuori pasto, dal 24,8% al 27,9%.

Le categorie che mantengono atteggiamenti contrari a una buona salute si distribuiscono nelle seguenti fasce di età: gli ultrasessantacinquenni, con un grande divario, come sembrerebbe probabile per la cultura da cui proviene questa fascia di età, tra uomini, il 36,4% dei bevitori e donne, il 9% delle bevitrici.

Anche la fascia tra i 18 e 24 indulge ad atteggiamenti con l’alcol potenzialmente pericolosi e tra questi si hanno troppi morti del sabato sera. Anche in questa fascia il divario di genere resta elevato, rispettivamente 23,1% nei maschi e 9,1% nelle femmine, che sembrano più autonome nella decisione.

La fascia adolescenziale, tra gli 11 e i 17 anni, sembra avvicinare invece drammaticamente i generi, rispettivamente 22,4% e 15,6%, in un gioco assurdo all’emulazione e alla voglia di appartenere al gruppo.

Vita sedentaria

Il dato che configura una vera emergenza è certo quello più storicamente trascurato nel nostro Paese e cioè la pratica continuativa di attività fisica, intesa nel suo complesso.

Dal tempo delle ridicole scene dei cinegiornali di regime di ginnastica di massa del periodo fascista, durante il quale per motivi di orgoglio di razza, si tentava, senza nessuna preparazione e cultura e con scarsissimo successo, di diffondere l’immagine di un popolo italiano atletico, sprezzante del sacrificio fisico e marziale, ben poco si è fatto da parte dello Stato per migliorare la situazione. Si pensi alle risicate ore di educazione fisica curricolare della  nostra scuola pubblica.

Ben 23 milioni e 524.000 persone non fanno alcuna attività fisica nel loro tempo libero. Per una volta meno virtuose le donne, sedentarie nel 44,3% , contro un 35,1% negli uomini. Sopra i 65 anni dà forfait quasi il 50% della popolazione, che opta per il divano e le pantofole.

L’esempio conta?

Le responsabilità educative della famiglia restano alte per la diffusione di abitudini non salutari, secondo il rapporto:

fuma il 30% dei giovani fino a 24 anni, se entrambi i genitori sono fumatori; invece solo l’11%, se i genitori non fumano. Si avvicinano al 50% i figli sedentari di genitori sedentari, mentre solo un 7,7% di irriducibili contestatori è sedentario, se i genitori non lo sono. Evidenze analoghe per sovrappeso e consumo di alcol.

Un ultimo dato fa riflettere: tra la popolazione adulta, ipotetica forza lavoro complessiva e sostegno delle fasce deboli, il 52,1 % è a rischio salute per l’associazione di sovrappeso e sedentarietà o per uno di questi fenomeni.