“La cura al cittadino riparte in sicurezza”. Il progetto Politecnico-OMCeO Torino prosegue nella sua strada

di Mario Nejrotti

I progetti si distinguono dai proclami perché seguono una road map e raggiungono obiettivi progressivi e verificabili. Troppe volte nella storia d’Italia ai proclami sono seguiti il silenzio e l’oblio.

La cura al cittadino riparte in sicurezza

Invece il progetto costruito da un gruppo di lavoro del Politecnico e dell’OMCeO di Torino, di cui abbiamo parlato su queste pagine qualche tempo fa, , “La cura al cittadino riparte in sicurezza” , ha tutte le carte in regola per essere un lavoro concreto, che mira al miglioramento dell’assistenza  sul territorio ai tempi del COV2.

È infatti iniziata la fase di “beta testing”.

Si tratta di far valutare dai sanitari la fattibilità delle indicazioni elencate nel documento in un periodo di rischio epidemico. I professionisti e gli organizzatori delle strutture territoriali, nello specifico dei poliambulatori specialistici, delle RSA e degli studi della medicina primaria (MMG e Pediatri di Libera Scelta), verificheranno che le linee guida offerte dal gruppo di lavoro misto Politecnico, OMCeO siano effettivamente applicabili e che i cittadini ne abbiano vantaggi maggiori rispetto alle variazioni delle abitudini, consolidate negli anni, di accesso e fruizione dei servizi.

L’obiettivo di questa collaborazione con il Politecnico di Torino è fornire una serie di indicazioni a disposizione di medici, operatori sanitari e cittadini su come ridurre al massimo i rischi di contagio – spiega il presidente Omceo Torino Guido Giustetto -. Le attività di beta test con l’Asl To5, con le strutture sanitarie e i medici che hanno aderito, e che ringrazio, ci consentiranno di aggiornare e migliorare il documento in base ai risultati ottenuti”.

Una rivoluzione obbligata

Non si tratta solo di introdurre procedure prudenti, ma anche di cambiare abitudini di accesso alle cure, che da decenni sono radicate nell’opinione pubblica e nella pratica professionale, consolidate da una cultura che va dai romanzi, al cinema.

I luoghi di accesso al SSN che dovrebbero cambiare in modo drastico e più evidente per tutta la popolazione sono gli studi dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta.

Dallo spazio che proprio a questo settore particolare viene dato sulle testate generaliste in questi giorni si capisce quale “rivoluzione” culturale sottendono le indicazioni dell’OMCeO e del Politecnico.

Che cosa cambierà?

Incominciamo dall’organizzazione delle sale d’attesa.

Pochi posti a sedere, arrivo scaglionato e ingresso contingentato, attività sanitaria esclusivamente su appuntamento, ingresso nella sala di un solo soggetto, salvo casi di necessità, mascherina e poi silenzio obbligatorio, niente riviste e giornali spiegazzati e strappati. Probabilmente sarà obbligatorio per mantenere il silenzio non rispondere neanche al telefono, per evitare la diffusione del droplet.

Per quanto riguarda le visite, il dato positivo è che ci sarà maggior tempo dedicato al singolo paziente, ma i periodi di visita clinica si allungheranno decisamente, anche per la necessità di sanificare superfici e ambienti tra un paziente e l’altro. Anche la sostituzione periodica dei Dispositivi di Protezione Individuale di medici e personale prenderà tempo.

La pazienza sarà indispensabile.

L’assistenza da remoto e la telemedicina sarà usata in tutte le occasioni in cui la presenza non sia strettamente necessaria e le visite domiciliari saranno regolate da procedure di sicurezza.

Tutto ciò porterà ad una minore diffusione di malattie infettive, compreso il COV2 e aumenterà la possibilità per i medici di seguire meglio ciascun singolo caso clinico e il paziente nel suo complesso.

Tutto per il meglio dunque?

Non è così scontato. Potranno esserci effetti collaterali che occorrerà ponderare con serenità da parte sia dei cittadini sia dei medici.

L’accesso libero agli studi di medicina primaria, anche se mitigato già da parecchi anni dal diffondersi della buona pratica delle prenotazioni, è una delle sue caratteristiche di riconoscibilità, perché il paziente, in caso di necessità, negli orari di apertura, poteva presentarsi liberamente. Certamente una percentuale non piccola della popolazione, specie anziana, potrebbe subire come una riduzione della fruibilità, queste nuove procedure.

Ma anche la necessaria riorganizzazione delle sale d’attesa  potrebbe essere mal vissuta dai pazienti, che spesso trovavano nel personale di segreteria e negli altri pazienti una occasione di socializzazione, a interrompere giornate di snervante solitudine.

L’attesa di un addetto all’esterno dello studio, poi, e l’abolizione degli apri porta automatici, potranno creare disagi, più facilmente negli studi gestiti da un medico da solo, anche se questa organizzazione sta drasticamente diminuendo.

Il medico al telefono

Fino a poco tempo fa il medico “che curava per telefono” aveva una minore considerazione da parte dell’opinione pubblica e da parte di associazioni di cittadini e malati.

Ora il teleconsulto e la telemedicina, tenderanno ad occupare un posto rilevante nell’assistenza, senza nulla togliere alla qualità o compromettere le regole deontologiche, di contratto e convenzione.

La diagnostica e il controllo nel tempo di una parte importante delle patologie non necessita di contatto fisico e la gestione da remoto snellisce molto le procedure assistenziali, anche se può essere vissuta erroneamente dalla popolazione come diminuzione dell’attenzione e della disponibilità degli operatori sanitari.

Un progetto accolto con entusiasmo

Tutti gli attori coinvolti  in questa sperimentazione l’hanno accolta con favore, dai quindici medici di medicina primaria, provenienti da tutta la provincia, al direttore generale dell’Asl To5, Massimo Uberti, che ha messo a disposizione il poliambulatorio specialistico e una RSA a gestione diretta, ai medici specialisti, come rimarca il dottor Fernando Muià, consigliere Omceo e specialista ambulatoriale, fino al professor Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino, che si dice estremamente soddisfatto di questa collaborazione.

Dalla sperimentazione verranno indicazioni importanti, che renderanno più fruibili e aderenti alla pratica possibile le linee guida proposte.

“Ritengo che sia un progetto di grande importanza – commenta la dottoressa Silvia Gambotto, pediatra e coordinatrice della commissione Epidemiologia, Prevenzione ed Educazione dell’Ordine dei Medici -. Aver previsto, contestualmente all’andamento dell’epidemia, raccomandazioni differenziate per le diverse realtà, ognuna con le proprie esigenze, è di estrema utilità e ci aiuterà a risolvere molti problemi pratici”.

Un continuo feedback tra sperimentatori e il gruppo misto permetterà di giungere ad una versione condivisa e utile per l’assistenza del territorio in sicurezza.

Sarà interessante registrare anche le reazioni e i suggerimenti degli utenti, per ottenere la massima collaborazione dalla popolazione e raggiunger più compiutamente gli obiettivi che questo progetto si prefigge.

 

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