La diffusione del gioco d’azzardo tra gli studenti e gli strumenti per la prevenzione

Di Sara Boggio 

A metà maggio è stato pubblicato il report del progetto ESPAD®Italia sulla diffusione del gioco d’azzardo tra gli adolescenti. Il progetto di raccolta dati, iniziato nel 2008, è condotto annualmente dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) e coordinato da Sabrina Molinaro, ricercatrice del reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell’Ifc. Il campione di giovani di cui sono state analizzate le abitudini al gioco è costituito da studenti dai 15 ai 19 anni. I dati sono stati raccolti tramite un questionario anonimo nel 2016 (vedi).

Il profilo del giocatore studente, minore o neomaggiorenne, corrisponde secondo il report a queste caratteristiche: in prevalenza è maschio, predilige i giochi più economici come Gratta&Vinci, “seguiti da scommesse sportive, Bingo, Totocalcio, Lotto, New slot machine/Vlt (Video lottery terminal) e casinò online”, gioca nei bar/tabacchi oppure da casa (37%), nelle sale scommesse (29%) o nelle sale giochi (11%).

Il dato di maggior rilievo sono alcuni segnali di inversione del trend rispetto agli anni scorsi: dal 47% di adolescenti giocatori tra il 2009 e il 2011 si è passati a meno del 40%. In lieve diminuzione anche le percentuali di giocatori con un “profilo di gioco definibile a rischio e problematico: i primi sono passati dal 14-15% degli anni 2009-2010 all’11% nel 2016, mentre negli stessi anni i [giocatori] problematici sono scesi dal 9% all’8%”.

Sottolinea la coordinatrice della ricerca che “Le cifre restano comunque importanti, considerato tra l’altro che per i minorenni il gioco d’azzardo è illegale, e si legano all’estrema facilità con cui i giovanissimi riescono a entrare in contatto con i luoghi adibiti”. La diminuzione dei punti percentuali corrisponde infatti a un numero complessivo di “circa un milione di 15-19enni”.

Il fenomeno meno controllabile è il gioco d’azzardo via web, accessibile potenzialmente sempre e ovunque. Secondo l’indagine, coinvolge il 20% dei giocatori (circa 200.000 studenti), “tra i quali troviamo la maggioranza di quelli con comportamento di gioco problematico (63%)”. Per quanto riguarda la percezione del rischio, gli studenti attribuiscono il primo posto a New slot machine/Vlt e Poker Texano, quindi alle scommesse sportive, Gratta&Vinci e lotto.

Il report conclude evidenziando l’importanza delle misure preventive attivate (“da scuola, famiglia e altre agenzie responsabili dell’educazione dei giovani”) e la necessità di continuare a sostenerle. Tra queste il numero verde per il gioco d’azzardo patologico (la cui attivazione varia però da regione a regione), i servizi per le dipendenze delle aziende sanitarie (di competenza dei SerT) e anche i programmi di prevenzione delle scuole superiori, che dal 2009 a 2016 hanno registrato un aumento dal 4 al 27%.

Proprio sui metodi di prevenzione attivati negli istituti scolastici, Medicina delle Dipendenze-Italian Journal of Addiction – organo ufficiale della Società Italiana Tossicodipendenze con il patrocinio del Ministero della Salute e del Dipartimento Politiche Antidroga – ha pubblicato nel 2012 uno studio con lo scopo di analizzare le strategie preventive rivolte agli studenti e individuare strumenti evidence-based (vedi; il pdf della rivista, un monografico dedicato al gioco d’azzardo patologico in Italia, è invece disponibile qui). Lo studio è firmato da Daniela Capitanucci (vedi), psicoterapeuta esperta in ludopatia e presidente onorario dell’AND (Associazione di promozione sociale sull’azzardo e le nuove dipendenze: vedi).

La criticità di partenza, rileva lo studio, è che i programmi di prevenzione della dipendenza da gioco d’azzardo rivolti ai giovani sono stati “realizzati in modo disomogeneo, a volte anche al di fuori di linee guida codificate basate su protocolli di efficacia validata”. Sono quindi stati analizzati quattro programmi preventivi, attuati tra il 2006 e il 2011, e caratterizzati da metodologie, obiettivi ed esiti tra loro molto diversi. La conclusione di questa ricerca è che, a fronte delle notevoli disparità di efficacia, sia necessario affidare i programmi di prevenzione “a enti qualificati nella materia e privi di conflitto di interessi, che usino metodi sperimentali e si avvalgano nella formulazione delle più accreditate competenze scientifiche” nell’ambito in questione.

 

 

Immagine di apertura: Cala la notte n. 22, Gec, 2012 (serie realizzata con 12.000 “Gratta e Vinci” usati, raccolti nell’arco di sei mesi. Il progetto è stato realizzato come campagna di sensibilizzazione sulla ludopatia)