La corsa a un vaccino contro Covid-19: nuove speranze, vecchi quesiti

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Tra pubblicazioni di risultati dei trial e avvio di nuove fasi delle sperimentazioni, la corsa a un vaccino contro COVID-19 procede serrata. E mostra esiti preliminari che fanno ben sperare, sebbene non si abbia ancora alcuna certezza sulla possibilità di ottenere davvero un vaccino efficace o sui tempi che occorreranno. 

Le due sperimentazioni sul Lancet

Su The Lancet compaiono i primi esiti di due trial randomizzati e controllati, di fase 1/2, di due vaccini che, con vettori adenovirali, veicolano nell’organismo il gene della proteina virale spike (quella con cui il virus, SARS-CoV-2, si lega al recettore per infettare la cellula) (1,2). Entrambi i vaccini hanno indotto una buona risposta umorale a 28 giorni dall’inoculo, nonché una buona risposta cellulare con linfociti T. Ed entrambi hanno provocato solo lievi effetti avversi come febbre, affaticamento, mal di testa o dolore nel sito dell’iniezione, in genere alleviati con paracetamolo (una dose più alta di uno dei due vaccini aveva provocato effetti avversi più seri nei test preliminari, e non è stata perciò utilizzata in queste sperimentazioni).

Il primo vaccino, prodotto dalla Oxford University con l’azienda AstraZeneca, è stato sperimentato contro un placebo su un migliaio di volontari 18-55enni, inducendo in oltre il 90% dei vaccinati la produzione di anticorpi neutralizzanti, perdurati nei quasi due mesi di osservazione, e in tutti una risposta con linfociti T. Una seconda dose, somministrata solo a un sottogruppo di partecipanti, ha prodotto in tutti una forte risposta anticorpale con pochi e lievi effetti avversi (1).

L’altro vaccino, prodotto col sostegno della CanSino Biologics di Wuhan in Cina, è stato provato contro il placebo su cinquecento 18-83enni, con risultati abbastanza simili. Gli ultra55enni hanno avuto una risposta umorale un po’ minore, così come chi era già immune all’adenovirus usato come vettore, ma questi fattori non hanno influenzato la risposta cellulare. Non si sono inoltre registrate differenze di risposta fra i due sessi (2).

“Pur con tutte le cautele necessarie, visti anche i piccoli numeri, questi dati fanno ben sperare per la fase 3, quando si vedrà se i vaccini proteggono davvero dall’infezione e se sono sicuri su un numero di persone molto più vasto. È confortante anche aver ottenuto esiti simili da due prodotti diversi per vettori impiegati, località e popolazioni in cui sono stati sperimentati, e saggi analitici usati per valutare la risposta”, hanno commentato sul Lancet Naor Bar-Zeev e William Moss, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora negli Stati Uniti (3).

Altre promesse in fase 3

La fase 3 intanto è già iniziata per altri vaccini. In primis quello sviluppato negli Stati Uniti dalla biotech Moderna, in collaborazione con i National Institutes of Health (NIH). Secondo Anthony Fauci, il direttore dei National Institute of Allergy and Infectious Diseases statunitensi, in prima linea nella lotta al coronavirus, questo vaccino se darà risultati positivi potrebbe essere disponibile già a novembre; se non addirittura, con un colpo di fortuna “improbabile ma non impossibile”, a ottobre.

Il vaccino è basato su RNA messaggero virale, sempre per fare in modo che l’organismo produca la proteina virale spike, e ha stimolato anch’esso la produzione di anticorpi neutralizzanti e linfociti T. Alla luce di questi risultati, pochi giorni fa è stato iniettato ai primi dei 30mila volontari previsti per la fase 3, che si svolgerà negli Stati Uniti, con l’epidemia tuttora in pieno corso. Questo è solo il primo di una serie di vaccini promettenti di cui il governo statunitense nei prossimi mesi promuoverà la sperimentazione di fase 3, su 30mila volontari ciascuno. Condurre le varie sperimentazioni con lo stesso protocollo aiuterà fra l’altro a confrontarne i risultati.

Un’altra sperimentazione di fase 3 è stata avviata a luglio dalle società Pfizer e BioNTech su 30mila volontari, 18-85enni, in svariati paesi quali Stati Uniti, Brasile e Germania. Il candidato è stato scelto fra quattro varianti di un vaccino a RNA, basato sullo stesso principio di quello di Moderna, sperimentate su piccola scala nelle prove preliminari. Per uno dei quattro candidati, che induce la produzione di un frammento della proteina spike, Pfizer ha già pubblicato i dati che dimostrano come sia capace di indurre una risposta contro il virus. Ma, presumibilmente in base a dati propri non ancora pubblicati, per la sperimentazione finale ha scelto un altro dei quattro (BNT162b2), che produce una versione modificata dell’intera proteina anziché un frammento, e sembra dare una risposta più forte. Questo dovrebbe garantire risposte migliori in popolazioni meno sensibili come gli anziani.

Quesiti ancora aperti

“Molto resta da capire sui vari vaccini in sperimentazione: quanto dura la risposta? Come rispondono gli anziani, o chi ha malattie concomitanti?”, si chiedono Bar-Zeev e Moss. E ancora, negli anziani basterà una dose? Una seconda dose aumenta la durata della risposta? La risposta cellulare può offrire già una protezione adeguata, a prescindere da quella umorale?

Infine, osservano i due commentatori, al di là delle questioni cliniche ci sarà bisogno di pianificare una distribuzione equa del vaccino, in base alle esigenze e alle realtà locali: “solo così questi dati preliminari così incoraggianti ci daranno il rimedio globale a cui tutti aspiriamo” (3).

 

Bibliografia

  1. Folegatti PM, Ewer KJ, Aley PK, et al. Safety and immunogenicity of the ChAdOx1 nCoV-19 vaccine against SARS-CoV-2: a preliminary report of a phase 1/2, single-blind, randomised controlled trial. Lancet 2020; S0140-6736(20)31604-4.
  2. Zhu FC, Guan XH, Li YH, et al. Immunogenicity and safety of a recombinant adenovirus type-5-vectored COVID-19 vaccine in healthy adults aged 18 years or older: a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 2 trial. Lancet 2020; S0140-6736(20)31605-6.
  3. Bar-Zeev N, Moss WJ. Encouraging results from phase 1/2 COVID-19 vaccine trials. Lancet 2020; S0140-6736(20)31611-1.