La scuola è uguale per tutti? Non in pandemia

Di Luca Mario Nejrotti

 

L’epidemia da COVID-19 ha mostrato chiaramente la fragilità dei diritti civili finora conquistati a livello globale: tra questi la parità di accesso all’istruzione.

La scuola non è per tutti.

I governi di tutto il mondo sono ricorsi alla chiusura delle scuole come misura preventiva contro la diffusione del COV2. Secondo l’UNESCO, a livello globale, questi provvedimenti hanno interessato il 90% di tutti gli studenti, tra cui oltre 800 milioni di ragazze. Nei paesi a basso reddito, per la parte femminile del corpo studentesco è già un problema accedere a un’istruzione che non sia basilare e le ragazze, nel trattare le conseguenze della pandemia di COVID-19 devono essere considerate una categoria vulnerabile da questo punto di vista (vedi).

L’aggravarsi di problematiche pregresse.
Come l’infezione è più pericolosa per le persone che presentano altre malattie concomitanti, la pandemia tende ad aggravare situazioni già problematiche a livello sociale ed economico.

L’accesso universale all’istruzione, uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile, è sempre stato ostacolato da almeno due fattori, presentati in un recente articolo pubblicato su the Lancet.

Il primo problema riguarda gli aspetti della salute sessuale e riproduttiva: le ragazze adolescenti potrebbero abbandonare in modo sproporzionato la scuola a causa di un aumentato rischio di sfruttamento sessuale, gravidanza e matrimonio (forzato); per esempio, le chiusure scolastiche durante l’epidemia di Ebola sono state associate a un aumento delle gravidanze adolescenziali.
Una volta riaperte le scuole, a molte “ragazze visibilmente incinte” fu proibito di tornare a scuola. Con la chiusura delle scuole in tutto il mondo, nelle nazioni dove prevale lo stigma intorno alle gravidanze adolescenziali, probabilmente, si verificherà un aumento dei tassi di abbandono scolastico da parte di ragazze adolescenti che siano rimaste incinte o siano state sposate.

Economia domestica.

La seconda questione riguarda gli aspetti socioeconomici: le studentesse potrebbero trascorrere meno tempo a studiare o potrebbero abbandonare la scuola a tassi più elevati rispetto ai ragazzi a causa di un aumento sproporzionato del lavoro domestico non retribuito. Già prima della pandemia, le ragazze dai 5 ai 14 anni trascorrevano il 40% di tempo in più rispetto ai ragazzi dedicandosi ai lavori domestici.
Man mano che le ragazze restano a casa a causa della chiusura delle scuole, il loro carico di lavoro domestico potrebbe aumentare, con il risultato di impiegare più tempo ad aiutare a casa invece che studiare. Superata l’emergenza, ciò potrebbe incoraggiare i genitori, in particolare quelli che attribuiscono un valore inferiore all’istruzione delle ragazze, a tenere le figlie a casa anche dopo la riapertura delle scuole.

Assistenza domiciliare.

Inoltre, la ricerca mostra che le ragazze rischiano di abbandonare la scuola quando manca assistenza in famiglia perché in genere devono (almeno parzialmente) sostituire il lavoro svolto dal caregiver mancante, che potrebbe essere assente per cause di lavoro, malattia o morte correlati a COVID-19.

Pertanto, dopo l’attuale pandemia di COVID-19, potremmo vedere più ragazze che ragazzi che aiutano a casa, restando indietro con lo studio e abbandonando la scuola.

Nuovi fattori di rischio.
Il post-pandemia deve tenere conto del fatto che la COVID-19 potrebbe aver rafforzato le disparità di genere nell’istruzione e indebolito l’emancipazione delle ragazze smorzando qualsiasi progresso già fatto, in particolare nei paesi a basso reddito. Le politiche future dovranno partire dal presupposto che gli effetti collaterali delle chiusure scolastiche possono avere allargato il divario scolastico tra ragazze e ragazzi.

La “ripartenza” dovrebbe avere una prospettiva di genere nella ricerca di risposte politiche, affrontando sia la questione della salute sessuale e riproduttiva sia le problematiche socioeconomiche, compreso il lavoro domestico non retribuito e le attività di assistenza, che spesso sfuggono alle valutazioni sulle disparità di genere, per riportare le ragazze a scuola dopo le misure per contenere la pandemia di COVID-19.

Fonti.

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31377-5/fulltext