La riapertura delle scuole, le due facce della medaglia

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

In alcuni stati della Germania migliaia di studenti sono tornati a scuola il 3 agosto. Alcune hanno riaperto le porte in un contesto in cui i contagi stanno di nuovo aumentando. Le mascherine non sono obbligatorie. Quello della riapertura delle scuole è un tema molto discusso e controverso. Quale la scelta giusta da fare? Cosa dicono le evidenze?

A distanza di alcuni mesi dalla decisione, da parte di moltissime nazioni in tutto il mondo, di chiudere le scuole di qualsiasi ordine e grado, per rallentare la diffusione del virus Sars-CoV-2, il dibattito adesso si focalizza sulla ripresa delle attività didattiche a settembre e dei rischi ad essa associati. Una misura restrittiva di questo tipo ha dato i suoi risultati in termini di controllo dell’epidemia. Per esempio uno studio, recentemente pubblicata sul JAMA (1), stima che negli Stati Uniti la chiusura delle scuole abbia contribuito ad evitare circa 40.600 decessi in due settimane e 1,37 milioni di casi Covid-19 in meno nell’arco di 26 giorni durante la primavera del 2020. Da sottolineare che si tratta di una stima e come tale deve essere letta e valutata tenendo in considerazione che diversi altri fattori potrebbero concorrere alla mitigazione del virus.

Una prossima riapertura necessita comunque di un’analisi costi-benefici complessa che tenga in considerazioni anche gli effetti collaterali da cui non esente la sospensione dell’attività scolastica residenziale. Le conseguenze più evidenti che hanno interessato gli studenti fuori dal contesto educativo si sono osservate in termini di disuguaglianze sociali e sicurezza dell’ambiente domestico.

Gli effetti collaterali

La chiusura a lungo delle scuole può avere conseguenze sociali dannose per quei bambini che vivono in condizioni familiari disagiate. I bambini di famiglie a basso reddito vivono spesso in condizioni che rendono difficile la scuola a distanza. Gli ambienti di apprendimento online richiedono la presenza di un computer e di una connessione internet stabile, che spesso vengono a mancare. Questo significa che la didattica a distanza non ha raggiunto tutti i 9 milioni di studenti che hanno interrotto la scuola, alcuni di quelli provenienti da famiglie con difficoltà socio-economiche e culturali hanno interrotto la loro istruzione. Gli ultimi dati Istat, riferiti al biennio 2018-2019, confermano che in Italia in media il 33,8% delle famiglie non ha un computer in casa e il 41,9% dei minori vive una condizione di sovraffollamento delle proprie abitazioni (2). Negli Stati Uniti, al momento il paese con il più alto numero di contagi di Covid-19, la situazione è anche peggiore, le stime suggeriscono che uno studente su dieci è senzatetto oppure ha serie instabilità abitative (3). Inoltre, come riporta un articolo di Science (4), si è registrato anche un aumento dei casi di abuso su minore, dal momento che “il personale scolastico è stato impossibilitato a riconoscere e individuare i primi segnali delle violenze domestiche”. Non meno importante, “l’educazione virtuale” proseguono “ha lasciato molti genitori a destreggiarsi tra il proprio lavoro e la cura dei figli”.

Un ulteriore aspetto negativo riguarda l’alimentazione. Numerose evidenze mostrano come il pranzo a scuola sia associato a rendimenti migliori a livello scolastico, mentre una dieta irregolare o semplicemente non sana può determinare, oltre ad un basso rendimento, dei rischi per la salute fisica e per il benessere mentale dei ragazzi in giovane età (3). I dati dell’Eurostat al 2018 mostrano che il 7,4% della popolazione europea non può permettersi un pasto completo con proteine derivanti da carne e pesce o un equivalente vegetariano (5). È evidente quindi che la scuola, per molti bambini, non è solo un luogo in cui imparare, ma anche un luogo in cui mangiare in modo sano.

Dunque continuare a mantenere le scuole chiuse per un periodo di tempo illimitato (o anche solo per il resto della stagione autunnale) può arrecare notevoli danni ai bambini. A confermarlo è anche Jennifer Nuzzo, epidemiologa della Bloomberg School of Public Health della Johns Hopkins University, che suggerisce di avere “una visione comprensiva dell’impatto delle chiusure scolastiche sui bambini e sulle nostre famiglie, perché i danni provocati possono superare quelli causati dal virus” (6). Dunque, il dibattito scientifico riguardo la reale efficacia della chiusura delle scuole è ancora aperto (4).

L’opinione dell’epidemiologa statunitense è ampiamente condivisa, ma si incontra nel dibattito attuale con i ricercatori che invece temono i nuovi focolai che potrebbero verificarsi tra i più piccoli alla ripresa delle attività didattiche, nonostante si osservino le misure di riduzione del rischio, attraverso linee guida specifiche di cui Torino Medica ha già discusso (vedi articolo “Le linee guida per il rientro a scuola autunnale”).

