La crisi climatica e Covid-19

Di Luca Mario Nejrotti

 

Gli effetti della crisi climatica mettono a dura prova i sistemi sanitari in tutto il mondo, già compromessi dalla pandemia COVID-19.

Emergenze su emergenze

“Piove sul bagnato” è il caso delle crisi dovute negli USA occidentali ai violenti uragani stagionali, resi più distruttivi dai mutamenti climatici, a cui si associano nuovi focolai d’infezione da COV-2 (vedi).

Le misure preventive passano in secondo piano di fronte all’emergenza e alla necessità di trovare riparo: i rifugi diventano luoghi ideali per la diffusione del virus.

Non bisogna inoltre dimenticare la pressione sulle strutture sanitarie che potrebbero non essere più in grado di far fronte alle legittime esigenze di assistenza sia dei pazienti COVID-19, sia delle vittime dei fenomeni climatici estremi.

Il riscaldamento climatico dovrebbe aiutare a indebolire il virus: dal 2014 al 2019 le estati sono sempre state più calde e il 2020 promette di stabilire un nuovo record, in realtà, tuttavia, gli incendi provocati dall’aumento del calore, per esempio in Arizona, causano l’evacuazione di intere comunità e il conseguente indebolimento delle misure contenitive della pandemia.

Povertà ed emergenze.

Tutte le emergenze, che siano quelle acute della pandemia, oppure quelle più “striscianti” del riscaldamento globale, colpiscono in modo sproporzionato la salute delle persone vulnerabili ed economicamente svantaggiate, comprese quelle colpite dal razzismo strutturale. Questo è vero ovunque, ma più evidente negli USA dove entrambe le crisi sono state testardamente sottostimate.

Correre ai ripari.

A breve termine, per ridurre al minimo la trasmissione di SARS-CoV-2 durante eventi meteorologici estremi intensificati dal clima, dovranno essere modificati i rifugi standard, l’evacuazione e le strategie correlate. Le azioni a lungo termine, con implicazioni per la futura resilienza, implicano un cambio di passo e un pesante impegno per fare fronte alle sfide che le crisi sanitaria e climatica ci imporranno e includono l’assegnazione di priorità ai finanziamenti federali e statali per i piani di mitigazione per prepararci a un futuro di intensificazione del clima estremo ed eventi concomitanti, utilizzando un approccio che tenga conto di tutti i pericoli.

La lezione della pandemia può essere utilmente messa a frutto: le strategie di politica sanitaria che permettono di fronteggiare l’infezione potrebbero funzionare in ogni emergenza sanitaria, con opportuni accorgimenti.

In pratica, potenziare le strutture sanitarie rafforzandone la presenza capillare sul territorio, favorire la diffusione dei servizi di telemedicina, quando adatti, e migliorare, grazie alle tecnologie più avanzate la comunicazione con i pazienti, in particolare con le comunità riconosciute a priori come più vulnerabili, potrebbe aiutare le nazioni a fronteggiare le diverse crisi, per quanto la loro forza combinata possa essere comunque troppo per un sistema che ormai è giunto allo stremo.

Fonti.

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp2022011