La popolazione terrestre dovrebbe diminuire entro il 2100

Di Luca Mario Nejrotti

Dopo secoli di crescita continua, la popolazione umana dovrebbe raggiungere il picco a cavallo della metà del XXI secolo per cominciare e diminuire entro il 2100.

Riduzione della fertilità.

Secondo un recente studio pubblicato su “The Lancet” (vedi e vedi), a fronte della riduzione diffusa e sostenuta della fertilità, la popolazione mondiale raggiungerà probabilmente il picco nel 2064 arrivando a circa 9,7 miliardi, per poi scendere a circa 8,8 miliardi entro il 2100 – circa 2 miliardi in meno rispetto alle stime precedenti.

Grazie a nuovi modelli predittivi della natalità, della mortalità e delle migrazioni, i ricercatori hanno potuto prevedere che nel 2100 183 delle 195 nazioni avranno tassi di fertilità totali (TFR) al di sotto del “livello di sostituzione” di 2,1 nascite per donna. Ciò significa che in questi paesi le popolazioni diminuiranno a meno che la bassa fertilità non sia compensata dall’immigrazione.

L’importanza della previdenza.

Comprendere i potenziali modelli nei futuri livelli della popolazione è cruciale per anticipare e pianificare il cambiamento delle strutture per età, delle risorse e delle esigenze di assistenza sanitaria e dei contesti ambientali ed economici. I futuri modelli di fertilità sono una variabile fondamentale per la stima della futura dimensione della popolazione, ma sono avvolti da sostanziali incertezze a causa delle diverse metodologie di stima e previsione, che portano a importanti differenze nelle proiezioni della popolazione globale. Il cambiamento delle dimensioni della popolazione e della sua composizione per età potrebbe avere profondi impatti economici, sociali e geopolitici in molti paesi. Lo studio pubblicato da “the Lancet”, sviluppa nuovi metodi per prevedere mortalità, fertilità, migrazione e popolazione. Sono anche stati valutati  i potenziali effetti economici e geopolitici dei futuri cambiamenti demografici.

Le nuove previsioni demografiche contrastano con le proiezioni di “continua crescita globale” da parte della Divisione della Popolazione delle Nazioni Unite e mettono in evidenza le enormi sfide sulla crescita economica portate da una forza lavoro in calo, dall’alto onere per i sistemi di assistenza sanitaria e sociale di una popolazione che invecchia e l’impatto sulle dinamiche di potere globale collegate ai cambiamenti nella popolazione mondiale.

La preoccupazione dei ricercatori, quindi, si concentra sull’inevitabile riduzione della forza lavoro abile adulta, che si prospetta in questo scenario: se si vorrà mantenere l’attuale sistema economico produttivo per molte nazioni si renderà necessario adottare politiche che favoriscano l’immigrazione rendendola più libera e agile. Tutto questo mantenendo le politiche che favoriscono la salute riproduttiva della donna (e la conseguente riduzione strutturale del TFR) potrebbe servire soltanto a posticipare il problema guadagnando il tempo necessario a studiare radicali soluzioni alternative.

I risultati.

Con queste nuove metodologie si stima che la popolazione globale dovrebbe raggiungere il picco nel 2064 con 9,73 miliardi per scendere a 8,79 miliardi nel 2100. I risultati suggeriscono anche una struttura dell’età mutevole in molte parti del mondo, con 2,37 miliardi individui di età superiore ai 65 anni e 1,70 miliardi di individui di età inferiore a 20 anni, previsti a livello globale nel 2100. I diversi scenari alternativi suggeriscono che le continue tendenze nel raggiungimento dell’istruzione femminile universale e l’accesso alla contraccezione accelereranno il declino della fertilità e rallenteranno la crescita della popolazione. Un TFR inferiore al livello di sostituzione si verificherà in molti paesi, tra cui Cina e India, e ciò avrebbe conseguenze economiche, sociali, ambientali e geopolitiche fondamentali. Le opzioni politiche per adattarsi alla continua bassa fertilità, pur sostenendo e migliorando la salute riproduttiva femminile, saranno cruciali negli anni a venire.

Sul piano geopolitico, infatti, l’Africa e il mondo arabo (le uniche regioni del mondo che secondo queste previsioni vedranno un incremento della popolazione) daranno forma al nostro futuro, mentre l’Europa e parte dell’Asia diminuiranno loro influenza. Nel corso del XXI secolo, il mondo diverrà multipolare, con India, Nigeria, Cina e Stati Uniti come potenze dominanti. Per i ricercatori “Questo sarà veramente un nuovo mondo, uno per il quale dovremmo prepararci oggi.”

Fonti.

https://www.thelancet.com/pdfs/journals/lancet/PIIS0140-6736(20)30677-2.pdf

https://www.sciencedaily.com/releases/2020/07/200715150444.htm