Cosa dicono le evidenze

Da una prima overview (in press), prodotta dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio Asl Roma 1, delle revisioni sistematiche disponibili sull’argomento risulta molto difficile trarre conclusioni definitive sul virus nella popolazione infantile e adolescenziale (e sull’impatto della chiusura della scuola sul controllo dei focolai) poiché i dati sono pochi, contraddittori e di qualità variabile. Tuttavia, “tutte le informazioni disponibili sono concordanti nel dimostrare che i bambini e gli adolescenti rappresentano una piccola percentuale di pazienti con malattia sintomatica e che la gravità della malattia è lieve o moderata nella stragrande maggioranza dei casi”. Inoltre, i bambini e gli adolescenti non sembrano essere il principale veicolo di contagio. Pertanto, “i potenziali benefici della chiusura della scuola devono essere attentamente valutati rispetto ai noti effetti negativi rilevati sulla salute fisica e mentale dei bambini e degli adolescenti e sul loro impatto nell’aumentare le diseguaglianze sociali” (7).

Anche nell’articolo di Science si legge che “i primi dati provenienti dai paesi europei suggeriscono che il rischio per la comunità in generale è ridotto. Almeno quando i tassi di infezione locale sono bassi, l’apertura delle scuole, rispettando alcune precauzioni, non sembra causare un salto significativo nelle infezioni” (4).

La scuola al centro del dibattito

“Se (e come) riaprire le scuole primarie non è solo una questione scientifica e tecnocratica, ma anche emotiva e morale”, scrive il New England Journal of Medicine. “Il senso di responsabilità verso i bambini – per lo meno, per proteggerli dalle vicissitudini della vita, incluso il cattivo processo decisionale degli adulti che permettono alle infezioni mortali di sfuggire al controllo – è fondamentale per la collettività. Le aspettative nei confronti del personale scolastico sono altrettanto importanti a livello emotivo e morale. Non è un caso che la maggior parte degli insegnanti della scuola elementare siano donne che dovrebbero sacrificarsi “per il bene dei bambini”. Le chiusure scolastiche hanno anche portato un’ingiustizia sociale, economica e razziale, con bambini e famiglie emarginate. Per tutti questi motivi, le decisioni relative alla riapertura delle scuole rimangono complesse e controverse” (8).

Anche un’editoriale del JAMA (9) considera che il problema della chiusura e riapertura delle scuole abbia delle profonde implicazioni etiche, economiche, sanitarie e sociali. E, riferendosi al contesto statunitense, commenta “la decisione riguardante la riapertura delle scuole a settembre potrebbe essere una delle maggiori sfide che gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare da generazioni”. Inoltre aggiunge che raramente c’è stato un momento così importante di discussione aperta e collaborazione con l’obiettivo di raggiungere un consenso sulla riapertura delle scuole, proteggendo al contempo la salute e il benessere di studenti ed educatori durante la pandemia di Covid-19.

“Le agenzie federali – concludono gli autori dell’editoriale – dovrebbero dare la priorità ai finanziamenti per la ricerca che facilita l’apprendimento rapido. Offrire alle scuole il supporto di cui hanno bisogno per affrontare Covid-19 potrebbe portare ad ambienti sicuri, sani e fiorenti per bambini e ragazzi”. In definitiva, riconoscere l’educazione scolastica come un fattore determinante per la salute (9).

 

Bibliografia

 

  1. Donohue JM, Miller E. COVID-19 and School Closures. Published online July 29, 2020. doi:10.1001/jama.2020.13092
  2. Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi. Istat, 06 aprile 2020.
  3. Van Lancker W, Parolin Z. Covid-19, school closures, and child poverty: a social crisis in the making. Lancet Public Health. 2020;5(5):e243-e244. doi:10.1016/S2468-2667(20)30084-0
  4. Couzin-Frankel J, Vogel G, Weiland M. School openings across globe suggest ways to keep coronavirus at bay, despite outbreaks. Sciencemag, Jul. 7, 2020
  5. Living conditions in Europe – material deprivation and economic strain. Eurostat, May 2020.
  6. Goldstein D. Research shows students falling months behind during virus disruptions. New York Times, 5 giugno 2020.
  7. Minozzi S, Mitrova Z, Amato L, et al. Covid-19 tra bambini e adolescenti e impatto della chiusura delle scuole sul controllo della pandemia. (In press)
  8. Levinson M, Cevik M, Lipsitch M. Reopening Primary Schools during the Pandemic. N Engl J Med, 29 luglio 2020.
  9. Auger KA, Shah SS, Richardson T, et al. Association Between Statewide School Closure and COVID-19 Incidence and Mortality in the US. Published online July 29, 2020. doi:10.1001/jama.2020.14348