La pistola fumante: correlazioni tra possesso di armi da fuoco e suicidi negli USA

Di Luca Mario Nejrotti

Uno studio statistico sostiene quanto intuitivamente sembrerebbe logico: i possessori di armi da fuoco sono più soggetti a suicidi negli USA.

Armi d’elezione.

I tentativi di suicidio sono spesso atti impulsivi, motivati da crisi di vita transitorie. La maggior parte dei tentativi non è fatale, e la maggior parte delle persone che falliscono il suicidio una volta, non lo ripetono. Se un tentativo di suicidio possa essere fatale dipende fortemente dal metodo usato, e le armi da fuoco sono estremamente letali.

Su questa base si focalizza l’attenzione sull’accesso alle armi da fuoco come fattore di rischio per il suicidio, in particolare negli Stati Uniti, che hanno il tasso più elevato di armi da fuoco di proprietà civile rispetto a qualsiasi altro paese e che hanno uno dei più alti tassi di suicidio con armi da fuoco. Nel 2018, 24.432 suicidi con armi da fuoco sono avvenuti negli Stati Uniti. Le pistole sono usate in circa tre quarti dei suicidi con armi da fuoco. Nell’insieme degli studi precedenti, le prove indicano che il rischio di suicidio è tre volte più elevato quando vi è accesso alle armi da fuoco rispetto a quando non ce n’è: si tratta di tassi più alti di suicidio con armi da fuoco, non di suicidio con altri metodi.

Una valutazione approfondita.

Gli studi precedenti hanno sempre identificato la disponibilità di armi da fuoco come un fattore di rischio per il suicidio. Tuttavia, si trattava di ricerche di dimensioni relativamente ridotte: le stime variavano ampiamente e nessuno studio aveva cominciato l’analisi dall’inizio della proprietà delle armi.

Una ricerca recente, pubblicata sul New England Journal of Medicine (vedi), ha registrato le acquisizioni e le morti per colpo di pistola in una coorte di 26,3 milioni di uomini e donne residenti in California, di età pari o superiore a 21 anni, che non avessero precedentemente acquistato armi da fuoco. I membri della coorte sono stati seguiti per un massimo di 12 anni e 2 mesi (dal 18 ottobre 2004 al 31 dicembre 2016). In questo periodo è stata stimata la relazione tra la proprietà della pistola e la mortalità per tutte le cause e il suicidio (con armi da fuoco e con altri metodi) tra uomini e donne. L’analisi ha permesso di valutare il rischio base all’interno del contesto sociale e ambientale ed è stato adattato per età, razza ed etnia e proprietà di fucili o fucili da caccia, del resto, però altri fattori sfuggono alla valutazione statistica, per ammissione degli stessi autori, come per esempio, l’incidenza di patologie psicologiche e psichiatriche nella popolazione esaminata: il problema dei suicidi è estremamente complesso e rende necessaria una valutazione che integri innumerevoli fattori.

I risultati.
Sul totale, 676.425 membri della coorte acquisirono una o più pistole nel periodo considerato e 1.457.981 sono morti; di questi 17.894 sono morti per suicidio, di cui 6.691 erano suicidi per arma da fuoco. I tassi di suicidio con qualsiasi metodo erano più alti tra i proprietari di pistole, con tassi molto più alti di suicidio per arma da fuoco tra i possessori maschili e femminili di pistole. I proprietari, in realtà, non avevano tassi più elevati di suicidio con altri metodi o mortalità per tutte le cause. Il rischio di suicidio per arma da fuoco tra i proprietari di pistole ha raggiunto il picco immediatamente dopo la prima acquisizione, ma il 52% di tutti i suicidi per arma da fuoco tra i proprietari di pistole si è verificato più di un anno dopo l’acquisizione: in generale, quest’analisi così estesa, pur non entrando nel dettaglio conferma il nesso tra l’accesso alle armi da fuoco e la diffusione dei suicidi con le stesse.

Fonti.

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMsa1916744

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